La bufala della censura di Cappuccetto Rosso nelle scuole di Francia

Posted on 9 ottobre 2015

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Il titolo del Messaggero non lascia dubbi «Cappuccetto Rosso vietato ai bambini, è sessista: bandito dai testi scolastici», ma la realtà è ben diversa, anche se quello che racconta il Messaggero si ritrova più o meno identico sul Giornale, La Stampa e altre testate che, con varie sfumature ( [1] [2] [3] [4], affermano che la ministra competente avrebbe messo al bando o chiesto di mettere la bando le fiabe tradizionali, citando in particolare Cappuccetto Rosso. L’articolo del Messaggero procede affermando:

Cappuccetto Rosso sessista e nel mirino del governo che lo ‘elimina’ dai libri di scuola: sembra incredibile, ma è successo davvero . A Parigi, la ministra dell’Istruzione, Najat Vallaud-Belkacem, ha annunciato la caccia agli stereotipi di genere nei manuali scolastici. Nel mirino è finita la favola di ‘Cappuccetto rosso’.

I nuovi programmi delle elementari, ha avvertito la pupilla di Francois Hollande, «sono un’occasione importante per migliorare i libri di scuola prevenendo stereotipi discriminazioni che alimentano l’ineguaglianza tra gli alunni». Per farlo, racconta oggi Le Figaro, l’esponente del Parti socialiste si è affidata a uno studio del centro Hubertine Auclert, un’associazione parigina impegnata per la parità tra i sessi, secondo cui «numerose favole della cultura popolare», come appunto Cappuccetto Rosso, Cenerentola o Hansel e Gretel, sono spesso «imbottite di rappresentazioni sessiste».

Nell’articolo di Le Figaro a cui si fa riferimento, però non c’è scritto che Cappuccetto Rosso sia stato vietato, s’annuncia sì «la caccia agli stereotipi di genere nei manuali scolastici», ma i manuali scolastici non sono fiabe e racconti e da nessuna parte s’afferma che alcuni di questi saranno vietati. Andando alla fonte originale si rintraccia una pagina riassunto con il lancio: «Le Petit Chaperon rouge serait trop sexiste» (Cappuccetto Rosso sarebbe troppo sessista) che rimanda con un link a un pezzo che scende nel dettaglio ed è intitolato «Maman cuisine, papa bricole : du sexisme dans les manuels de CP», nel quale si parla dello studio del centro Hubertine Auclert e se ne illustrano le conclusioni con l’ausilio di diversi grafici. L’articolo conclude ricordando le raccomandazioni del centro, che non prevedono la messa al bando di alcun libro, ma al contrario:

«Lo studio invita a moltiplicare gli esempi positivi, come quello della «bambina che si libera dagli stereotipi» e ad associare questa questione alla problematica più ampia delle discriminazioni secondo l’origine o la classe sociale».

Lo studio ha infatti notato che c’è anche una certa abbondanza di re e nobili che si dilettano in crudeltà ai danni d’inermi poveretti, oltre alla drammatica assenza di rappresentazioni positive delle diversità e al marcatissimo sessismo. In nessuno dei due pezzi si parla una sola volta di vietare Cappuccetto Rosso o qualsiasi altro libro, tantomeno si annuncia che qualcuno «lo ‘elimina’ (tra virgolette nel Messaggero) dai libri di scuola». L’analisi del Centro Hubertine Auclert invece certifica l’ovvio, che favole vecchie di secoli non tengono conto di una realtà sociale oggi molto diversa, ma non ne chiede la messa al bando e nemmeno lo ha mai fatto la ministra, figurarsi disporre davvero una tale censura. L’associazione suggerisce di aggiungere altri testi a quelli tradizionali e la ministra parla semplicemente di dare una rinfrescata ai -manuali- scolastici nei programmi come nel linguaggio. Nessuno ha mai parlato di mettere al bando dei libri e nessuno ha nemmeno mai preso di mira Cappuccetto Rosso criticandolo come testo dannoso. Cappuccetto Rosso ce lo ha messo Le Figaro, citandolo ad esempio di fiaba sessista, ma nessuno dei virgolettati di Le Figaro si riferisce a Cappuccetto Rosso. Un rapido giro su Google.fr fornisce la definitiva conferma, se la ministra ha vietato Le Petit Chaperon rouge nelle scuole della Repubblique, non se n’è accorto nessuno o non interessa a nessuno, in Francia è una notizia che non esiste, e non solo perché il fatto che quelle fiabe siano sessiste è ovvio e non lo discute nessuno.

Resta da capire come e per mano di chi, passando da un titolo di Le Figaro alla traduzione in italiano del Messaggero e di altre testate, sia spuntata la messa al bando delle favole tradizionali. Questi articoli sono tutti evidentemente tratti da un unico articolo italiano, ma non mi pareva il caso di perdere tempo a vedere chi fosse stata la prima gallina a fare l’uovo avvelenato, chi gli è andato dietro a fari spenti ha la stessa responsabilità, quella di non aver fatto il minimo controllo. L’Ansa ad esempio ha dato la stessa notizia senza aggiungerci fantasie e poteva già essere utile a evitare la diffusione della bufala con il titolo shock:

Fate attenzione a favole per bambini come Cenerentola e Cappuccetto Rosso: a Parigi, la ministra dell’Istruzione, Najat Vallaud-Belkacem, ha annunciato la caccia ai pregiudizi di genere nei manuali scolastici. I nuovi programmi delle elementari, ha avvertito, “sono un’occasione importante per migliorare i libri di scuola e prevenire stereotipi e discriminazioni che alimentano l’ineguaglianza tra gli alunni”.

Combattente anti-gender che prende due piccioni con una fava

Combattente anti-gender che prende due piccioni con una fava

Nessuna traccia della messa al bando di Cappuccetto Rosso o di altre fiabe. Si tratta quindi falsa notizia, che sarebbe davvero clamorosa se solo fosse vera, diffusa da diverse testate che non si sono nemmeno premurate di controllare se esistesse come tale in Francia, non dico di vedere come l’avrebbero presa i francesi. Un falso che andrà ad alimentare ancora una volta le paure dei fissati con il «gender» e con il complotto omosessuale contro i sacri valori e la sacra cultura millenaria, e che sicuramente sarà ripresa e rilanciata, proprio allo scopo di fare terrorismo tra le fila dei matti per il gender, per i quali peraltro è perfettamente normale chiedere la censura dei racconti per bambini sgraditi. L’ha già fatto il Secolo d’Italia con il sobrio titolo «Neanche “Cappuccetto Rosso” va bene. I pro-gender: «Cancelliamola» », altri seguiranno sicuramente e chissà quanti politici e commentatori nei giorni a venite citeranno questa patacca per appoggiarci sopra qualche sbilenca conclusione.

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