La macchina del fango sul padre di Aylan

Posted on 14 settembre 2015

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Il padre di Aylan, che comunque si chiamava Alan, era ubriaco, guidava la barca dalla quale sono caduti i figli e la moglie e lui stesso. Anzi, era addirittura lo scafista. Così la macchina del fango lavora per demolire l’immagine che, per come la racconta certa destra, è servita ad aprire le porte ai migranti. Come se prima non entrassero.

Abdullah Kurdi è «un trafficante d’uomini disperati», scrive il Corriere riferendo dell’intervista di una donna alla TV araba Eufrate, una donna senza nome, ma che è presentata come una donna che con i suoi tre figli e il marito era sulla stessa barca di Kurdi e famiglia. E secondo lei è stato Kurdi a guidare troppo veloce l’imbarcazione e a provocare il disastro. C’è anche la testimonianza di un’altra donna, che però non c’era, una donna irachena che una TV di Baghdad ha presentato come la zia (e quindi la cognata) di Kurdi, che ha detto che l’uomo era ubriaco quando l’imbarcazione è naufragata. Un notizia che tale non è, che molti giornali hanno pubblicato aggiungendo commenti agghiaccianti, al punto che il ritorno a Kobane per seppellirvi la famiglia secondo alcuni sarebbe la prova di una fuga dal luogo del delitto e dalla giustizia turca.

aylan

Due testimonianze subito cavalcate da testate quali Libero, il Giornale e Dagospia, che hanno colto l’occasione per ripubblicare la foto del piccolo e insultare chi ne era rimasto commosso. Come se una diversa causa immediata della sua morte ne facesse una vittima meno da piangere e compiangere, come se non valesse. Robaccia, anche perché le autorità turche hanno già arrestato i due sospetti scafisti. Gabriel E. e Borhan Y. sono poi stati accusati di contrabbando di migranti e di «aver causato la morte per deliberata negligenza», nessuna accusa è mai stata sollevata dalle autorità turche o da quanti hanno raccolto i naufraghi nell’immediatezza dell’evento. Ma tutto questo a chi rilancia «notizie» del genere non interessa, l’occasione di insultare i «buonisti» emozionati dalla foto era troppo ghiotta, come quella di ribadire che si è trattato di un «trucco» per vendere l’accoglienza dei profughi. E nemmeno l’occasione di fare la figura da disumani è andata perduta.

P.s. Oggi la BBC ha pubblicato un”intervista in video a una zia identificabile del piccolo Alan, Tima Kurdi, che ovviamente non fa parola di niente del genere, come non ne aveva parlato in precedenza. La macchina del fango non si ferma di fronte a nulla, nemmeno davanti al dolore di un uomo che ha appena perso la famiglia in circostanze tanto tragiche dopo aver perso la casa e la città nella quale vivevano.

Pubblicato in Giornalettismo

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