Cosa non si può fare contro i migranti

Posted on 5 settembre 2015

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C’è chi propone di costruire muri e chi di aiutarli a casa loro, poi ci sono quelli che vorrebbero mandarli via o, alla peggio, scegliere quali migranti tenere e quali allontanare. Tutte idee che hanno un unico comun denominatore, quello di essere inutili e irrealizzabili nella pratica.

I MURI NON SERVONO A NIENTE

Il dato principale che sfugge a chi s’oppone in qualsiasi maniera all’arrivo di migranti o rifugiati è che le persone che arrivano per i canali più avventurosi non sono pirati all’assalto dell’Eldorado, ma i più disperati, gente che accetta di mettersi con tanto di bambini su un gommone o un barcone malmesso e di provare la traversata dall’Africa o dall’Asia verso l’Europa o verso qualsiasi altra meta rischiando la vita, la loro e spesso quella dei loro familiari. Non ci sono muri o espedienti capaci di fermare queste persone, arrivare negli Stati Uniti per i centramericani è un obiettivo che vale il rischio, per le donne, di essere stuprate durante il percorso e per gli uomini di essere derubati e uccisi. Attraversano paesi pericolosissimi, nei quali la vita umana vale pochissimo, nei quali si può essere uccisi dai membri di una gang per qualsiasi futilissimo motivo, nei quali le donne si mettono in viaggio verso l’America del Nord assumendo anticoncezionali prima di partire perché hanno quasi la certezza che saranno stuprate. Non si possono fermare con un muro o con le leggi queste persone, come non si possono fermare quelli in fuga dagli orrori d’Africa e Asia, e infatti non le fermano e non fermano i loro compagni, padri e fratelli, neppure le leggi e le durezze americane, ogni anno ne entrano a centinaia di migliaia e ovviamente solo una piccola parte lo fa attraverso le vie più pericolose. Negli Stati Uniti come in Europa basta un visto turistico per entrare e stare, agire per ostacolare i flussi che scelgono le vie più impervie serve solo ad aggiungere sofferenze a quelli che soffrono di più, ma ha ben poca influenza sul numero complessivo di quelli che poi entreranno negli Stati Uniti come in Europa o altrove. Muri e blocchi fermano solo una parte dei migranti e ovviamente creano le condizioni perché un sacco di gente campi sfruttando il loro stato di bisogno indotto da una frontiera difficile da superare. Succede nel Mediterraneo con gli organizzatori dei barconi, succede in Messico con chi organizza i passaggi per gli Stati Uniti, dove i pericoli per i migranti sono enormi perché il mare che devono attraversare è il territorio dominato dai sanguinosi cartelli criminali. Di tutti i passaggi per l’Europa quello che punta all’Italia dalle coste dell’Africa è il più pericoloso, molto peggio di un muro, eppure sono migliaia le persone che rischiano la vita per affrontarlo, persone che per arrivare lì hanno a volte attraversato l’Africa a tappe, cercando di guadagnare a ogni fermata i soldi per il passaggio successivo o spendendo i soldi raccolti raccolti dalle famiglie vendendo un pezzo di terra o mandati da chi li ha preceduti con successo. Rifugiati o migranti non fa differenza, se non che i primi avrebbero diritto a un’assistenza attiva e tempestiva che s’estenda oltre ai salvataggi in mare, che si fatica a vedere.

RIMPATRIARE I MIGRANTI È INUTILE, IRREALIZZABILE E COSTOSO

I muri tirano tantissimo in politica, ma sono strumenti poco utili e creano occasioni per i criminali, resta quindi da concentrarsi sul che fare di quelli che arrivano e una delle idee di maggior successo è quella di respingerli, rimandare a casa loro quelli che arrivano senza aver titolo per restare. A parte che molti la casa non ce l’hanno più o che tornarci significherebbe la morte, la pratica dei respingimenti è costosa e spesso impossibile da realizzare anche nei confronti degli immigrati che rimandati al loro paese rischierebbero «solo» la miseria, che spesso dimentichiamo avere una dimensione ben più tragica della versione europea di miseria. Per respingere il cittadino di un altro paese con efficacia bisogna accompagnarlo fin là, il che spiega perché in Europa come negli Stati Uniti i respingimenti siano solo poche migliaia all’anno e perché quelli che abbondano inutilmente nella pratica siano appesantiti da conti pesantissimi senza ricavarne reale beneficio. Secondo dati del Viminale nei primi sette mesi del 2015 sono stati rimpatriati 8.497 migranti irregolari, se anche diventassero 20.000 alla fine dell’anno sarebbero una goccia nel mare e una spesa enorme.

I profughi siriani assistiti dall'ONU nei paesi vicini sono sistemati così. Quelli africani in Africa anche peggio

I profughi siriani assistiti dall’ONU nei paesi vicini sono sistemati così. Questo è il campo di Zaatari, enorme e ormai destinato a divenire un insediamento permanente, Quelli per africani in Africa sono anche più vasti e, se possibile, peggiori

RINCHIUDERLI È UN CONTROSENSO

Concettualmente inutile è poi incarcerarli perché non vogliono andar via di loro volontà una volta colpiti da un provvedimento d’espulsione, si carica di lavoro inutile il sistema giudiziario e penale e anche in questo caso i costi sono altissimi e la capienza delle carceri comunque al limite. Poi quando escono, perché prima o poi usciranno, saranno di nuovo qui, più vecchi, più imbruttiti e più italiani di prima. Senza criminalizzarli però non si possono nemmeno rinchiudere applicando altre forme di detenzione, perché non possono privare le persone della libertà mentre lo stato decide che farne e perché l’esperienza dei CIE è stata più che rivelatrice. Inutile poi illudere gli elettori raccontando di pene da scontare nei paesi d’origine, dove non sono colpevoli di nulla e quindi non possono essere incarcerati. Pensate se nel dopoguerra i paesi del Nord Europa ci avessero rimandato i nostri immigrati irregolari chiedendoci di incarcerarli, quale governo avrebbe accettato? In cambio di cosa e in ossequio a quale principio? Dettagli che non interessano chi butta letteralmente l’osso ai cani rabbiosi, la platea che sbava odio xenofobo verso gli immigrati è di bocca buona e ripete questa ricetta senza chiedersi come e perché o cosa significhi veramente la proposta di «aiutarli a casa loro». Come si fa? Mandare soldi a regimi dalla dubbia affidabilità non sembrerebbe popolare, mandare militari è gradito ad alcuni, che però non sanno far di conto e non hanno idea di quanto costerebbe umanamente e finanziariamente e nemmeno del fatto che non è poi si possa invadere un altro paese e dettarvi legge impunemente perché da lì passano le migrazioni. Altre proposte da scartare e non solo perché comunque occorrerebbe la collaborazione di governi impotenti o di regimi criminali.

AIUTARLI A CASA LORO

Lo stesso discorso si può fare per altre idee simili, come quella di aprire dei centri d’identificazione in Nordafrica e garantire poi a chi ci arriva e a chi ha diritto un passaggio sicuro per l’Europa. Se si fosse voluto fare si sarebbe già fatto, ma non sono proposte che hanno lo scopo genuino di aiutare i rifugiati e chi ha diritto all’asilo e non fermerebbero chi non ne ha diritto, che continuerebbe a rivolgersi ai padroni dei barconi. La Germania lo fa già e ha accolto 20.000 profughi selezionati tra i più deboli e bisognosi nei campi profughi in Libano. E lo stesso farà la Gran Bretagna di Cameron, che ha deciso di accoglierne qualche migliaio per fare penitenza per dichiarazioni che hanno eccitato gli xenofobi di tutta Europa. È là ed è in Giordania e in Turchia, paesi con risorse modeste che ne ospitano milioni, che bisognerebbe andare ad aiutare o ad accogliere i profughi siriani, se mai si volesse andare loro incontro. E lo stesso bisognerebbe fare in Africa, con il rischio di riconoscere con troppa evidenza che dittature come quella Eritrea, dalla quale scappano tutti anche se non c’è una guerra, sono le principali fonti d’immigrazione di necessità verso l’Europa. Oppure di chiederci come mai i paesi del Golfo, nostri alleati che bombardano in Libia, Siria e Yemen non abbiano accolto neppure un profugo tra i tanti fratelli arabi che hanno gettato nel bisogno.

L’UNICA SOLUZIONE È ASSISTERLI

Non ci sono soluzioni che possano fermare i migranti e i rifugiati, ci sono solo soluzioni che possono mitigare e gestire i problemi posti dal loro arrivo nei paesi di destinazione nell’attesa che i loro paesi tornino vivibili in un tempo ragionevole, perché le probabilità che un profugo torni a casa sono inversamente proporzionali al tempo trascorso lontano dal suo paese. L’approccio più razionale ed economico sarebbe quello di cercare di regolarizzare e integrare al più presto tutti i nuovi arrivati che vogliono restare e dove vogliono stabilirsi. Un sistema di quote europee che imponga destinazioni a caso e non concordate sarebbe una pena per loro, che quasi sempre si muovono per raggiungere affetti o comunità affini, e un fallimento per tutti. Senza regolarizzazione non potranno mai arrivare a farsi una vita e a mantenersi da soli, resteranno invece a carico del welfare o esposti allo sfruttamento, si sceglie invece di fare il contrario, al punto di voler negare la cittadinanza ai giovani nati e cresciuti nel nostro paese e che magari parlano solo la nostra lingua, spesso meglio di molti italiani. Un’altra misura «contro» gli immigrati che ha poco senso e che infatti non ha frenato per niente l’immigrazione, ha solo contribuito a far sentire diversi e meno italiane un buon numero di persone che sono invece italiane a tutti gli effetti.

FINZIONI E FALSITÀ A BENEFICIO DEGLI XENOFOBI –

Buona parte del dibattito sull’immigrazione è quindi appoggiato su una finzione ad uso di xenofobi, razzisti o semplici ignari, che si lasciano spaventare e manipolare dalla vulgata razzista. Persone alle quali vengono offerti muri, respingimenti e soluzioni medievali quanto inutili o irrealizzabili in cambio del voto, persone che fondamentalmente sono ingannate da quanti sfruttano la loro intolleranza verso il diverso o semplicemente le loro paure. Rassicurare i timorosi è una specialità della politica muscolare che da sempre affascina la destra italiana, buona parte della quale è ancora genuinamente convinta del valore delle soluzioni di forza o ripete come un automa le solite quattro cose contro gli immigrati, denunciando invasioni di bruti che non esistono e quindi proponendo di trattarli come tali, come una minaccia. Fino a quando la destra italiana non raggiungerà le sponde della moderna Europa democratica, queste pulsioni irrazionali sono destinate a manifestarsi ancora e ancora senza soluzione di continuità, ferendo i migranti non meno di quanto inquinino il dibattito, ma all’orizzonte non si scorge alcun leader intenzionato a intraprendere questa meritoria e necessaria opera di modernizzazione dell’arcaica e rozza destra italiana. Toccherà tenerci tutto il circo e tutte le geniali proposte dei razzisti ancora a lungo, molto a lungo.

Pubblicato in Giornalettismo

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