La riforma europea del copyright potrebbe andar peggio

Posted on 10 luglio 2015

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Un rapporto approvato dal comitato per gli Affari Legali del Parlamento Europeo (JURI) ha fatto rumore in rete in questi giorni perché ne è uscita sacrificata la «libertà di panorama», ma la proposta di riforma introduce alcune novità positive e degne di nota. Bene ha fatto Bruno Saetta a denunciare la ricezione dell’emendamento del parlamentare centrista francese Jean-Marie Cavada che ha limitato ulteriormente la libertà di panorama al solo uso non commerciale, ma il lavoro del comitato non si è risolto in una totale debacle, è anzi da apprezzare per come abbia introdotto positivi elementi di novità. Bisogna però tener presente che il rapporto ha dovuto affrontare il solito caos di differenze nazionali e da quali leggi e culture sul diritto d’autore si è partiti, per apprezzare il risultato. A dirigere i lavori c’era Julia Reda, segretaria dei Giovani Pirati dal 2013 ed europarlamentare dal 2014 per il Partito Pirata tedesco ed è a lei, assistita da organizzazioni per i diritti digitali come La Quadrature du Net, Digitale Gesellschaft e OpenForum Europe, che si deve la stesura di un progetto che ha raccolto numerosi commenti positivi, anche se poi alla fine è stato assalito da 550 emendamenti e parzialmente deviato dal suo impianto originale. La stessa Reda ha spiegato sul suo sito che:

«I grandi gruppi politici hanno voltato le spalle a queste idee che godono di vasto sostegno pubblico in base alla consultazione. È inaccettabile che così tante voci vengano ignorate. La necessità del compromesso ha portato anche un significativo indebolimento del rapporto. Dove il mio progetto conteneva richieste audaci, la versione finale ora spesso solo chiede alla Commissione di valutare certe idee. Purtroppo, questo non ha fatto del Parlamento un protagonista forte nel prossimo dibattito sulla proposta legislativa.»

C’è quindi da lamentarsi di più che per la lesione alla libertà di panorama, si è persa ad esempio l’idea di un’unica legge europea sul copyright che metta sotto pubblico dominio (esente da copyright) i lavori creati dai dipendenti dei governi, delle pubbliche amministrazioni e delle corti, il permesso di citazione dei prodotti audio-video e il permesso per il pubblico d’aggirare protezioni come i DRM per godere delle legittime eccezioni al copyright. Tuttavia il documento rappresenta un punto di svolta perché per la prima volta non tende a rafforzare la presa del copyright e a garantire i diritti dei titolari, ma al contrario a rilassarla e a favorire il diritto al fair use da parte del pubblico e di autori che vogliano costruire sul lascito culturale del passato e su materiali esistenti, anche se alla fine la creazione di una norma flessibile sulle eccezioni in tema di diritto d’autore, sul modello del fair use statunitense, è stata abbandonata dopo il pesante intervento dei lobbisti  a Bruxelles. Il rapporto, che è bene ricordare non è vincolante e costituisce una traccia sulla quale lavorerà la Commissione, che scrive le leggi, conserva la raccomandazione a considerare eccezioni per proteggere diritti importanti come quello alla citazione, alla parodia o a scopi quali la ricerca e l’educazione e a renderle uniformi su tutto il territorio dell’Unione e a non renderle vulnerabili da condizioni contrattuali imposte dai titolari, come nel caso dei DRM. E sono rimaste raccomandazioni anche la maggiore protezione degli autori, la possibilità per le biblioteche di prestare gli ebook e digitalizzare le loro collezioni analogiche, così come per scienziati e ricercatori quella di accedere ai database per produrre lavori accademici. Passata è invece la previsione che esenta dal copyright gli «snippet» i riassunti mostrati dai motori di ricerca, che i soliti talebani del diritto d’autore ritenevano da proteggere (e pagare). Una pessima idea già messa alla priva dagli editori che chiedevano a Google di pagare per quell’uso e che si è risolta in una precipitosa ritirata, una volta che Google ha rinunciato agli snippet e le visite ai siti di notizie sono crollate verticalmente. Il rapporto passerà al voto della plenaria del 9 luglio al Parlamento Europeo e poi sarà inviato alla Commissione Europea, che la dovrebbe usare come spunto per la prevista riforma del copyright, che dovrebbe vedere la luce verso la fine dell’anno. Potrà sembrare poco, ma bisogna considerare che si tratta dell’opera di pochi parlamentari e di alcune organizzazioni, costretti a fronteggiare decine di lobbisti e legali che assediano il parlamento e la commissione. Il dato più positivo è invece che quel poco che sta passando, e si può sperare che passi qualcosa di più, è stato spinto dal consolidarsi di una sensibilità nell’opinione pubblica europea del tutto ostile alle eccessive pretese dell’industria che prospera sul copyright. All’aperta ostilità alle innovazioni da parte di Popolari e Socialisti, fa da contraltare un’opinione pubblica sempre meno incline a tollerare angherie e pretese assurde da parte dell’industria. Il lavoro di Reda è stato ampiamente rimaneggiato e depotenziato, tuttavia è importante che l’Unione si dia una disciplina comune e che a livello continentale il baricentro del consenso si stia solidificando quanto più possibile lontano dalla cultura del diritto d’autore di paesi quali la Francia e dalle aspirazioni delle grandi corporation che fondano il loro business sull’imposizione del pedaggio sui beni culturali. Pubblicato in Giornalettismo

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