L’attacco terroristico in Francia, che non era terrorismo e non era dell’ISIS

Posted on 1 luglio 2015

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L’attacco terroristico dell’ISIS allo stabilimento Air Products di Saint-Quentin-Fallavier non è stato un attentato e non è stato motivato da propositi terroristici, ma un semplice episodio di cronaca nera.

Yassin Sahli (o Salhi a seconda delle fonti), l’uomo che ha decapitato il manager Hervé Cornara nello stabilimento Air Products, ha confessato di aver commesso il delitto per fini personali, ha detto di aver avuto un litigio con il datore di lavoro e che veniva da un periodo di difficoltà familiari. La Procura di Lione che è incaricata delle indagini procede nei suoi confronti anche con l’accusa di complicità con il terrorismo, ma ormai pare chiaro che l’atto, pur adatto a un’impresa terroristica, abbia invece le caratteristiche di un reato comune.

Scemata l’attenzione per il caso, sembra quindi che la mobilitazione seguita all’omicidio di Cornara e all’attacco all’Air Products, uno stabilimento ben conosciuto da Sahli, che più di una volta vi si era recato a fare delle consegne, sia da ricondurre a un episodio locale di cronaca nera, con nessuna attinenza con il terrorismo internazionale.

Che non si sia trattato di un attacco terroristico lo dimostra l’assoluta mancanza di rivendicazioni, che non ci sono state ne da parte dell’ISIS ne da parte del presunto attentatore. Particolare dirimente, perché nel caso la mancanza di rivendicazione dimostra oltre ogni dubbio la mancanza di motivazioni politiche o religiose, anche se Sahli è un devoto musulmano vicino a posizioni radicali e anche se ha inviato una foto della sua vittima, scattata con il cellulare, a un conoscente che si troverebbe in Siria a combattere per l’ISIS. Si tratterebbe solo del desiderio di comunicare all’amico più vicino quello che aveva fatto, peraltro non preceduto né seguito da altri messaggi o contatti, e lo conferma il fatto che l’immagine poi non sia stata usata dalla propaganda degli uomini del califfato. Commettere un attentato per poi non rivendicarlo significa commetterlo per niente, anche se in questo caso i francesi hanno provveduto da soli ad alimentare l’allarme e la credenza di un attacco terroristico.

Con l’attacco all’Air Products Sahli ha detto di aver cercato solo pubblicità, o una morte con una certa risonanza, stessa cosa per la macabra messa in scena che lo ha visto piazzare la testa della vittima sulla recinzione dello stabilimento con accanto due drappi con la professione di fede islamica (non bandiere dell’ISIS come si era detto in un primo tempo). L’autore ha negato esplicitamente motivazioni politiche o religiose. A scatenare Sahli sarebbe stata invece l’insoddisfazione per una vita recentemente minata dalle liti in famiglia, pare rinfacciasse con scarso successo alla moglie di non essere abbastanza devota, e da un rimprovero ricevuto dal datore di lavoro. La somma di questi due disagi avrebbe innescato la follia omicida, Sahli ha prima colpito il datore di lavoro con un cric, poi l’ha strangolato e infine è partito per l’attacco all’Air Products, tutto fatto di seguito, senza premeditazione o tempi morti. Anche i drappi, la presenza dei quali potrebbe essere indice di premeditazione, erano in realtà nella sua disponibilità da tempo, ha usato quel che aveva a tiro, tanto che era armato solo di un coltello e tanto poco preparato alla pugna da farsi arrestare da un pompiere. Una situazione nella quale «un’improvvisa pulsione omicida scatena un processo irrazionale che si tinge di jihadismo. Come se la voglia d’uccidere avesse preceduto l’intenzione terrorista» ha riassunto una fonte della polizia nazionale a Le Monde.

Quindi niente terrorismo, ma la Francia è stata mobilitata per rispondere a un attacco terroristico e molti francesi, per non dire all’estero, sono sicuramente convinti che si sia trattato di un attacco dell’ISIS, anche se così sicuramente non è. Una brutta figura sia per i servizi francesi che per il sistema dell’informazione, che in questo caso si è prestato senza eccezioni e senza precauzioni a rilanciare la notizia dell’attacco terroristico, che invece non c’è mai stato. Un delitto figlio del malessere e di questioni privatissime è così diventato un attacco terroristico e ora che nessuno ne parla più, la notizia che in realtà fosse altro non gode che di una frazione dell’evidenza dedicata all’attacco «terroristico» di venerdì scorso.

Pubblicato in Giornalettismo

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