Perché l’omicidio stradale è una cagata pazzesca

Posted on 24 giugno 2015

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Ci sono molte e buone ragioni per considerare l’introduzione del reato di «omicidio stradale» una disgrazia figlia d’incompetenza, sciatteria e populismo. Molte sono le ragioni in punta di diritto che segnalano l’innovazione come una lesione del nostro diritto penale, ragioni noiose che interessano a pochi e che non interessano per niente nemmeno all’ultima leva di legislatori, allievi ed epigoni di Tafazzi più che di Pepone o Irnerio. Ma si è parlato in proposito di «populismo penale» perché oltre a calpestare il diritto, l’istituzione del reato interviene in un momento storico nel quale da almeno 15 anni a questa parte gli incidenti stradali calano sistematicamente al notevole ritmo del 3/4% all’anno, tanto che in questo lasso temporale sono dimezzati, insieme al numero di vittime e feriti.

Se introdurre una legge del genere, e d’urgenza, non serve a reprimere un fenomeno già in netto calo, può servire solo a soddisfare esigenze di propaganda politica, a mostrare che la maggioranza è attenta a… non si sa esattamente cosa, ma viene da pensare alla grancassa suonata dopo un singolo incidente che qualche tempo fa ha visto per protagonista il giovane ospite di un campo nomadi romano.

Per soddisfare l’improvvisa voglia di forca sollevata da un singolo caso, ecco allora l’omicidio stradale, che ovviamente non avrà alcun effetto deterrente verso criminali e no, l’aumento delle pene non ha quasi efficacia ed è noto, ma si limiterà a determinare lunghi periodi di detenzione a carico di alcuni sfortunati che, dopo essersi schiantati in auto con effetti ferali, dovranno trascorrere anni e anni in carcere. L’omicidio stradale infatti, a differenza di altri reati, non appartiene al novero delle attività dei criminali e non è consumato per procurarsi vantaggi, gli «assassini» in questo caso mettono inoltre a rischio la loro stessa e vita e quella dei loro passeggeri, spesso familiari, e quasi mai intendono davvero schiantarsi e uccidere, per questo le pene sono ovunque molto più miti che per altre tipologie di morti procurate e per questo non ha senso un aumento delle pene come deterrente.

Ci sono inoltre delle ragioni più prosaiche che contribuiscono a rendere una «cagata pazzesca» il provvedimento. Come già ricordato negli ultimi anni gli incidenti sono calati drasticamente e con loro i morti, merito dell’evoluzione tecnica, di nuovi sistemi di sicurezza come ABS, controllo della trazione, airbag e cinture di sicurezza, dispositivi che in gran parte sono diventati obbligatori e hanno contribuito, loro sì, grandemente a ridurre la strage sulle strade.

E proprio ora che il nostro parlamento ha introdotto l’omicidio stradale, dall’altra parte dell’oceano il National Transportation Safety Board americano pensa di rendere obbligatorio i sistemi automatizzati anti-collisione a fine anno, sistemi che esistono e sono tecnicamente ed economicamente maturi per prendere in cosiderazione l’ipotesi di dotarne obbligatoriamente tutte le vetture, come già è accaduto per l’ABS, gli Airbag e altri dispositivi di sicurezza. Una misura che sola dovrebbe ridurre dell’80% i tamponamenti e relative vittime, infinitamente più efficace dell’introduzione dell’omicidio stradale e senza effetti afflittivi per chi dovesse ritrovarsi alla prese con una giustizia intenta ad amplificare le conseguenze penali degli incidenti stradali.

Ma sul versante della tecnica c’è di più, perché nel giro di una decina d’anni pare proprio che l’autopilota diventerà una realtà di massa e a quel punto la logica conseguenza sarà rendere obbligatori pure questi dispositivi, che faranno delle auto una nuova classe di veicoli teoricamente immune dagli incidenti, sicuramente da quelli causati da imperizia umana. Rimarrà così a lungo un reato che diventerà discriminatorio perchè punirà chi non vuole o può permettersi le auto-robot e la norma rischia d’adattarsi perfettamente all’occasione, perché è chiaro che seguendo la logica del provvedimento, chi non vorrà o potrà usare l’auto che guida da sola s’assumerà la responsabilità di eventuali incidenti e delle relative vittime e gli sarà imputabile la colpa, se non il dolo, per essersi messo alla guida di mezzi tecnologicamenre superati fidando sulle proprie abilità, invece d’affidarsi all’infallibile macchina. Ed è bene aver presente che non stiamo parlando di fantascienza, camion della Mercedes e auto di diversi costruttori circolano già sulle strade americane senza l’intervento di piloti umani per buona parte del tempo.

L’introduzione del nuovo reato non corrisponde quindi a necessità urgenti, non ridurrà il numero delle vittime della strada e, trascurando del tutto l’evoluzione statistica e tecnica della realtà che pretende di normare, finirà presto per essere superato dall’evoluzione tecnica e commerciale degli autoveicoli, rimanendo a memoria di come il legislatore non dovrebbe mai affrontare il diritto penale e una spada di Damocle per qualche sfortunato che tra qualche anno, dopo un rovinoso incidente e lunga trafila giudiziaria sarà costretto in galera per parecchi anni. Il tutto solo ed esclusivamente per soddisfare le esigenze elettorali della scombinata maggioranza che governava l’Italia nel 2015 e le pulsioni forcaiole di molti italiani, che sicuramente non hanno capito che un provvedimento del genere colpirà prima di tutto loro, e tra loro quelli che criminali non sono.

Pubblicato in Giornalettismo

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