Che cos’è il Ramadan

Posted on 22 giugno 2015

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Oggi inizia il digiuno del Ramadan, festa religiosa che ricorda il periodo nel quale Maometto ha scritto il Corano ed è il mese nel quale, dall’alba fino al tramonto, i musulmani dovranno astenersi dal mangiare, dal bere, dal fumare e dall’avere rapporti sessuali.

Il Ramadan è il terzo dei cinque pilastri dell’Islam, i precetti che ogni buon credente deve rispettare, si pratica il nono mese lunare dell’anno secondo il calendario islamico. Può avere una durata di 29 o 30 giorni, visto che secondo quel calendario un anno ne ha 354, o 355 quando è bisestile, una volta ogni 3 anni. Dato che il calendario islamico ha 10 o 11 giorni di meno di quello solare, la data d’inizio della festa si sposta retrocedendo ogni anno di 10 o 11 giorni e finisce così per cadere prima o poi durante tutto l’anno solare. Un fenomeno che influenza la durata del digiuno, che d’inverno è più corto e d’estate più lungo.

In origine la festa si è quasi sicuramente celebrata durante un mese caldo, visto che il termine Ramadan (o Ramazan, secondo la pronuncia turca) aveva esattamente il significato di “torrido”. La prescrizione di osservare il digiuno dall’alba al tramonto ha inoltre effetti sicuramente impensati dal Profeta alle latitudini estreme, dove il Sole non sorge né tramonta per mesi e dove oggi, a differenza che ai tempi di Maometto, abitano anche musulmani che sarebbero in grande difficoltà con l’interpretazione letterale dei testi. In loro soccorso sono giunte però negli anni autorevoli interpretazioni che li autorizzano a sincronizzare il digiuno sul tempo delle albe e dei tramonti dei luoghi sacri o comunque di latitudini più basse.

Quest’anno il mese è cominciato al tramonto di mercoledì 17 e finirà il 17 o il 18 luglio, si vedrà quando osservando la Luna, come è stato fatto per determinarne l’inizio.  Negli ultimi anni è arrivata in aiuto la tecnologia e sono spuntate moltissime applicazioni che aiutano a rispettare gli orari del mese di digiuno, come per il meteo si può impostare una città predefinita o farsi geolocalizzare in automatico. Non mancano le app che recapitano Corano e preghiere sugli smartphone e quelle con le ricette dedicate al Ramadan, argomento di grande attualità anche per i media dei paesi a maggioranza musulmana.

La prima preghiera del Ramadan per i migranti bloccati tra Italia e Francia (Photo credit JEAN-CHRISTOPHE MAGNENET/AFP/Getty Images)

La prima preghiera del Ramadan per i migranti bloccati tra Italia e Francia (Photo credit JEAN-CHRISTOPHE MAGNENET/AFP/Getty Images)

Il Ramadan è un periodo nel quale i fedeli musulmani dovrebbero cercare di purificarsi attraverso il digiuno, la preghiera e praticando comportamenti virtuosi, in particolare astenendosi dall’ira e facendo carità e opere buone. Non tutti sono tenuti però a rispettare il digiuno: fanno eccezione infatti le donne incinta, i malati, gli anziani, le persone in viaggio o quelle che per altri motivi devono nutrirsi o bere durante il giorno. Chi per questi motivi può essere sollevato dal precetto dovrà però recuperare in seguito i giorni in cui non ha digiunato, se e quando la condizione sospensiva cesserà.

Il digiuno deve purificare e non danneggiare il credente, per questo è permesso bere acqua a chi lavora al caldo o a chi ne ha bisogno, come chi lavora nei campi o nell’edilizia, anche se la regola generale imporrebbe di non ingerire niente che possa dare piacere, da cui anche il divieto di fumo. C’è da tener presente che non tutti i musulmani rispettano il digiuno, che resta una scelta senza penalità che non siano quelle divine in caso d’infrazione della regola. In alcuni paesi arabi tuttavia è vietato infrangere pubblicamente il digiuno, attività punita penalmente perché offende la morale. Dopo il tramonto si consuma quindi il pasto principale, l’iftar, che è accompagnato da quello mattutino prima dell’alba, il suhur (o suhoor). Ma il Ramadan è anche un periodo da dedicare alle buone azioni, alla carità, alla raccolta di cibo per i poveri o al volontariato. I fedeli sono anche incoraggiati a leggere il Corano e a questo scopo nelle moschee si recita il Tarawih, che sera dopo sera porta a recitare tutto il testo sacro nel mese. Al termine del Ramadan, viene celebrato lo Id al-fitr, la festa dell’interruzione.

Con l’aumentare del benessere nei paesi a maggioranza musulmana anche il Ramadan ha finito per assumere tratti consumistici simili al Natale, tanto che l’aumento degli affari stimolato a livello globale dal mese del digiuno è secondo solo proprio alla festa cristiana, che in quanto a consumismo ormai è onorata anche da moltissimi non cristiani. All’ovvio calo della produttività indotto dalla festa corrisponde una aumento dei consumi notevolissimo, tanto che ad esempio in Egitto raddoppia la spesa mensile per il cibo e che gli effetti si fanno sentire fino in Australia, che quasi raddoppia l’export di pecore per soddisfare l’aumento della domanda. Anche per le televisioni il Ramadan è un momento buono per gli affari, nel mese si concentra infatti da un quarto a un terzo della raccolta pubblicitaria, mirata alle famiglie che tirano tardi in casa dopo essersi riunite per il pasto principale della giornata e che durante il mese aumentano la loro propensione alla spesa.

Un fenomeno che con il tempo ha privato la festa di buona parte della sua sacralità e spiritualità, in particolare presso i musulmani più secolarizzati, ma che non ha viceversa scalfito i seguaci degli estremismi e delle guerre sante, che durante il Ramadan approfittano della propensione alle buone azioni e alla carità da parte dei fedeli, per aumentare le offerte raccolte tra i devoti che non possono partecipare diversamente a questa o quella guerra contro l’infedele o il diversamente musulmano. Anche gli estremisti religiosi finiscono così per raccogliere i frutti della prescritta carità, al pari di scuole, ospedali e opere di bene e, dicono i servizi dei paesi impegnati a combatterli, approfittano del grande movimento di persone che si ricongiungono alle famiglie per le feste per spostarsi inosservati. Il Profeta disgraziatamente si è dimenticato di proibire la guerra durante il Ramadan, così gli stati arabi non si sono fatti mancare le guerre durante il Ramadan e ci sono persino gruppi, come quelli raccolti attorno al sedicente califfo, che ritengono che portare attacchi in nome suo e di Allah, visto che anche i soldati sono esentati dal digiuno, sia un buon modo di onorare il mese sacro.

 Pubblicato in Giornalettismo

 

 

 

 

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