Governo allo sbando e senza idee sull’immigrazione

Posted on 16 giugno 2015

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Il governo cerca idee per mostrare che si preoccupa di contrastare l’immigrazione dall’Africa e così fanno i governi europei, una gara a tirarsi indietro che è già costata la vita a migliaia di migranti nel Canale di Sicilia, ma che a Bruxelles e Strasburgo si continua a  giocare in punta di diritto, con i governi in ordine sparso a difendere di volta in volta la «soluzione» che li mostrerà più decisi nel respingere i nuovi arrivi.

Per l’Unione Europea fa testo l’accordo di Dublino, che dice che il migrante extra-europeo e il profugo sono affare del primo paese UE nel quale mettono piede. Una regola che quando fu stabilita non dispiaceva all’Italia, visto che si temeva il diluvio d’immigrati dall’Est e che la regola metteva un discreto numero di paesi tra noi e gli unni alle porte. Le regola però non ha impedito anche nel nostro paese una massiccia immigrazione dall’Est e ora è diventata un problema perché in teoria ci condanna ad assorbire l’ondata migratoria dall’Africa, che s’infrange in particolare sulle nostre sponde.

La regola è assurda, così com’è abbastanza assurdo pensare a un sistema di quote per dividersi i profughi, ed è assurda perché è costruita su misura delle esigenze della politica, e in particolare dell’esigenza della politica di piegarsi al sentimento xenofobo, invece di essere costruita a misura delle esigenze dei profughi e della loro accoglienza. Profughi e migranti arrivano principalmente per raggiungere parenti o amici già emigrati, per appoggiarsi a comunità consolidate, spesso hanno un lavoro ad attenderli e chi si occuperà di loro. Mandare in Estonia un immigrato eritreo che vuole invece raggiungere la famiglia a Londra o ad Amburgo non ha molto senso e non serve a nessuno. Così come non serve a nessuno ospitare a lungo i profughi in zone isolate o mantenerli a lungo nel limbo della burocrazia come accade nel nostro paese, che è lentissimo nell’esaminare le domande d’asilo e si condanna così a mantenere a lungo chi fa questa richiesta, lasciandolo per anni in attesa che la burocrazia faccia il suo corso. Ancora più paradossale è che il nostro paese viva come un dramma l’immigrazione in un periodo nel quale il saldo migratorio è negativo e quello anagrafico anche peggio. Non sono solo i migranti in età da lavoro che vogliono andare in Europa del Nord, a loro s’uniscono i nostri giovani e invece di pensare a come trattenerli, giovani braccia che pagano le tasse e versano i contributi, facciamo quanto possibile per mandarli altrove.

Ora il governo è comunque chiamato a inventarsi qualcosa, perché i francesi bloccano Ventimiglia e gli austriaci i passi alpini, facendo la figura di quelli duri con l’immigrazione mentre a Roma sembrano mollaccioni e in Europa ci prendono in giro, accordandosi per una «ripartizione» dei profughi che riguarderà solo una minima parte di loro. Se a Roma pensavano che bastasse lasciar fare ai migranti, che in Italia non ci vogliono stare, a Parigi e nelle altre capitali europee hanno capito l’antifona e stanno cercando d’impedirlo. Ecco allora che si cercano risposte a questo atteggiamento, che metta a rischio la «soluzione» ipocrita ai problemi italiani.

E cosa s’inventa il Governo? Secondo il Corriere ieri:

Obbligo per le navi straniere che soccorrono i migranti in acque internazionali di trasferirli nei propri Paesi, vietando l’attracco nei nostri porti.

Secondo La Stampa oggi:

L’Italia potrebbe decidere di interdire lo sbarco di migranti salvati da navi militari europee nelle acque internazionali vicino a quelle libiche.

Geniale, se non che lo sbarco dei migranti soccorsi in mare nel punto più prossimo e utile è sancito dal diritto internazionale e la cosa è prevista anche dall’accordo che ha istituito la missione di soccorso Triton, che ha finalmente fatto apparire navi delle marine europee nel Canale di Sicilia, impegnate nel soccorso che prima s’accollava l’Italia da sola. Denunciare Triton vietando loro di scaricare i migranti in Italia vorrebbe dire veder sparire quelle navi o, nella migliore delle ipotesi, vorrebbe dire che le navi tedesche, olandesi o britanniche sarebbero condannate a lunghi viaggi fino in patria, quindi a raccogliere meno migranti e a lasciare ancora una volta l’opera di soccorso agli astuti italiani che pensavano di far loro in dispetto. L’idea è pessima e si può pensare che sia stata fatta circolare solo per far echeggiare una stentorea presa di posizione contro l’egoismo dei partner europei, se fosse invece un’opzione presa realmente in considerazione, ci sarebbe da preoccuparsi per quanta pochezza lascia trasparire una pensata del genere.

Pubblicato in Giornalettismo

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