Il dispositivo nucleare britannico è allo sfascio, dice lo Snowden britannico

Posted on 25 maggio 2015

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Dopo aver pubblicato un lungo rapporto sul pietoso stato del deterrente nucleare britannico, William McNeilly è rientrato in Gran Bretagna e si è consegnato alla Royal Navy Police all’aeroporto di Edimburgo, da dove è stato trasferito in una caserma in Scozia.

Un portavoce della Royal Navy ha affrontato le rivelazioni dicendo che il rapporto di McNeilly (Ora disponibile via Wikileaks) «contiene molte opinioni personali soggettive e indimostrate» e che , anche se a dire il vero la marina ha promesso un’inchiesta e il rapporto contiene una discreta serie di documenti e riferisce fatti già corroborati da altri dopo la sua uscita pubblica, come ad esempio lo scandaloso stato della sicurezza della base di Faslane, che ospita la flotta sottomarina nucleare. A Faslane McNeilly ha fatto un anno da marinaio in addestramento sui sottomarini, che quasi subito ha deciso di trasformare in un anno d’indagine, poi si è congedato. McNeillly ha diffuso documenti segreti e per questo rischia sicuramente una condanna, alla quale ha deciso di andare incontro apertamente pur di diffondere il suo rapporto, che contiene diversi rilievi portati inutilmente a conoscenza dei suoi superiori. «Non potrò fare niente dalla prigione, ora quel che succederà dipende dal governo e dall’opinione pubblica», ha scritto prima di consegnarsi alle autorità.

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Il deterrente nucleare britannico ha la sua punta di lancia nei quattro sottomarini a propulsione nucleare della classe Vanguard, armati ciascuno con 16 missili Trident che hanno un raggio d’azione di oltre 11300 km e sono capaci di portare 2-4 testate. Potrebbero portarne fino a 10, ma il numero è stato ridotto per rispettare gli accordi START sulla riduzione degli armamenti. I sottomarini della Classe Vanguard  sono gli HMS Vanguard, Victorious, Vigilant e Vengeance e sono stati consegnati rispettivamente nel 1993, 1995, 1996 e 2000, costruiti sulla base di quelli americani della classe Ohio dalla Vickers Shipbuilding, poi divenuta la BAE System Submarine Solutions e hanno un’autonomia teorica che permetterebbe loro di compiere 40 giri del mondo con una carica dei reattori.

Una delle falle più clamorose denunciate da McNeilly è quella della sicurezza della base di Faslane, nella quale pare si entri facendo un cenno alle guardie e a volte neppure quello. All’ingresso bisognerebbe anche digitare un pin per aprire il cancello d’entrata, ma si è rotto e per più di un anno nessuno lo ha aggiustato. Il racconto di McNeilly dice che i pass sono facilmente falsificabili e che tanto non vale nemmeno la pena, un marinaio che aveva perso il suo entrava sventolando un cartoncino colorato. Con i marinai che possono entrare senza nemmeno mostrare il volto entrano anche decine di contractor privati, tutti si portano dietro borse e valigie con attrezzi e oggetti personali, anche quelli che non dovrebbero entrare nella base o a bordo delle imbarcazioni.

L’idea che la sicurezza di una base che ospita sottomarini nucleari armati di missili nucleari sia infinitamente più scarsa di quella di un qualsiasi aeroporto al tempo della war on terror è già inquietante, ancora di più perché già corroborata da altri testimoni e McNeilly è anche un irlandese di Belfast, ma che non ha incontrato limitazioni nella sua raccolta d’informazioni, il suo interesse è anzi stato premiato dai colleghi con confidenze e l’accesso a dati per i quali non aveva le necessarie credenziali di sicurezza. McNeilly si è anche scaricato sul suo smartphone dal teoricamente inaccessibile Missile Control Centre (MCC) di un sottomarino, dati e protocolli. Com’è intuibile dal nome, l’MCC è anche il sistema preposto al lancio dei missili nucleari e non è bello che sia accessibile a tutto l’equipaggio e ancora meno che secondo i marinai quello del Vanguard sia «fucked». Tra le «opinioni personali e soggettive» di McNeilly c’è quella secondo la quale uno o più terroristi o sabotatori potrebbero fare danni incalcolabili incontrando difficoltà minori che ad attaccare un aereo o un aeroporto, solo piazzare una bomba a bordo potrebbe provocare un disastro, per non dire dei danni all’orgoglio britannico. Opinione personale che potrebbe essere molto condivisa in un paese nel quale le procedure di sicurezza antiterrorismo hanno invaso la vita di quasi tutti i britannici. L’arsenale nucleare dovrebbe essere gestito e protetto con procedure di sicurezza sovrabbondanti e quasi a prova di tutto, ma dal rapporto McNeilly sembra che i sottomarini nucleari con i Trident a bordo siano drammaticamente esposti ad attacchi tutto sommato plausibili, portati con mezzi modesti e un minimo d’audacia.

FASLANE, UNITED KINGDOM - MARCH 14:  Campaigners protest at the Faslane naval base on the Clyde, home of the Trident Submarine fleet, March 14, 2007 in Faslane, Scotland. MPs will take a vote in Parliament today on the possibility of a new nuclear weapons system.  (Photo by Jeff J Mitchell/Getty Images)

FASLANE, UNITED KINGDOM – MARCH 14: Campaigners protest at the Faslane naval base on the Clyde, home of the Trident Submarine fleet, March 14, 2007 in Faslane, Scotland. MPs will take a vote in Parliament today on the possibility of a new nuclear weapons system. (Photo by Jeff J Mitchell/Getty Images)

Alla disattenzione alle procedure di sicurezza fa da riflesso un’ancora più preoccupante disattenzione alla manutenzione e alle procedure di sicurezza relative alla gestione di macchine tanto complesse, reattori e testate nucleari, ma soprattutto l’evidente deperimento dei mezzi e delle attrezzature. Un problema che discende da quello non meno importante del reclutamento, vista la difficoltà nel trovare sommergibilisti: «E’ solo questione di tempo prima che veniamo infiltrati da qualche psicopatico o da un terrorista, vista la gente che viene arruolata», scrive McNeilly. Il parlamento britannico dovrà decidere entro il 2016 che fare della flotta e l’idea è quella di ordinare la costruzione di altri quattro sottomarini, ma le discussioni su un deterrente nucleare tagliato sulle esigenze della guerra fredda sono ancora vive e ovviamente c’è chi ne contesta la necessità a fronte del massiccio smantellamento degli arsenali di Stati Uniti e Russia.I Vanguard però intanto sono una minaccia, prima di tutto per gli equipaggi, e la marina britannica fa quello che può per minimizzare, come ad esempio nascondere gli incidenti. Pare sia accaduto nel caso della collisione in Atlantico nel 2009 tra l’HMS Vanguard e un sottomarino francese, il Le Triomphant. Secondo il ministero della Difesa una cosa da qualche graffio alla vernice, ma i marinai a bordo pensarono di essere in punto di morte e secondo quel che hanno raccontato a McNeilly lo scontro danneggiò una vasta porzione dello scafo. E vicino al disastro l’equipaggio del Vanguard, che è il più vecchio e il primo costruito, c’è andato parecchie volte, tanto aver accumulato un numero impressionante d’incidenti.

Lo stato del dispositivo nucleare britannico così come emerge da rapporto McNeilly è desolante e i pericoli sottolineati sono enormi, come sempre quando si ha a che fare con armi e reattori nucleari. A prescindere da quanto concluderà l’inchiesta, è chiaro che gli standard britannici se sono questi non sono tollerabili e invece sono stati tollerati, esponendo la popolazione e gli equipaggi a rischi enormi. Altrettanto chiaro è che se il rapporto corrisponde al vero significa che l’incidente catastrofico, prima ancora che l’attentato, è dietro l’angolo e che potrebbe verificarsi anche prima che il parlamento di Londra si prenda la briga di decidere il destino dei Trident.

Pubblicato in Giornalettismo

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