Taliban de Milan

Posted on 17 maggio 2015

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Dopo la calata dei black bloc per l’apertura di Expo, la metropoli meneghina sembra ora devastata dall’azione delle sciure e degli umarell che con la scusa di rendere più bella Milano intendono in realtà fare tabula rasa di qualsiasi segno ne ferisca il grigiore uniforme, talibani che in nome della loro personalissima idea del decoro si battono senza soste contro la presenza in strada e negli spazi pubblici di persone e segni sgraditi. Sgraditi prima di tutto perché non compresi, da sempre infatti gli attivisti anti-degrado hanno pochissima comprensione dei problemi e delle manifestazioni di giovani, studenti e immigrati  e riservano loro solo aperta ostilità e iniziative di contrasto.

Sfonda di slancio i confini del ridicolo l’ultimo episodio che ha visto protagonisti questi paladini dell’ordine e della legalità, perché è inutile raccontarcela, loro sono assolutamente convinti di rappresentare le persone «perbene» e di battersi contro chi viola la legge. Ecco come lo racconta Repubblica:

Dopo le proteste dei residenti del quartiere, e dopo gli sberleffi e le critiche sui social network, il Comune di MIlano chiede scusa al writer Pao: un eccesso di zelo, quello dei volontari che, questa mattina, in via Cesariano, hanno cancellato un murales realizzato nel 2001 da Pao e da un’altra writer, Linda, mentre erano impegnati nell’iniziativa di ripulitura dei muri della città ‘Bella Milano’.

La signora che ha guidato gli umarell-vandali armati di pennello si può apprezzare nel video, assolutamente impermeabile a chi le spiega che sta verniciando un’opera voluta da istituzioni e residenti per riqualificare il giardino in piazza Santissima Trinità, non lontano dal parco Sempione, del tutto ignara che anche le serrande dei negozi della zona sono stati dipinte da artisti invitati nel quadro di iniziative simili. Eppure dice di abitare lì e di essere dell’Associazione Pro Arco Sempione, evidentemente più attenta a cercare bersagli che alla vita del suo quartiere. Così troviamo l’associazione schierata contro le  giostre, contro la movida, i murales e persino contro l’arte, soprattutto quella che i suoi iscritti non capiscono e che, secondo loro, porta degrado invece che valore in città.

Non per caso si ritrova la stessa associazione schierata anche contro il progetto che farà riapparire il «Teatro Continuo» di Alberto Burri , nell’esatta collocazione che lo ospitò tra il 1973 e il 1989 orima che fosse rimossa per volere dell’allora assessore all’Ecologia, la «verde» Cinzia Barone e di quanti dopo averla lasciata deperire la considerarono un rudere. Si tratta di una struttura-palcoscenico, con un basamento in cemento lungo 17 metri e largo 10, su cui poggiano 6 quinte laterali rotanti in acciaio dipinto. Il 2015 sarebbe il centenario dalla nascita del grande artista, che in teoria doveva essere celebrato ai massimi livelli, ma per ora non si sa neppure che fine abbia fatto il Comitato nazionale per le celebrazioni istituito con una legge del 2014, a febbraio se lo chiedeva Antonio Carnevale, su Panorama e ancora non si è saputo:

«Che ne è, ad esempio, del Comitato nazionale delle celebrazioni? Doveva «promuovere e diffondere, in Italia e all’estero, la figura, l’opera e l’attualità di Alberto Burri». Recitava così il Disegno di legge che ne immaginava l’istituzione: un documento presentato al Senato la vigilia di Natale del 2012, diventato legge nel 2014, e annunciato a gran voce dal ministro Dario Franceschini il 14 luglio scorso. Avremmo dovuto vedere i nomi il 1° ottobre. Li stiamo ancora aspettando».

Contro la ricostruzione dell’opera hanno presentato un esposto in Procura, sostenuto da mille firme, diverse associazioni cittadine. Secondo il presidente della Fondazione Perilparco Alberto Ferruzzi la ricostruzione permanente del «Teatro continuo» non solo verrebbe a disturbare il canocchiale ottico che unisce l’Arco della Pace al Castello Sforzesco, ma diventerebbe oggetto di «vandalismi», quindi meglio non costruirlo. E qui è il punto, perché dalle cronache e dalle discussioni appare evidente che i comitati temano che la piattaforma di cemento diventi ritrovo di drogati e nullafacenti com’era un tempo, meglio sarebbe piazzarla altrove, magari in periferia, comunque lontana dalla porta di casa dei 1.000 firmatari, che fatte le debite proporzioni per Milano sono i proverbiali 4 gatti, per quanto molesti e capaci di dar vita a 3/4 gruppi antidegrado nella stessa zona, perché non si sopportano nemmeno tra loro. Il Parco Sempione è da sempre spazio malfrequentato, con e senza l’opera di Burri, ma i comitati dicono che questa potrebbe diventare uno spazio apprezzato e vissuto dai cattivi, quasi che questi si materializzassero da altrove lontani, attirati dalle sirene dell’arte o dalla disponibilità di una piastra di cemento, non proprio una rarità per Milano.

Alla Procura della Repubblica hanno addirittura chiesto anche di «valutare quale possa essere il ritorno pubblicitario per la fondazione Burri in termini di incremento di valore delle opere ancora alienabili» e «quale valore pubblicitario in termini di notorietà e incremento della clientela ne possa ricavare lo studio NCTM», perché non ci possono credere che qualcuno sponsorizzi la ricostruzione dell’opera di Burri, e tra questi la fondazione dedicata al suo nome. Proprio come la sciura non ci poteva credere che i murales potessero piacere a qualcuno più dei muretti imbiancati di fresco e subito coperti di tag o che fossero addirittura un’opera qualificante lo spazio urbano. «Con grande stupore e rabbia» hanno appreso del Teatro di Burri quelli dell’Associazione Pro Arco Sempione, che lamentano: «La distruzione di una delle più belle vedute italiane» senza tema di sfidare il ridicolo.  E pensare che il Teatro Continuo sarebbe l’unico omaggio all’artista nel capoluogo lombardo e che Burri lo stanno celebrando più all’estero che a Milano.

A preoccupare e a fare più impressione sono la crassa ignoranza degli iscritti a comitati e comitatini e la rabbia e l’odio che esprimono questi zelanti e autonominati esponenti della Milano «per bene», già esibita anche in un altro video che ha destato raccapriccio, nel quale i talibani con pennello e spugnetta aggrediscono malamente una ragazza che ha l’unica colpa di non essere favorevole a Expo, e quindi è subito iscritta d’ufficio tra i delinquenti e trattata come nemmeno questi meriterebbero.

Non è questa la borghesia milanese, questa semmai è una classe media sempre più impoverita, incarognita e proletarizzata, sebbene con poca prole. Una classe di persone senza orizzonti che non vadano oltre qualche metro la soglia di casa, uno spazio sempre più angusto e asfittico all’interno del quale s’illudono di poter dettare le loro regole, almeno lì, sfogando la frustrazione per un sistema che li riduce all’impotenza e che concede loro sprazzi di visibilità solo quando si fanno utili pedine di questa o quella istanza politica, in genere a spese di qualche tradizionale capro espiatorio, dagli zingari ai «drogati», agli immigrati.

stringa

Carne da crociata, sempre pronti a sfogare il loro odio con l’arroganza tipica degli ignoranti, non per niente la sciura (P.s. che si è saputo poi che lavora per l’ufficio stampa del PD in regione e fa lo spin doctor) ha continuato a ripetere «abbiamo le autorizzazioni» anche dopo che i suoi vicini di casa e di quartiere le avevano spiegato che stava vandalizzando un’opera pubblica, ottusi soldatini che provano a nascondere le loro vergogne dietro inutili pezzi di carta come altri prima di loro hanno fatto dicendo di aver solo obbedito agli ordini.

Così una sciura mai stata moglie
senza mai figli, senza più voglie
si prese la briga e di certo il gusto
di dare a tutte il consiglio giusto.

E invece lei e chi l’accompagnava non sono stati capaci di distinguere un’opera di pubblico interesse dall’imbrattamento , e non per colpa della qualità dell’opera. L’ottusità di chi si sente paladino della legalità produce da sempre storie dal sapore kafkiano e gli animatori di questi comitati ne esibiscono in abbondanza, così la sciura e i suoi complici, a dispetto delle critiche e delle spiegazioni, hanno continuato imperterriti a vandalizzare l’opera realizzata da Pao e Linda nel 2001 e apprezzata dai residenti e dai bambini da oltre un decennio. Ignoranti, intolleranti e arroganti, vandali a loro insaputa, talibani pronti a distruggere l’arte che mal riconoscono come espressione di una cultura aliena od ostile, e quindi da distruggere, annullare, allontanare, in quanto minaccia all’omogeneità dei muri tutti grigi e dei milanesi per bene, i talibani della Madonnina, taliban de Milan.

P.s. La signora Stringa ha poi inviato ai media una lettera nella quale rivendica e ribadisce la piena legalità del gesto.

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