Il Datagate e la sorveglianza globale spiegati pene

Posted on 12 aprile 2015

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La sorveglianza di massa esiste ed è un problema sentito moltissimo dalle persone che si preoccupano del debordare della sorveglianza elettronica. Tra queste quasi tutti sono d’accordo che sia necessario comunicare, meglio di quanto non si sia fatto finora, la dimensione e la qualità del pericolo. A quasi due anni di distanza dalle rivelazioni di Edward Snowden tocca a un comico provare a muovere le leve della comunicazione in cerca di una breccia che permetta al messaggio di raggiungere i destinatari.

John Oliver è la star di Last Week Tonight e spesso anima The Daily Show, con Jon Stewart, e con il piglio tipico di queste trasmissioni ha affrontato Edward Snowden in un’intervista a Mosca, in un hotel proprio di fronte alla sede dei servizi russi.

Intervista che ha avuto un clamoroso successo e che si può apprezzare qui di seguito. In Russia Snowden vive dal 2013, quando la revoca del suo passaporto da parte americana e la sua elezione a traditore nazionale gli resero impossibile lasciare Mosca, dov’è rimasto grazie a un permesso annuale concesso da Putin, poi prorogato di altri tre anni.

A Snowden è stato offerto ufficialmente asilo dall’Ecuador e informalmente da diversi altri paesi, in particolare sudamericani, ma il dirottamento dell’aereo del Presidente boliviano Morales ha dimostrato che gli Stati Uniti e i loro alleati, compreso il nostro paese, sono pronti a violare persino l’immunità diplomatica di un volo di stato pur di catturarlo.

Gli Stati Uniti lo vogliono perché ha gettato luce sul programma di sorveglianza globale praticato dagli Stati Uniti, ma anche dalla Gran Bretagna e dagli alleati di Five Eyes: Canada, Australia e Nuova Zelanda. Programma imbarazzante perché in pratica consiste nell’intercettare e registrare il traffico di internet e della telefonia d’interi paesi. Il tutto motivato con la lotta al terrorismo, un’attività che dal 2001 a oggi ha permesso di sventare un (1, uno) «piano» terroristico e arrestare un tassista di origine somala che aveva spedito poco più di 8.000 dollari in Somalia. Tra i dati intercettati c’è tutto, compresi i traffici finanziari, la corrispondenza dei politici stranieri, le transazioni finanziarie attraverso il sistema SWIFT e altro ancora. Per molti, cittadini americani e no, Snowden è più semplicemente un eroe che si è sacrificato per rivelare al mondo l’estensione di un’attività che trascende evidentemente le esigenze di sicurezza dei paesi impegnati nell’impresa.

Tutte roba che finisce nei server americani e che lì resta praticamente a piacimento a disposizione di questa o quella agenzia, senza apparentemente inquietare molti, ne nei paesi spioni, ne in quelli maggiormente spiati, come il nostro. Come dimostrano scandali precedenti in materia gli Stati Uniti impiegano questi dati per trarre o far trarre alle proprie aziende vantaggi competitivi nelle gare negli appalti internazionali, successe ai tempi di Echelon ai danni di Airbus e probabilmente non ha mai smesso di succedere, l’aggravante del vecchio problema è che lo fanno anche i britannici. Posto che l’Europa, come altri paesi e regioni spiate, potrebbe provare a rendere più difficili tali attività, ma che non pare ce ne sia la volontà, l’unica breccia possibile nello stato delle cose è dalle parti degli Stati Uniti, dove peraltro agli americani non importa assolutamente nulla se il loro governo spia su quelli degli altri e nemmeno sulla totalità dei loro cittadini. La sorveglianza di massa però è tale perché non risparmia nemmeno gli americani, perché i dati degli americani viaggiano ubiqui insieme a quelli degli altri cittadini della rete, che per definizione non ha confini, e finiscono catturati insieme a quelli dagli strumenti di NSA e agenzie di spionaggio associate. Capacità alle quali ambiscono sicuramente molti altri governi e infatti gli strumenti per lo spionaggio elettronico vendono benissimo presso i regimi più famigerati che non si possono permettere un budget e i server da NSA.

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Dalle interviste a Times Square realizzate da Last Week Tonight, ma anche dai numerosi sondaggi sul tema, si ricava che gli americani hanno un’idea molto approssimativa di chi sia Snowden, quelli che sanno chi è, e una percezione del problema molto vaga posto dalla sorveglianza globale che li porta a non preoccuparsi per niente. Là come da noi, molti commentatori hanno prima concluso che «sono solo metadati» quelli raccolti dalle agenzie e infine si sono eclissati quando si è scoperto che invece catturano praticamente tutto o quasi. Alla vigilia del rinnovo del Patriot Act, che secondo i teorici della sorveglianza di massa giustifica questo tipo di spionaggio dei cittadini americani, la percezione di quanto sia in gioco e di cosa facciano davvero le agenzie americane è prossima allo zero e John Oliver ha cercato così di tradurre la questione per il volgo con l’esempio del pene.

Prima ha ricordato a Snowden quella parte di rivelazioni sulle dinamiche in NSA, che descrivono i dipendenti dell’agenzia intenti a gestire grosse quantità d’immagini e foto estremamente riservate:«Una volta hai detto in un’intervista che la NSA si scambia foto di persone nude». Rivelazioni confermate da Snowden che ha spiegato come «Non è visto come una gran questione nella cultura di NSA, perché si vedono foto di nudi tutto il tempo». La condivisione online di piselli e altri scorci anatomici dev’essere più diffusa di quanto sospettato anche dai sociologi più arditi, ma i dati di NSA non sono a disposizione della scienza e non lo sapremo mai, ma i contribuenti americani e britannici possono sicuramente vantarsi di possedere la più sterminata pornoteca amatoriale del pianeta

Snowden è apparso in discreto imbarazzo, non si aspettava di finire a parlare di peni e ha preferito tradurre dick con junk (spazzatura), riferendosi agli esempi proposti da Oliver che si è detto convinto del fatto che: «questo è il limite più visibile per la gente: possono vedere il mio pene?». E alla domanda Snowden ha risposto che sì, possono vederlo, possono conservarne le immagini e insieme a quelle anche le immagini e i messaggi di amici, parenti e conoscenti.

Possono vedere e conservare il pene degli americani e lo fanno, ancora di più lo fanno con i cittadini stranieri, possono sentire chiunque parlare del suo pene e sapere con chi ne parla e a chi manda la foto del suo pene, di tutti o quasi quelli che lo fanno. Messi davanti a questo aspetto della faccenda gli americani sentiti dai colleghi di Oliver sono improvvisamente diventati unanimi e hanno detto che no, il governo non deve raccogliere e conservare le foto dei piselli degli americani e probabilmente per una volta la considerazione può essere estesa a quelli degli stranieri.

La buona notizia, dice Snowden, è che non esiste un «Dick Pic Program», la cattiva e che esiste invece un programma che raccoglie e conserva anche le foto dei peni (e ovviamente delle vagine) che viaggiano in rete. Un’attività che nessuno ha ancora spiegato perché sarebbe lecita e a cosa dovrebbe servire al governo spendere miliardi di dollari per intercettare l’intero traffico in rete e conservarlo, per anni, in server che dovranno crescere esponenzialmente tenendo dietro all’evoluzione tecnica che porta a viaggiare sulla stessa infrastruttura ogni genere di messaggio e conversazione, comprese quelle telefoniche. Un’attività che è stata autorizzata in maniera dubbia, che è stata negata oltre l’evidenza e che il prossimo primo giugno potrebbe di nuovo essere validata, insieme al famigerato Patriot Act, per i prossimi cinque anni.

Difficilmente la pur brillante intuizione comunicativa di Oliver farà breccia nella coscienza degli americani e anche se lo facesse risulta abbastanza inverosimile che gli Stati Uniti decidano di smantellare un programma costato miliardi di dollari e che in effetti concede all’amministrazione e alle agenzie un enorme vantaggio sui paesi concorrenti e anche su quelli alleati. Sarebbe comunque un risultato rilevante, se la consapevolezza di queste attività si consolidasse nelle opinioni pubbliche, non tanto perché le persone possano decidere di limitare la spedizione online di peni e vagine, comportamento che non deve certo essere auto-censurato perché un governo s’impadronisce illegalmente di quelle immagini e i dipendenti delle sue agenzie ci si trastullano, quanto perché fino a oggi sembra proprio che Edward Snowden e il manipolo di attivisti che si sono battuti per rivelare al mondo la portata del Datagate abbiano fatto molto, ma non sono ancora riusciti a far capire alle opinioni pubbliche quali siano i limiti che sono stati superati mettendo insieme un tale apparato preposto alla sorveglianza di massa e a quali terribili conseguenze potrebbe condurre il lasciare che oscure agenzie lo gestiscano in segreto e senza alcuna supervisione, sia quella giudiziaria o quella parlamentare.

 

Pubblicato in Giornalettismo

 

 

 

 

 

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