Sorpresa, ora i giudici svedesi vogliono interrogare Assange a Londra

Posted on 13 marzo 2015

0



Dopo anni d’incomprensibili rifiuti, la procura di Stoccolma chiede d’interrogare Assange a Londra, come da sempre richiesto dagli avvocati dell’australiano barricato all’interno dell’ambasciata dell’Ecuador.

Sembra incredibile, ma dopo aver costretto Assange a vivere per oltre due anni all’interno dell’ambasciata dell’Ecuador per evitare l’estradizione in Svezia, ora la procura svedese dice che lo può interrogare anche a Londra. Tutto è nato dalle strane denunce di due donne svedesi che hanno avuto rapporti sessuali consenzienti con Assange e che poi sono andate alla polizia a raccontare una storia confusa di profilattici tolti e messi contro la volontà di una delle due, il procedimento l’avevo raccontato dettagliatamente in un articolo su Giornalettismo e nel suo aggiornamento sul blog, un procedimento attorno al quale si sono mossi personaggi molto discutibili, tanto da dare a molti, non solo ad Assange e al suo entourage, l’idea di un maldestro trappolone ordito ai suoi danni.

Assange era già stato sentito dai giudici svedesi in merito alla vicenda e aveva lasciato il paese con il loro permesso. Poi all’improvviso la procura di Stoccolma ha spiccato un mandato d’arresto intitolato a risentirlo come testimone, Assange non è mai stato imputato e nemmeno formalmente indagato. Assange, che nel 2010 si trovava in Gran Bretagna, ha sospettato una trappola, la Svezia ha leggi che le permettono di trattenere addirittura in isolamento e per periodi lunghissimi i sospettati e i giudici svedesi ne approfittano abbondantemente, in più Assange teme l’estradizione verso gli Stati Uniti. Per questo i suoi avvocati hanno chiesto alle autorità svedesi di escludere l’estradizione verso gli Stati Uniti, ma gli svedesi han detto di no.

Alla lunga invece è stata la giustizia britannica a dire di sì all’estradizione di Assange verso la Svezia, costringendolo a trovare rifugio presso l’ambasciata dell’Ecuador, dove dal 2012  vive assediato da un costoso cordone di poliziotti britannici da allora. Gli avvocati di Assange avevano anche chiesto che questi potesse essere interrogato a Londra, in teleconferenza o di persona, ma la risposta della Svezia era stata incredibile, visto che le autorità hanno sostenuto che non è una pratica adottata dal paese e che per lo stesso sarebbe umiliante. Peccato che non sia vero e che la Svezia usi le rogatorie internazionali come gli altri paesi europei, persino per interrogare un presunto criminale di guerra della ex Jugoslavia.

Oggi l’inattesa svolta, quello che non si poteva fare si farà e il procuratore capo Marianne Ny  ha offerto la disponibilità dei giudici svedesi a recarsi a Londra per interrogare Assange.  È appena il caso di far notare che una volta interrogato Assange il decreto di comparizione decadrebbe e con esso la richiesta d’estradizione verso la Svezia, ma che a quel punto ad Assange rimarrebbero pendenze minori con la giustizia britannica, alla quale si è sottratto rifugiandosi nell’ambasciata dell’Ecuador. Tutti inconvenienti che si sarebbero potuti evitare facilmente, se solo gli svedesi avessero voluto.

Pubblicato in Giornalettismo

Annunci
Messo il tag: ,