Il Pakistan riesce a fare notizia solo quando uccidono cento bambini

Posted on 18 dicembre 2014

2



La strage di ieri ha attirato di nuovo l’attenzione su un paese che invece meriterebbe ben altra attenzione, visto che è la vera culla dell’estremismo islamico da molto prima dell’undici settembre 2001. Il Pakistan è stato retto fin dalla partizione con l’India da una serie di dittature militari, a loro volta sostenute economicamente e politicamente dall’Arabia Saudita, fossero d’impronta islamista o più laiche come l’ultima del generale Musharraf. Dittature inframezzate da governi affidati a poche dinastie politiche locali, su tutte quella dei Bhutto, governi fallimentari e corrotti che hanno sempre spianato la strada al ritorno dei militari.

Il Pakistan e i suoi servizi sono stati accanto ai mujaheddin afgani prima e ai talibani poi. Se nel primo caso hanno avuto il consenso di Washington e i finanziamenti dei sauditi, sul secondo a lungo andare si è creata una frattura tra i due paesi, anche perché i servizi pachistani sono stati indubbiamente coinvolti nel disgraziato attacco dell’undici settembre, in quanto tra i finanziatori del gruppo che poi ha colpito gli Stati Uniti c’era proprio l’ISI il temibile servizio segreto pakistano.

Il Pakistan inoltre ha sviluppato un notevole arsenale nucleare, finanziato da Iran, Libia e soprattutto Arabia Saudita fin dagli anni ’70. In virtù di questo accordo Gheddafi possedeva e ha poi consegnato all’amministrazione Bush diversi materiali proibitissimi, l’Iran ha sviluppato un programma nucleare civile identico a quello pachistano e l’Arabia Saudita ha fatto sapere che può avere le atomiche pachistane quando vuole, se non le ha già, visto che i missili per lanciarli, appena qualche decina e del tutto inutili per le testate convenzionali, le ha già da tempo. Quando nel 2004 si scoprì il traffico con Iran e Libia finì che a prendersi la colpa fu A. Q. Kahn, il padre del programma atomico pachistano, che secondo la vulgata avrebbe fatto tutto da solo e del tutto inosservato, anche se era accusato già da un decennio da diverse agenzie internazionali di lavorare alla proliferazione nucleare, anche se pare improbabile che abbia potuto trasportare materiale sorvegliatissimo, usando i mezzi dell’aeronautica militare, senza che il governo e i potentissimi servizi lo sapessero. Ma la notizia è passata così, in cavalleria, tanto in cavalleria che ancora nel 2011 c’era chi «supponeva» sulla stampa che l’Iran si procurasse il necessario per il suo programma nucleare nelle ex repubbliche sovietiche. Anche Washington ha fatto finta di crederci, ma alle sue richieste d’interrogare Kahn è stata data risposta negativa e lo scienziato se l’è cavata con una confessione pubblica e un po’ di arresti domiciliari nella sua villa.

Il Pakistan non fa notizia nonostante dal 2003 al 2014 abbia visto 55.000 persone morire in atti di terrorismo. Numeri da paese in guerra anche quelli del 2014, con 5.000 morti, un numero di fronte al quale impallidisce persino la strage di ieri. Ma non sono i talebani il peccato originale, i talebani semmai sono la manifestazione di un male antico che affligge un paese diviso e incapace d’esprimere una classe politica meno che rapinosa. Tutti i governi civili più recenti sono finiti travolti da scandali e corruzione, lo stesso marito di Benazir Bhutto, che diventò primo ministro al posto della moglie uccisa in un attentato in campagna elettorale, era conosciuto già da prima di salire al potere come «Mister 10%», dalla percentuale  che pretendeva su opere e contratti pubblici, non stupisce che il suo governo si sia rivelato un fallimento invece dell’atteso riscatto dell’amministrazione civile dopo che Musharraf e i militari erano stati spinti da Washington verso un «ritorno della democrazia» che han visto in pochi.

L’esercito è rimasto così l’unico collante e l’unica istituzione pubblica funzionale, ha deciso in autonomia le periodiche campagne estive contro il Waziristan e ha assecondato i bombardamenti con i droni da parte americana in territorio pachistano. Ma l’esercito è anche stato l’unico ad attivarsi in occasione delle calamità militari e, vista la qualità delle amministrazioni civili, nelle considerazioni dei pachistani resta l’unica istituzione sulla quale si può relativamente contare. Anche per questo i talibani hanno preso di mira una scuola gestita dai militari, che sono attivi in numerose attività e controllano anche buona parte dell’economia, con i quali hanno sempre avuto un rapporto complesso.

I talibani pachistani non sono infatti molto diversi dal resto del paese, divisi, scarsamente affidabili, ma estremamente violenti, presi un gruppo alla volta sono stati tutti più o meno  alleati e anche nemici dei militari o di questa o quella «corrente» all’interno dell’esercito. E non sono i soli a spargere sangue, in Belucistan c’è un forte movimento autonomista armato e gli stessi gruppi d’ispirazione islamica in Kashmir, che il governo ha nutrito per decenni in funzione anti-indiana, hanno finito per alimentare il fenomeno dell’estremismo di stampo wahabita che insanguina il paese e ha fatto del Waziristan e delle zone autonome al confine con l’Afghanistan, un santuario nel quale si sono addestrati, istruiti e armati buona parte degli uomini di al Qaeda prima e dell’ISIS poi.

In quest’ottica l’annuncio dell’ennesima offensiva contro i talibani nascosti sulle montagne non è destinato a cambiare molto, così come non servirà a molto l’idea di togliere la moratoria alla pena di morte per gli atti di terrorismo, visto che anche gli uomini che ieri hanno fatto strage nella scuola di Peshawar erano già votati alla morte e non si sono fatti catturare vivi. C’è poi da considerare che dopo oltre 3.000 persone uccise dagli «omicidi mirati» dei droni americani, tutte esecuzioni senza processo, la minaccia perde ulteriormente di peso e qualità. Difficile fornire una soluzione o immaginare una via d’uscita dal caos pachistano, ma qualunque soluzione gradita all’Occidente passa inevitabilmente per l’emancipazione del paese dalla dipendenza dai sauditi, che oltre a sponsorizzare il programma nucleare fornisce petrolio a prezzo scontato e periodiche iniezioni di miliardi nei momenti di crisi. Un’evoluzione che però al momento pare del tutto improbabile.

Pubblicato in Giornalettismo

Annunci
Messo il tag: ,