Record di homeless bambini per gli Stati Uniti

Posted on 2 dicembre 2014

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Negli Stati Uniti secondo il rapporto del National Center on Family Homelessness «America’s Youngest Outcasts», vi sono due milioni e mezzo di bambini senza casa. Un numero che dagli anni ’80 in poi non ha fatto che crescere.

Quanti siano gli homeless negli Stati Uniti è materia contesa, perché il governo adotta criteri molto stretti che limitano il numero a mezzo milione di persone, mentre i dati rilevati dalle associazioni dedicate al problema estraggono dai censimenti e dai dati governativi l’evidenza che siano milioni. Se i bambini che nel corso dell’anno scorso sono due milioni e mezzo secondo il rapporto «America’s Youngest Outcasts», uno ogni trenta bambini americani, il numero complessivo s’avvicina ai 10 milioni, ben lontano anche dal milione e mezzo citato dal recente U.S. Department of Housing and Urban Development’s 5th Annual Homeless Assessment Report to Congress, la fonte governativa che si è spinta più in alto.

La straordinaria modestia delle statistiche governative è figlia della parallela modestia dell’assistenza che il governo federale e quelli locali forniscono agli americani rimasti senza casa, i rifugi per gli homeless sono infatti in grado di coprire appena una frazione delle esigenze reali. Ora il numero dei senza casa negli Stati Uniti è arrivato a livelli da Grande Depressione e rimane in crescita da quando negli anni ’80 ha cominciato a spuntare negli Stati Uniti dopo decenni nei quali la condizione degli homeless non dipendeva dall’impossibilità di avere un’abitazione per milioni di americani.

Impossibilità alimentata da precise scelte politiche ed economiche, che negli anni seguiti alla crisi hanno mostrato prevedibili limiti. Così, mano a mano che le banche procedevano con gli sfratti delle famiglie insolventi alle quali avevano concesso mutui impossibili e si demolivano le case pignorate che non comprava più nessuno, milioni di americani si sono trovati senza più casa e senza più speranza di trovarne un’altra. Tra loro la presenza dei bambini è una piaga nella piaga, perché la condizione di homeless incide sia sulla frequenza scolastica che sul loro equilibrio mentale, per non parlare della voragine di opportunità che li separa dai compagni che vivono situazioni meno precarie o della maggiore facilità con la quale s’ammalano o finiscono per avere problemi con la giustizia.

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Gli homeless americani, e in particolare le famiglie, non vivono nei rifugi pubblici, dove i minori non sono ammessi. Per tenere insieme le famiglie ai genitori non resta quindi che cercare soluzioni di fortuna, vagando da un motel all’altro quando ci sono i soldi e risolvendo alla meno peggio o grazie alla comprensione di amici e parenti, quando questi mancano. I dati del rapporto, ricavati da quelli del U.S. Department of Education (DOE) e del Census Bureau, dicono inoltre che ci sono bambini senza casa in tutti gli stati e tutte le contee degli Stati Uniti, ma che la situazione è molto diversa da stato a stato e, come spesso accade negli Stati Uniti, è molto più facile per un nero diventare homeless che per un bianco.

C’è poi una differenza enorme in come i singoli stati affrontano il problema, se a Nord e a Est il fenomeno risulta contenuto, negli Stati a Sud e a Ovest, persino nella ricca California, l’attenzione agli homeless resta bassa anche se il fenomeno assume dimensioni enormi. Una disattenzione ancora più colpevole considerando che a rimanere senza casa sono i più poveri, in particolare neri e latini, e tra questi le madri single con figli, che oltre a dover sfuggire alla miseria spesso sfuggono dalla violenza domestica, che negli Stati Uniti ha raggiunto livelli mai registrati prima e che anch’essa è figlia della tensione che vivono le famiglie povere e dello shock del fallimento nell’assicurare alla propria famiglia condizioni di vita decenti.

Nella sola California ci sono mezzo milione di bambini che non hanno una casa e che vivono seguendo i genitori – ricordate il film La ricerca della felicità di Gabriele Muccino con Will Smith? Raccontava una storia di questo tipo -, spesso solo la madre, da un riparo di fortuna all’altro. Solo Alabama e Mississippi, stati storicamente poveri e con un’elevata presenza di residenti di colore, fanno peggio, ma il problema per ora non sembra suscitare l’interesse delle autorità, anche perché gli homeless, oltre che dimenticati, sono spesso invisibili e sconosciuti ai servizi sociali, che già faticano a farsi un’idea del problema.

Problema che ha le sue radici nell’evidente mancanza di opportunità per poveri e drop out, ma anche nella storica discriminazione tra bianchi e neri, che nessuna «affirmative action» è riuscita a correggere, tanto che un bambino nero ha 29 volte la possibilità di finire per strada rispetto a un coetaneo bianco. E con quella aumentano altri pericoli, circa il 25% dei bambini senza casa in età pre-scolare soffre di disturbi mentali, percentuale che cresce al 40% tra quelli in età scolare. Rimediare si potrebbe, ma per ora le associazioni che si battono per la difesa degli homeless sono ancora fermi alla battagli sui criteri da adottare per la loro definizione e quindi poter far accedere gli homeless, almeno in potenza, agli scarsi aiuti sociali attualmente e

Pubblicato in Giornalettismo

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