Lorenzin e il regolamento bocciato (anche) perché è scritto malissimo

Posted on 2 dicembre 2014

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Oltre ai rilievi di merito, quali su tutti il dubbio sul fatto che l’intesa con la Conferenza Stato-Regioni; prevista come obbligatoria prima del varo del decreto; sia stata effettivamente raggiunta, colpisce come il Consiglio di Stato abbia invitato il Ministero della Salute a riscrivere lo «Schema di Decreto recante regolamento sulla definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera» in un italiano comprensibile e possibilmente evitando incoerenze logiche, quali ad esempio considerare nel triennio che si concederà alle aziende ospedaliere per adeguarsi, anche l’anno appena trascorso. La notizia è passata praticamente inosservata, anche se il lancio di AdnKronos Salute del 19 scorso offriva spunti decisamente salaci nel riportare le conclusioni e la censura degli alti magistrati:

Brutta figura per il ministero della Salute. Il regolamento sugli standard ospedalieri – schema base della riforma della rete ospedaliera e pilastro portante del Patto della Salute – va riscritto. Non va bene, ed è pieno di errori da matita rossa: sintassi che non fila, punteggiatura sbagliata, eccesso di termini stranieri. A stabilirlo è il Consiglio di Stato (parere interlocutorio 03453 del 6/11/2014), che invita di fatto il ministero della Salute a rimettere mano al regolamento, con il quale, ad esempio, si indica alle Regioni il parametro della dotazione dei posti letto ospedalieri a carico del Ssn a un livello non superiore a 3,7 posti letto per mille abitanti, comprensivi di 0,7 per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie.

Secondo i giudici di Palazzo Spada il testo fa acqua da tutte le parti. “Sul piano generale – recita il parere – va rilevato come l’intero provvedimento (ivi compreso l’allegato) si caratterizzi per una scrittura assai lontana dai buoni canoni di un periodare piano, comprensibile a prima lettura ed elegante e per un uso assai frequente di acronimi e di espressioni in lingua straniera, il cui ricorrere – secondo le regole della redazione dei testi legislativi – andrebbe vietato“. E ancora: “Inoltre – scrivono i giudici – andrebbe riscritta inserendo anche una corretta punteggiatura, tutta l’ultima parte, in modo da renderla più perspicua”.

Tra i richiami dei giudici del Consiglio di Stato ce n’è anche uno che riguarda l’uso delle parole maiuscole e minuscole. In un passaggio del parere si legge infatti che “l’Amministrazione dovrebbe decidere se la parola “regioni” debba essere scritta con l’iniziale maiuscola o minuscola

Un richiamo sostanziale riguarda invece il periodo di applicazione del regolamento: “Si dovrebbe tener conto – si legge nel parere del Consiglio di Stato – che, del triennio 2014-2016, il primo anno è ormai già interamente trascorso, sicché, se si vuole concedere alle Regioni un triennio per attuare il programma di riduzione della dotazione di posti letto, dovrebbe essere quello 2015-2017

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