Il delirio razzista di Andrea Sala, sindaco di Vigevano

Posted on 28 novembre 2014

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Il sindaco di Vigevano Andrea Sala, della Lega Nord, pubblica un messaggio su Facebook nel quale tutto orgoglioso racconta di come ha negato il permesso per un banchetto a favore della pace in piazza, perché a chiederlo è stato un musulmano. Tutto orgoglioso di se stesso, abbondando di caps lock ed esclamativi, il sindaco ha poi condito il tutto con i soliti «ragionamenti» da razzisti per giustificare la sua fiera presa di posizione.

 MI AUGURO CHE SIA UNO SCHERZO: COMUNQUE DICO LA MIA !!!
Il Comune riceve in posta elettronica la richiesta di un islamico che, preso dalla voglia di pace, chiede di fare uno stand in Piazza. A stretto giro ecco la mia risposta:
“Mi auguro che la Sua richiesta sia il classico scherzo, in quanto questa Amministrazione non intende concedere ad estranei, non conosciuti, l’uso di spazi pubblici, soprattutto in presenza di confessioni religiose che in questo momento storico sono agli onori della cronaca per alcune devianze fanatiche.
Quando i Paesi a guida islamica accetteranno il concetto di reciprocità, se ne riparlerà.
Le regole professate dalla Vostra religione sono abbastanza disallineate con le regole di convivenza civile che si riscontrano nella nostra società (in cui esiste la parità uomo-donna), pertanto La invito a rivolgersi al Suo Paese di provenienza dove troverà la necessaria attenzione.”

Questa esibizione d’inciviltà e pessimo gusto pone diversi problemi, il primo e il più rilevante dei quali è rappresentato dall’art. 3 della Costituzione (Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali) e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo recepita dal nostro paese. Il sindaco Andrea Sala discrimina platealmente in base alla religione e questo è un reato, sia per le leggi italiane che per quelle europee e internazionali.

Sala probabilmente lo sa e ci marcia mirando a un target preciso, se non lo sapesse o non se ne rendesse conto sarebbe peggio, ma è chiaro che siamo nel campo della propaganda politica anche dalla frase che invoca la reciprocità. Si tratta di un trito espediente dei leghisti, che altro non significa che poiché «loro» sono intolleranti nei confronti delle altre fedi, allora anche «noi» siamo legittimati a trattare loro in maniera parimenti intollerante e discriminatoria. Un po’ come dire che la nostra «superiore civiltà» dovrebbe abbassarsi a un livello inferiore per far «loro» dispetto fino a che non si convinceranno ad allinearsi a una superiorità che a quel punto per «noi» sarà un ricordo. Allo stesso modo il richiamo alla parità uomo-donna è ipocrita e malposto, se a fare la richiesta fosse stata una donna il sindaco magari avrebbe evitato la frase, ma difficilmente avrebbe concesso il permesso. Resta poi da capire perché in nome della reciprocità si rifiutino le iniziative di pace e non d’affidare il controllo della compagnia di bandiera a chi finanzia il terrorismo variamente islamico, ma sono questioni che al leghista medio non interessano e Sala e i suoi lo sanno.

Anche l’invito a « rivolgersi al Suo Paese di provenienza» è poi una bestialità, se il «musulmano» fosse nato in Italia o fosse un italiano convertito Sala gli avrebbe negato il permesso comunque in quanto musulmano. Si tratta quindi di una fila di pretesti che parte dall’ostracismo per gli «estranei, non conosciuti», quasi che la concessione degli spazi pubblici debba essere concessa solo ad amici e conoscenti e alle iniziative gradite dal sindaco, e culmina in una plateale esibizione di razzismo. Una manifestazione, rivolta al pubblico e aggravata dal fatto di provenire da un pubblico ufficiale, che ora probabilmente raccoglierà denunce e l’inevitabile interesse della magistratura.

Pubblicato in Giornalettismo

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