Come l’Italia non si ritira dall’Afghanistan

Posted on 23 novembre 2014

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L’annunciato ritiro dall’Afghanistan non ci sarà, il contingente italiano sarà ridotto, ma resteranno 500 militari e senza una scadenza temporale per la loro permanenza.

Il ministro della Difesa Roberta Pinotti aveva annunciato già a maggio che l’Italia avrebbe potuto «essere parte attiva» della nuova missione, questa volta non più militare in Afghanistan, una volta completato il ritiro delle nostre truppe inquadrate nel contingente Isaf. Ora sembra però che l’orizzonte della missione sia mutato e che nel paese resteranno 500 militari italiani. Steso discorso per la Germania, che ne lascerà 850 e che ne aveva 3.200 contro i nostri 1.800.

Un portavoce tedesco ha confermato che i tedeschi continueranno a essere responsabili per la missione internazionale nel Nord del paese e l’Italia similmente continuerà a conservare un contingente nella provincia di Herat, dove inizialmente si pensava di lasciare solo 200 uomini: «Rispetteremo gli impegni presi. Ho proposto una media di 500 militari da mantenere in Afghanistan nel 2015» ha spiegato ai giornalisti il ministro della Difesa italiano a Bruxelles. Proposta che dovrà essere approvata dal parlamento, ma che non si vede come non potrebbe esserlo. I militari americani rimarranno nel paese «coperti» dal Bsa (Bilateral security agreement) appena firmato dal nuovo presidente Ashraf Ghani, insieme a questo trattato ne è stato firmato anche uno analogo, il Sofa (Status of force agreement), tra Nato e Kabul, alle stesse condizioni. I due accordi regolano lo status delle forze straniere nel paese e garantiscono loro l’immunità pressoché assoluta dalle pretese afghane.

La differenza semantica è che dal 2015 la missione NATO sarà intitolata alla «assistenza» e non più al «combattimento», per il resto il panorama cambia solo numericamente rispetto al 2014, anche le truppe americane che affiancano l’ISAF e operano autonomamente caleranno di numero, ma non ci sarà nessun ritiro dal paese. La decisione è comprensibile ed era attesa, le forze armate afghane non sembrano ancora in grado di resistere ai talibani senza assistenza e gli oltre 30.000 militari occidentali che rimarranno nel paese hanno una funzione che va ben oltre quella di addestrarli. Il «ritiro dall’Afghanistan» si conferma così ancora una volta un miraggio che si sposta sempre più avanti nel tempo, dal 2001 a oggi l’investimento in uomini e capitali non è riuscito a bonificare il paese dalla presenza dei talibani e nemmeno a insediare a Kabul un governo in grado di reggere il paese senza un robusto sostegno economico e militare esterno.

Pubblicato in Giornalettismo

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Posted in: Afghanistan, Italia