La Svezia ha respinto il ricorso di Julian Assange

Posted on 20 novembre 2014

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Ennesimo appello degli avvocati di Julian Assange, il leader di Wikileaks, ed ennesimo diniego da parte dei tribunali svedesi, che più di tre anni fa hanno emesso un mandato di cattura internazionale per ri-sentirlo in qualità di testimone in un caso che non è mai stato aperto, e per il quale non sono mai state formalizzate accuse a suo carico.

Julian Assange è assediato da due anni nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, inseguito da un ordine d’estradizione della magistratura britannica in esecuzione di un mandato di comparizione svedese. L’Ecuador gli ha offerto asilo politico, ma non può raggiungere l’Ecuador senza rischiare l’arresto da parte dei britannici, che si sono rifiutati di offrirgli un passaggio sicuro. La giustizia svedese lo cerca per interrogarlo in proposito alle dichiarazioni di due giovani svedesi, con le quali Assange avrebbe avuto rapporti sessuali consenzienti e che poi si sono rivolte ai giudici, ma sarebbe meglio dire sono state portate dai giudici, ai quali hanno raccontato i comportamenti di Assange a letto. Comportamenti che per la legge svedese potrebbero equivalere a a uno stupro qualora fossero denunciati e provati, come non comunicare tempestivamente la rottura di un profilattico, ma che per ora non hanno prodotto una sola accusa, nemmeno da parte delle presunte denunciati. Assange, che all’epoca dei fatti si trovava in Svezia, è già stato sentito dalla procura di Stoccolma, che non lo ha fermato e non gli ha imposto provvedimenti restrittivi.

Poi Assange ha lasciato la Svezia e ai giudici svedesi è venuta la necessità di sentirlo di nuovo, così hanno formalizzato un ordine di comparizione che poi si è tradotto in un ordine di cattura internazionale. Assange a quel punto ha temuto il peggio, anche perché la legislazione svedese è ampiamente criticata dall’Unione Europea perché permette la detenzione, anche in isolamento, praticamente a discrezione delle procure, che poi possono istruire o meno il processo prendendosi il tempo che vogliono.

Assange sospetta anche che gli svedesi possano consegnarlo agli americani, che in teoria non hanno giurisdizione su di lui e nemmeno lo possono imputare utilmente del crimine di giornalismo, ma che ugualmente potrebbero detenerlo per anni o arrivare addirittura a condannarlo per qualcosa che ancora non si sa, perché in materia di «terrorismo» e sicurezza nazionale ora gli Stati Uniti hanno le incriminazioni segrete e i giudizi segreti, nei quali è difficile difendersi anche se innocente. La Svezia ha precedenti specifici in materia, nonostante la fama di paese rifugio per i perseguitati per motivi politici. Alla richiesta di Assange di garantire che non sarà estradato negli Stati Uniti, gli svedesi han detto che non si può fare fino a che non si porrà il caso, se si dovesse mai porre.

Il tribunale svedese oggi ha detto che i crimini di cui è sospettato Assange sono seri e questa è una novità, perché finora la giustizia svedese non lo ha mai definito un sospettato, ma solo un testimone. Inoltr secondo il tribunale c’è il rischio che Assange scappi, anche se ora non è proprio nella disponibilità dei giudici svedesi o di altri e che quindi i rischi della mancata detenzione eccedono le tutele concesse ai suoi diritti. Assange si è sempre offerto di testimoniare a distanza, ma i giudici svedesi, che pure hanno concesso tale opportunità persino a un ex militare serbo accusato di stragi orrende, gli hanno rifiutato la possibilità.

Nemmeno l’interessamento del ministro degli esteri britannico, stanco di assediare l’ambasciata dell’Ecuador da anni, è riuscito a smuovere il governo svedese, che si è rifugiato dietro la competenza esclusiva e l’autonomia dell’apparato giudiziario. Che nella sentenza non ha potuto fare a meno di notare la mancanza di altre iniziative da parte della procura di Stoccolma, che sembra essere più interessata alla caccia ad Assange che a portare avanti il caso e decidere se abbia o no rilevanza penale, un comportamento che in teoria offende i diritti delle presunte vittime del caso, se esistono. Anche il capo dell’avvocatura svedese, Anne Ramberg, si era espressa in maniera molto critica e ha definito il caso «un circo», richiamando i procuratori a un ragionevole ed equo compromesso, ma non è servito a molto.

Pubblicato in Giornalettismo

 

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