In Burkina Faso i militari promettono di cedere il potere ai civili

Posted on 5 novembre 2014

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Il tenente colonnello Isaac Zida oggi ha dichiarato che cederà il potere a un governo guidato da un leader che abbia il «consenso» generale, dopo che gli Stati Uniti, la Francia e l’Unione Europea avevano espresso un secco no a un governo di transizione guidato dai militari e dopo che dall’Unione Africana è arrivata l’intimazione a cedere entro due settimane il potere a un governo civile.

Zida ha preso il potere dopo il rovesciamento dell’ex presidente-dittatore Blaise Compaorè per mano della folla, che dopo due giorni di proteste ha preso d’assalto il parlamento, le sedi del partito di governo e le abitazioni degli uomini più in vista del regime, comprese quelle della famiglia Compaoré.

Vice comandate della guardia presidenziale, ha arrestato il capo di stato maggiore che si era autoproclamato presidente e poi ha fatto lo stesso, esibendo il consenso dei militari in un documento firmato dallo stesso Traoré. A molti è sembrato che un golpe interno al regime abbia approfittato dell’impeto della «rivoluzione» per sostituire il tiranno salvaguardando il resto del suo sistema di potere e affidando a uno dei suoi fedelissimi la guida del paese.

Zida però ha dovuto superare la concorrenza dell’ex generale Lougué, beniamino della folla, e del generale Traorè, che si era dichiarato presidente dopo aver messo agli arresti Lougué che lo aveva preceduto. Ieri la giornata si è aperta con massicce manifestazioni di protesta contro Zida, seguite da due distinte iniziative che hanno portato Kouamé Lougué e Sanan Sérémé, rappresentante dell’opposizione, presso gli uffici della televisione di stato per la loro proclamazione a capi del processo di transizione. La televisione non era in grado di trasmettere a causa dei danni subiti durante i moti dei gironi scorsi e dopo poco sono arrivati i militari che hanno mandato a casa tutti, Sérémé poi ha dichiarato che lei non voleva fare nessun annuncio e che l’hanno portata lì a forza.

Zida a questo punto ha preso atto dello scarso spazio di manovra che gli rimane e ha fatto buon viso a cattivo gioco, annunciando che il processo di transizione sarà guidato da un leader che abbia consenso e sotto l’occhio attento dei militari, «garanti» della quiete. Zida ieri ha incontrato i rappresentanti della politica e oggi è a confronto con i leader tradizionali e religiosi e si spera che i colloqui possano essere più produttivi di quelli dei giorni scorsi. Zida ha anche chiarito che ulteriori fughe in avanti e auto-proclamazioni, se ne sono contate quattro oltre alla sua da quando Compaoré ha lasciato per l’esilio in Costa D’Avorio, saranno «severamente punite».

Pubblicato in Giornalettismo

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