Pubblicato il Dossier statistico sull’immigrazione 2014, calano gli immigrati

Posted on 4 novembre 2014

2


Il Dossier statistico immigrazione 2014 realizzato dall’Idos per conto dell’Unar (l’Ufficio nazionale anti-discriminazioni istituito dalla presidenza del Consiglio) smentisce i più triti luoghi comuni sull’immigrazione nel nostro paese e, semmai, conferma quelli che indicano il nostro paese come quello nel quale la propaganda razzista ha fatto breccia, convincendo molti che esista una «invasione» d’immigrati, per di più dediti al crimine, che non ha alcun riscontro nella realtà.

Una recente ricerca internazionale ha piazzato il nostro paese al primo posto per «index of ignorance», gli italiani sentiti nel sondaggione internazionale si sono detti convinti tra l’altro che in Italia il 30% delle popolazione sia composto da immigrati, numero che invece si attesta intorno al 7%. Il Dossier statistico sull’immigrazione 2014 realizzato dall’Idos per conto dell’Ufficio nazionale anti-discriminazioni istituito dalla presidenza del Consiglio (UNAR) smentisce anche la bugia secondo la quale sarebbe in atto una vera e propria «invasione» di immigrati, ma anche quello per il quale gli immigrati «rubano il lavoro agli italiani», nel 2013 i visti per motivi di lavoro sono stati 25.683 per il lavoro subordinato e 1.810 per quello autonomo. Mentre ben 76.164 sono stati rilasciati per «ricongiungimento familiare», che significa che gli stranieri che ultimamente entrano in  Italia hanno già un nucleo familiare radicato nel nostro Paese. (P.s. e che il loro mix è oggi meno caratterizzato dalla preponderanza di maschi in età da lavoro, che è anche il cluster demografico più «criminogeno» perché donne vecchi e bambini delinquono molto meno).

E non arrivano dal mare, perché le frontiere dove si è registrata la maggior pressione non sono state quelle marittime (solo il 2,2 per cento dei casi), ma quelle terrestri (84,3 per cento) e quelle aeroportuali (13,5 per cento). La temuta «invasione» non c’è solo in Italia ma nemmeno nell’intera Europa: dal 2008 al 2013 il numero dei migranti respinti dall’Europa si è dimezzato (da 634.975 a 327.255), nonostante nel periodo le misure di contenimento sia state aumentate ovunque.

Anche i dati relativi alla criminalità smentiscono il luogo comune secondo il quale gli immigrati delinquono di più degli italiani, o che addirittura giungono nel nostro paese perché qui godono dell’impunità. False credenza alimentata esibendo il numero dei detenuti, che però è influenzato dal fatto che molti tra gli immigrati non hanno accesso alle misure alternative al carcere, come ben illustra il caso di Stefano Cucchi, preso per «albanese» dal sistema giudiziario e trattenuto in carcere anche se aveva una residenza alla quale avrebbe dovuto, di regola, essere assegnato ai domiciliari. I dati sono quelli elaborati dalla Direzione centrale di polizia. Il sistema di rilevazione e di raccolta dati è stato messo a punto dal 2004, il confronto parte da quella data fino al 2012 e il risultato è  che le denunce contro gli italiani sono passate da 467.345 a 642.992 (più 37,6%), mentre quelle contro gli stranieri da 224.515 a 290.902 (più  29,6%).

perception-770x543

Incrociando il  dato con quello dell’andamento demografico dello stesso periodo, si scopre che la popolazione italiana è leggermente diminuita mentre il numero di stranieri presenti nel nostro territorio è passato da due milioni 210mila a quattro milioni 387mila. Il risultato è che a fronte di un raddoppio del numero di stranieri, l’incremento delle denunce è stato inferiore al 30 per cento. Non è vero quindi che arrivino più immigrati e nemmeno che lo facciano perché attirati dal «lassismo» delle nostre leggi, è vero semmai che agli immigrati non si persona nulla e che spesso c’è la gara a proporre misure afflittive nei loro confronti, come il reato di clandestinità. C’è inoltre da considerare che circa il 17 % delle denunce a carico degli stranieri si riferisce a un reato specifico del loro status, come la violazione della normativa sul soggiorno, un reato che gli italiani ovviamente non possono compiere e che invece vede diversi immigrati cumulare denunce a ripetizione, insieme a quelle per piccoli reati perché incapaci di trovare qualsiasi alternativa una volta bollati come criminali. Per gli immigrati infatti è molto più difficile trovare lavoro che per gli italiani, altro dato che smentisce la vulgata secondo la quale «rubano lavoro» agli italiani. In effetti i crimini più remunerativi restano saldamente patrimonio degli italiani, truffe finanziarie, corruzione e tangenti restano in mano al made in Italy.

È vero invece  che gli immigrati contribuiscono in modo rilevante al pagamento delle pensioni degli italiani pur beneficiandone in maniera modestissima. L’età media dei lavoratori stranieri presenti in Italia è infatti 31,1 anni, mentre quella degli italiani è di 44,2 anni. Nel 2025 gli stranieri pensionati saranno uno ogni 25, mentre gli italiani pensionati sono già oggi uno ogni tre, il che significa che i versamenti dei contributi effettuati dagli stranieri (8,9 miliardi nel 2009), sono per larga parte destinati al pagamento delle pensioni degli italiani.

Annunci