Il record del Burkina Faso, tre golpe in un giorno

Posted on 1 novembre 2014

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Giornata densa quella di ieri per gli abitanti del Burkina Faso, che hanno visto ben tre candidati alla presidenza auto-nominarsi capo dello stato e tutori della di quella che dovrebbe essere la «transizione» da un quadro politico dominato dal partito unico un tempo dominato da Blaise Compaoré a un sistema più aperto e democratico. Parole sulla sincerità delle quali non c’è da scommettere.

La giornata di ieri si era aperta con la dichiarazione del presidente Compaorè che dichiarava lo stato d’emergenza e si dichiarava tutore del processo di transizione, aggiungendo poi che non si sarebbe candidato. Compaorè era al potere da 27 anni, da quando con un golpe prese il posto di Thomas Sankara, suo compagno in un rivoluzione giudicata troppo fuori sintonia con Parigi. Compaorè ha privatizzato quel che Sankara aveva nazionalizzato, ha consegnato il paese alle politiche del Fondo Monetario e ha stretto la sua morsa sul paese, riuscendo pure a sopravvivere alle successive tornate elettorali grazie a brogli tanto efficaci che l’ultima volta che è stato eletto presidente ai seggi è andato meno del 10% degli aventi diritto.

La costituzione però gli impediva di ricandidarsi alle elezioni previste per l’anno prossimo, così Compaoré che ha 63 anni e ancora voglia di rimanere al potere ha organizzato un referendum costituzionale per eliminare lo scomodo limite. Ma a questo punto è successo qualcosa d’imprevisto e la popolazione si è ribellata in massa e, dopo due giorni di manifestazioni, è passata alle vie di fatto saccheggiando il parlamento, gli uffici del partito di governo e anche le abitazioni degli uomini più in vista del regime. Compaoré ha fatto finta di avere tutto sotto controllo e ha reagito proponendosi ancora una volta come l’arbitro della vita nazionale, ma non l’ha ascoltato nessuno, anche la Francia in qualità di referente coloniale e arbitro delle vicende nel paese lo ha invitato a dimettersi e basta.

Zida in compagnia di alcuni giovani che ha presentato come i rappresentati della società civile, che lo sosterrebbe

Zida in compagnia di alcuni giovani che ha presentato come i rappresentati della società civile, che lo sosterrebbe. In copertina mentre arringa la folla

 

Beniamino della folla è l’ex generale e l’ex ministro della difesa Kouamé Lougué, già in rotta con il regime, che nelle interviste si diceva pronto a rispondere alla «volontà del popolo» e a farsi garante della transizione, ma invece è spuntato il generale Traoré, capo di stato maggiore, che si è autoproclamato presidente mentre giravano voci che Lougué avesse rifiutato l’impegno perché nobilmente disinteressato al potere. Traoré però è durato pochissimo, perché in serata a dichiararsi presidente è stato il tenente-colonnello Isaac Zida, che pare controlli la Guardia Presidenziale di Compaoré, il corpo meglio armato e addestrato del paese.

Zida ha fatto arrestare Traoré e diversi ufficiali e ha detto di avere il sostegno della «società civile» che sarebbe dimostrato dal fatto che alcuni dei leader della piazza sono apparsi accanto a lui Zida ha detto anche che ha fatto arrestare Traoré perché aveva arrestato Luogué, in effetti sparito, e che Compaoré è in un «luogo sicuro», secondo fonti vicine all’ex presidente sarebbe in effetti giunto a Yamassoukro, in Costa D’Avorio. È però lecito dubitare della versione di Zida, che ha anche detto che Lougué è «fuori dal processo di transizione» e si è proposto come colui che ha evitato il bagno di sangue, ordinando ai soldati a guardia della residenze presidenziale di non sparare.

Una ricostruzione probabilmente di comodo, anche perché quando la folla è giunta alla presidenza i giochi erano già fatti e nessuno aveva ancora sparato sulla folle, ma soprattutto perché Lougué non è riapparso in libertà e non è stata data voce agli esponenti dell’opposizione al regime e perché il curriculum di Zida, come quello di Traoré, non è proprio quello di un paladino della democrazia. Semmai quello dello sgherro armato di un regime totalitario. Più che una rivoluzione per ora in Burkina Faso si sono visti tre golpe in un giorno, la fuga dell’ex presidente-dittatore, la messa agli arresti del candidato a dirigere la transizione più popolare e l’auto-proclamazione di due militari golpisti. È bene peraltro ricordare che avendo Compaoré dato le dimissioni, a norma di costituzione il potere sarebbe dovuto rimanere affidato a mani «civili» per l’interim necessario,ma la costituzione non sembra proprio il faro di Zida e degli altri che si sono affacciati per dirsi «garanti» della futura democrazia. In fondo però è solo il primo giorno del dopo-Compaorè, che se n’è andato senza lasciare rimpianti, anche se adesso il timore è che la lotta per il potere, finora poco violenta, possa degenerare con il tempo in un confronto più aspro e nella costituzione di un regime ancora peggiore di quello appena tramontato, se non nella guerra civile.

AGGIORNAMENTO: Zida ha preferito rafforzare la sua posizione esibendo il supporto dell’esercito, il documento che segue dice che i comandi dell’esercito – all’unanimità -riconoscono la sua guida. Il documento è firmato dal generale Traoré, che a fine giornata risulta ancora detenuto come Lougué. Una firma che quindi ha un valore abbastanza relativo, che dovrà essere confermato dai fatti nei giorni a venire.

 

burkina doc

 

 

Pubblicato in Giornalettismo

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