Le scomode verità sull’Ebola, e su chi ne approfitta

Posted on 16 ottobre 2014

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L’epidemia di ebola è diventata uno strumento nella mani di razzisti e populisti, che soffiano sulla paura amplificandone la pericolosità e poi la cavalcano proponendo soluzioni di fantasia a quanti hanno disinformato.

Gli esempi abbondano, Beppe Grillo, Alessandro Di Battista, Massimo Bitonci e altri politici ancora si sono distinti nel nostro paese per aver diffuso notizie del genere «false e tendenziose», quando non veri e propri tarocchi, per poi usarle come trampolino per proposte xenofobe o comunque per il loro bieco tornaconto politico.

Anche i media ci marciano, ma il virus ebola non è la pandemia da fine del mondo e non lo diventerà mai, per precisi limiti pratici. Fin dall’inizio dell’epidemia l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha spiegato che le modalità di contagio da ebola lo rendono inadatto a diventare il protagonista di una pandemia, ovvero di un’epidemia globale capace di fare strage di milioni di persone ovunque. «Non sono necessarie per ora restrizioni internazionali ai viaggi per evitare i contagi da Ebola» dice l’OMS in proposito.ebola 3

Questo perché le modalità di contagio sono più simili a quelle dell’HIV (che è di poco più contagioso dell’ebola) che a quelle dell’influenza o del raffreddore. L’ebola esce dal folto della foresta africana dove l’uomo si è spinto a disboscare fin dove non era mai arrivato prima e finora si è diffuso solo in 5 paesi africani su oltre 50, visto che in Congo è in corso una mini-epidemia portata da un ceppo diverso, un’epidemia ancora una volta scoppiata in una località remota in una zona coperta da foreste, il luogo ideale per permettere l’incontro tra le specie animali portatrici e lavoratori che decidono di farsi uno spuntino con le loro carni, questa la fonte primaria del contagio, il momento del passaggio tra specie del virus e dell’uscita dell’ebola dalla foresta, è sempre stato così, anche per le epidemie di ebola che hanno preceduto questa e che si sono manifestate in altre zone dell’Africa Sub-sahariana.

Che l’ebola non sia poi così contagioso è confermato anche empiricamente dalla lettura delle notizie che riguardano i contagi in Occidente. Qui i contagiati sono esclusivamente medici e paramedici, che però fino a oggi non sembrano aver trasmesso il contagio ad altri. Nemmeno l’infermiera spagnola, che dopo aver contratto il virus è stata una settimana in ferie e che si è rivolta ai sanitari solo a malattia conclamata, ha contagiato qualcuno.  Nemmeno suo marito, da tempo ormai in quarantena, è rimasto contagiato e lo stesso è successo negli Stati Uniti, i sanitari contagiati hanno girato liberi e belli per diversi giorni, ma non hanno contagiato neppure amici e parenti. Questo perché a differenza di quanto accade nell’Africa tropicale in Europa e Stati Uniti ci sono stili e condizioni di vita del tutto diverse da quelle che in Africa hanno facilitato la diffusione del virus, basta solo pensare che molti sono stati gli infettati ai funerali degli infetti, circostanza impossibile in paesi nei quali la salma è del tutto isolata dai convenuti, mentre là è accaduto che le salme siano state maneggiate senza precauzioni da tutti o quasi.

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Per quanto pericoloso e mortale il virus si trasmette quindi con difficoltà e l’esperienza in Occidente dimostra e conferma che si diffonde solo attraverso il contatto con i fluidi dei malati nella fase conclamata della malattia, un malato di ebola può salire anche in metropolitana e non infettare nessuno, esattamente come un malato di HIV. A differenza dell’HIV però l’ebola non rimane nel corpo del portatore per mesi, se non anni, prima di manifestarsi. Tempo meno di un mese e l’infettato è guarito o morto, il che contribuisce ad abbattere ancora più drasticamente le possibilità di contagio e ad escludere ad esempio che un abitante dell’Africa sub-Sahariana arrivi via terra in Libia, dove infatti non si è registrato un solo caso, e lì contagi poi i profughi che arrivano dalla Siria, dall’Eritrea o dalla Somalia. La Siria ad esempio è più lontana dal focolaio africano dell’Italia, con la stessa ratio bisognerebbe temere come untore chiunque venga o abbia messo piede in Africa in tempi recenti, una follia priva di senso.

Cose che dovrebbero sapere tutti e che quindi dovrebbero essere patrimonio anche di politici e giornalisti che si esercitano sul tema, invece accade che gli uni per per un pugno di voti e gli altri per un pugno di copie o di click, tendano a dimenticarsene e a cavalcare l’allarmismo, che presso le fasce più vulnerabili della popolazione, in quanto meno istruite e informate, è un espediente che paga, almeno a breve termine. Una dinamica che lascia poco spazio alla razionalità e che produce iniziative inutili e sprechi di energie che potrebbero essere spese meglio, per non dire di quanto portino lontano dalla risoluzione dell’epidemia. Che avrebbe bisogno di essere contrasta inviando medici e mezzi là dove sta imperversando e non immaginando di trasformare il mondo in una fortezza e di chiuderne fuori gli africani, come sembra suggerire qualcuno tra la ola dei razzisti. Proposte inutili, se il pericolo fosse a questo livello il virus sarebbe già dilagato in molti più paesi africani e avrebbe contagiato altri anche in Occidente, ma l’ebola non è questo tipo di minaccia e non lo potrà mai diventare.

Pubblicato in Giornalettismo

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