Il comizio di Renzi al Festival di Internazionale a Ferrara

Posted on 4 ottobre 2014

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Bagno di folla per Matteo Renzi al Festival di Internazionale a Ferrara, anche se incappa in una rumorosa contestazione.

Renzi è giunto verso le 18 nella suggestiva piazza Municipale di Ferrara arrivando dalla periferia della città, dove si era fermato per una decina di minuti all’interno del cantiere della scuola dell’infanzia Aquilone in via Mambro, danneggiata dopo il terremoto che ha scosso l’Emilia nel maggio 2012. Era accompagnato dal sindaco della città, Tiziano Tagliani, e dal ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, che è ferrarese, a far gli onori di casa.

L’occasione lo vedeva ospite del Festival di Internazionale per sottoporsi alle domande di tre giornalisti stranieri: Michael Braun per Die Tageszeitung, Irene Hernández Velasco per El Mundo e Ferdinando Giugliano per il The Financial Times. Un festival di grande successo che tra venerdì sabato e domenica offre una vastissima selezione del giornalismo internazionale e la possibilità d’approfondire argomenti importanti, quanto tradizionalmente poco interessanti per un pubblico che in Italia nel suo complesso a quel che accade oltre frontiera porge un orecchio più che distratto. Il che non toglie che ci sia comunque un grande interesse per la materia e il successo del festival è lì a dimostrarlo, giunto all’ottava edizione appare più in salute che mai.

L’arrivo di Renzi sul palco è stato salutato da applausi da parte della piazza (piccola, ma piena per quanto possibile), ma anche da una rumorosa contestazione proveniente dalla sua sinistra, da dove qualche decina di persone lo ha fischiato mentre s’alzavano diversi cartelli di protesta e da dove, insieme a fischi e urla, sono partite anche tre uova che hanno raggiunto il palco, senza peraltro colpire nessuno. Sulla composizione del drappello di contestatori c’è stata confusione, lo stesso Renzi è parso convinto che si trattasse di esponenti del Movimento 5 Stelle, che poi invece si è dissociato in una nota: «Le persone che hanno lanciato le uova NON appartengono al Movimento ferrarese, ma sono normali cittadini non appartenenti al Movimento». Alcuni dei presenti si sono contrapposti ai manifestanti applaudendo il premier e l’intervento discreto di funzionari in borghese ha fatto il resto, spegnendo di molto l’impeto iniziale.

Secondo fonti della sicurezza, che ha fermato una ragazza identificata come lanciatrice di uova, i contestatori erano «misti» e anche a un’analisi più ravvicinata sono sembrati più che spontanei e diversi tra loro, se non nell’ostilità al Presidente del Consiglio, tanto che il gruppo più numeroso era composto da cinque o sei tra ragazzi e ragazze su due o tre decine che erano i contestatori. Renzi ha risposto alle contestazioni dicendo che «La prima cosa è il rispetto delle idee anche quando non la pensano come me. A chi non ha altri argomenti rispetto alle uova, noi continuiamo a rispondere con il sorriso e con la voglia di andare avanti nonostante i tentativi di tappare la bocca e di impedire un’iniziativa così bella come quella di Internazionale», anche se poi il sorriso non è stato dei migliori.
La contestazione si è comunque risolta abbastanza in fretta e solo un paio di volte da quel lato della piazza si sono tornate ad alzare grida di disapprovazione.

Renzi ha parlato a lungo, approfittando delle domande dei giornalisti per lanciarsi in un comizio durato più di un’ora, sostenuto con la consueta verve e con la sua ormai consumata retorica, strappando diversi applausi alla folla, comunque amica perché Ferrara è storicamente feudo del PD come un tempo lo era del PCI. Folla che il premier ha intrattenuto fin oltre il tramonto e l’accensione dell’illuminazione ripetendo i suoi cavalli di battaglia, ma anche con alcune novità, come l’annuncio del raggiungimento di una posizione comune nel governo sul tema della cittadinanza ai figli d’immigrati nati in Italia: «Sulla cittadinanza abbiamo trovato una mediazione sullo ius soli temperato. Diritto di cittadinanza non a 18 anni, ma dopo aver frequentato un ciclo scolastico. Su questi temi la stragrande maggioranza degli italiani è convinta. Finora noi abbiamo affrontato l’immigrazione stimolati dalla paura». A voler essere precisi non si tratta a rigor di logica di ius Soli, ma di una forma di uno ius culturae «temperato», come si dice ora per non dire limitato, dal requisito della nascita in Italia, almeno da quel che pare di capire dal richiamo allo ius soli, che sembra escludere che basti l’aver frequentato un ciclo scolastico per ottenere la cittadinanza e indicare invece che il provvedimento che ammorbidirebbe i requisiti finora richiesti, prevede anche la nascita in Italia tra le condizioni.

Renzi si è poi prodotto nell’ammissione di aver commesso errori: «nei primi sette mesi ne ho fatti tanti». Affermazione subito temperata dicendo che l’errore peggiore è stato quello di avere comunicato «molto peggio di come abbiamo governato», senza essere «in grado di mostrare come la concretezza dell’azione di governo è molto superiore agli annunci». Un modo come un altro di ribaltare la frequente accusa d’inconcludenza ( che nelle cronache recenti ha preso il nome di «annuncite») e ancora una volta una via già percorsa dai suoi predecessori, che però a molti suona stonata quando a pronunciarla sono leader acclamati proprio per essere dei grandi comunicatori. Anche sul tema del giorno, il crollo del tesseramento nel partito democratico, Renzi è partito all’attacco elencando i successi elettorali e il consenso ancora «altissimo» che emerge dai sondaggi, perché: «Quando la sinistra fa la sinistra e fa il Pd vince con il 40 per cento. Quando la sinistra fa la radical chic perde le elezioni». Affermazione che va in tandem con l’accenno ai bilanci del PD trovati in disordine, panni sporchi che sarebbero stati lavati in famiglia ha detto Renzi, frecciate nemmeno tanto ambigue lanciate all’indirizzo di chi, da dentro il partito, muovendo dai dati sul tesseramento si è lanciato in dichiarazioni poco felpate e molto allarmate su un PD che sarebbe in via di disintegrazione, ovviamente per colpa del nuovo segretario e Presidente del Consiglio.

Un Renzi in forma, debordante e sempre all’attacco, occupato a plasmare l’immagine del suo governo sorvolando sulle difficoltà e spostando sempre più in là la meta, offrendo a chi lo ascolta, al «pubblico», una serie di continue fughe in avanti (l’annuncite) che lo mostrano molto dinamico ai più e costringono gli oppositori a un inseguimento sfiancante, per strade e sentieri che cambiano ogni giorno e a volte anche nel corso della giornata. Una specie di Shock and Awe comunicativo che consegue allo stesso tempo il risultato di moltiplicare la sua visibilità e di disorientare gli avversari dentro e fuori il partito, anche se c’è da dire che questo non sembra accadere perché Renzi è irresistibile, quanto perché la sua abilità si abbatte come un flagello su un panorama politico che non è mai stato così frammentato e così poco capace di proporre leadership convincenti, a destra come a sinistra.

Pubblicato in Giornalettismo

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