Spionaggio di massa anche in Nuova Zelanda

Posted on 16 settembre 2014

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Glenn Greenwald e Ryan Gallagher pubblicano su The Intercept nuove rivelazioni nel quadro del Datagate e questa volta inguaiano il governo della Nuova Zelanda, che ha autorizzato lo spionaggio di massa dei cittadini mentre negava di farlo.

La nuova Zelanda ha poco più di quattro milioni d’abitanti, non conosce terrorismo o fenomeni di criminalità organizzata, per questo quello che stupisce di più delle rivelazioni di The Intercept è il fatto stesso che il governo neozelandese si sia imbarcato in un’impresa del genere, che non ha costi indifferenti, in un cotesto nel quale non sembra proprio che ve ne sia bisogno. E invece tra il 2012 e il 2013 il Government Communications Security Bureau (GCSB) ha lavorato per mettere insieme un sistema di sorveglianza di massa per la raccolta dei metadati di tutte le comunicazioni elettroniche, anche se allo stesso tempo il governo negava decisamente questo tipo di attività, contestazione emersa dal fatto che stava spingendo una legge che lo avrebbe autorizzato a fare quel che i documenti di Snowden dicono stesse già facendo in segreto e che lo stesso premier, John Key, ha negato pubblicamente più volte.

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Con i documenti sono arrivate anche le accuse per bocca dello stesso Snowden, che in una nota pubblicata sempre su The Intercept ha detto chiaramente che «L’affermazione del Primo Ministro Key, che non c’è mai stata e mai ci sarà sorveglianza di massa, è falsa». Snowden conosce bene le attività del GCSB, non solo attraverso i file che ha sottratto, ma soprattutto per aver collaborato con le agenzie dei paesi alleati nell’aerea del Pacifico e conferma che l’agenzia raccoglie analizza la massa delle comunicazioni telefoniche, internet e via satellite, così come non manca la pratica di attingere i dati direttamente dal cavo oceanico che collega la Nuova Zelanda al resto del mondo, il Southern Cross cable.

E non solo, Snowden dice che anche le autorità americane hanno accesso a questi dati, posto che i sistemi sono un’estensione di quelli di NSA e c’è da chiedersi quanto siano davvero sotto il controllo dei neozelandesi, indicando in Waihopai una delle località dov’è posto un «centro d’ascolto» neozelandese. Nel fine settimana, per la prima volta Key ha ammesso l’esistenza di un piano del genere, ma ha detto che fu poi cassato da lui stesso aggiungendo che renderà pubblici i documenti che dimostrano questa decisione. Ma sembra difficile che potranno negare che il sistema sia stato operativo.

Pubblicato in Giornalettismo

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