Somalia, ancora stupri dai peacekeeper

Posted on 11 settembre 2014

0



L’ultima tragica notizia dalla Somalia è la pubblicazione di un rapporto di Human Rights Watch che accusa le truppe dell’Unione Africana di stanza nel paese, di stuprare con il ricatto le donne somale in stato di bisogno. Ma ce n’è anche uno dell’ONU che accusa il presidente di provare a rubare i soldi del paese depositati all’estero e l’allarme per la fame, che minaccia un milione di somali.

Secondo Human Rights Watch (HRW) i soldati dell’Unione Africana hanno sfruttato lo stato di bisogno delle somale per stuprarle o comunque costringerle a rapporti sessuali. Tra i numerosi casi (1.700 solo nel 2012) censiti da HRW tra le donne che vivono nei campi per i rifugiati, solo uno ha portato un soldato ugandese a processo, le autorità di Kampala lo processeranno per lo stupro di una minorenne. Il contingente è composto da militari di diversi paesi africani e ha funzioni di protezione degli abitati e dei campi per i profughi, tra i quali sembrano segnalarsi per questo genere d’attività quelli del Burundi.

Il caso non è nuovo per la Somalia e nemmeno per le missioni internazionali, già in passato un identico scandalo aveva scosso la missione MONUSCO in Congo e nella stessa Somalia anche i contingenti europei impegnati in Restore Hope nel 1994, compreso quello italiano, si macchiarono d’identici delitti. Per i soldati è fin troppo facile ricattare o sottomettere donne e bambine che si rivolgono loro in cerca di acqua, cibo o medicine. Non che i soldati somali abbiano fatto di meglio, come testimoniano le condanne di alcuni di loro, ma ovviamente sono tra i pochissimi che alla fine sono stati sanzionati.

In attesa di sapere come risponderà l’UA alle accuse, dal Palazzo di Vetro arriva un rapporto che accusa il presidente Hassan Sheikh Mohamud, il suo ex ministro degli esteri Fawzia Yusuf Adam e uno studio legale americano (Shulman Rogers ) di complottare per razziare gli asset finanziari somali custoditi all’estero.

A motivare le accuse è un processo che brucia buona parte del recuperato in parcelle e bonus per lo studio legale, sollevato dall’incarico nei mesi scorsi, e che in maniera molto poco trasparente deposita il recuperato in un conto controllato dal presidente e non dal tesoro somalo, che non ha nemmeno idea di cosa sia stato recuperato e quanto arriverà alla fine nelle casse pubbliche.

Si sa invece per certo che gli appelli dell’UNHCR, dell’UNICEF e del PAM in merito alla grave crisi alimentare che incombe sulla Somalia stanno andando inevasi. Non arrivano donazioni e non si mobilitano governi, nonostante il tragico precedente del 2011 sia lì con il suo imbarazzante bilancio fatto di centinaia di migliaia di morti, con più di centomila solo tra i minori di 5 anni. I donatori non donano, i governi che da anni ingeriscono in Somalia hanno altri pensieri, i media e le opinioni pubbliche internazionali hanno altre priorità.

Pubblicato in Giornalettismo

Advertisements