Indovina dove stanno per morire centomila bambini

Posted on 11 agosto 2014

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Ci risiamo, la fame si ripresenta in Somalia e pretende il suo tributo di morte. Secondo Philippe Lazzarini,  coordinatore “umanitario” dell’ONU per la Somalia, il paese è nella stessa situazione che ha preceduto la grande strage per fame del 2011, quando morirono 260.000 somali, la metà dei quali bambini sotto i 5 anni. All’epoca l’emergenza fu annunciata per tempo, ma poi un po’ per le difficoltà poste dalla presenza degli estremisti di al Shabaab in vaste zone del paese e, soprattutto, per l’avarizia dei contributi internazionali, nel paese fu strage. E fu strage anche in vaste aree nei paesi confinanti, secondo le stime più prudenti sufficiente a portare il totale delle vite cancellate nel giro di pochi mesi oltre quota 400.000, quasi tre volte quello delle guerra in Siria, duecento volte quello della rappresaglia israeliana su Gaza, la metà delle vittime dell’Olocausto ruandese, per rendere l’idea.

All’epoca non si mobilitò nessuno, fu una strage consumata in silenzio, la maggior parte degli italiani non sa nemmeno che in pochi mesi l’indifferenza di chi poteva salvarli uccise più di 100.000 (centomila) bambini sotto i 5 anni, al termine di lunghe e penose agonie, nel resto del mondo non andò meglio. Le istituzioni internazionali ci misero due anni solo per fare il conto delle vittime, arrivato solo nel 2013, e da allora non sembra proprio che sia cambiato molto, tanto che le agenzie delle Nazioni Unite che operano nella regione sono ora alle prese con altre emergenze e hanno ancora meno energie da dedicare alla Somalia. La fame colpisce anche in Etiopi; paese noto alle cronache per il suo notevole «sviluppo» economico al quale però il regime esclude intere regioni, lasciate alla fame; e colpisce anche in Repubblica Centrafricana e Sud Sudan, due paesi dalla storia diversissima, ma ugualmente implosi. E non risparmia conseguenze negli altri paesi della regione, ugualmente colpiti da una siccità che ignora i confini politici e s’accanisce sui più poveri, quelli lasciati ai margini dalle élite nazionali e internazionali, ignorati persino dalle opinioni pubbliche più sensibili ai drammi umanitari.

Tutto lascia credere che anche questa volta finirà allo stesso modo, anche se si stratta di una strage che si può evitare con un po’ di volontà e di soldi, neppure troppi, meno del prezzo di listino di un F-35. Soldi che non si trovano, nel 2011 per la fame in Somalia all’ONU non arrivò nemmeno la metà dei soldi promessi per l’emergenza da diversi governi in diverse occasioni, c’era bisogno di qualche decina di milioni di dollari, alcuni promisero e pochi misero davvero mano alla borsa, meno di tutti quelli che: «aiutiamoli a casa loro».

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