Quelli che negano l’esistenza dello stato di Palestina

Posted on 18 luglio 2014

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Lo stato di Palestina è una realtà, tanto che è stato accolto all’ONU con lo status di «Non Member Observer State» e che oggi il nostro paese ospita una «Ambasciata» palestinese, mentre prima ospitava la «Delegazione» palestinese in Italia. La qualifica di stato Osservatore non ne indebolisce lo status, la Svizzera lo ha avuto per mezzo secolo e il Vaticano lo conserva ancora senza che nessuno si sia mai sognato di negare che sono stati o affermare che sono meno stati di altri. Anche l’ambasciata d’Israele in Italia si rivolge ufficialmente al rappresentante palestinese in Italia con il titolo di «ambasciatore», riconoscendo in tal modo in maniera implicita l’esistenza dello stato di Palestina.

E questo stato palestinese esiste entro i confini della nota risoluzione ONU del 1967 e ha come capitale Gerusalemme Est. E questa Palestina ha già riconosciuto Israele e il suo diritto ad esistere entro i confini del ’67 ormai da anni e più volte. Il problema è semmai che Israele non ha riconosciuto la Palestina e nemmeno i suoi stessi confini, per cui si è venuta a creare la bizzarra situazione per la quale quasi tutti i paesi del mondo riconoscono l’esistenza della Palestina entro i confini del ’67, tutti i paesi del mondo (inclusi gli Stati Uniti) riconoscono Israele con i confini del ’67 e capitale Tel Aviv, mentre Israele non riconosce i suoi stessi confini, non riconosce l’esistenza dello stato palestinese e proclama Gerusalemme indivisa sua capitale. (P.s. per ovviare all’inconveniente il governo israeliano chiede ora il riconoscimento di Israele come «stato ebraico» e lamenta questo mancato riconoscimento, ma è una pretesa che non ha fondamento nel diritto internazionale, un mero esercizio di propaganda)

Questa è la situazione di diritto oggi, ed è bene tener presente che il riconoscimento tra stati è irreversibile, non può essere sottoposto a condizioni e si compie anche implicitamente, come ad esempio elevando il grado della rappresentanza diplomatica da Delegazione ad Ambasciata (che non è il caso del nostro paese, tra i favorevoli nel voto all’ONU) o anche intavolando trattative tra governi o tra ambasciatori, come nel caso d’Israele e del suo ambasciatore. Lo stato di Palestina quindi esiste anche se completamente occupato o recintato da Israele e dotato di scarsissima autonomia in quanto prigioniero della potenza occupante, perché per sancire la sua esistenza legale basta e avanza il numero di paesi che ne hanno già riconosciuto l’esistenza, chi non lo ha fatto non rileva essendo un numero modestissimo di paesi. Lo status infatti s’acquisisce solo ed esclusivamente con il riconoscimento dei pari e una volta ottenuto è per sempre, visto che da tempo per il diritto internazionale la conquista non è più un titolo utile per rivendicare addizioni o sottrazioni territoriali.

L’esistenza dello stato di Palestina è quindi nota, certa almeno dal 29 novembre 2012, e la sua definitiva consacrazione è stata annunciata anche con un certo rumore a suo tempo, eppure esistono ancora persone che negano questa solare evidenza. Ad esempio il signor Vittorio Pavoncello, che nel suo profilo Twitter si presenta come «Member European Jewish Parliament, Presidente Maccabi Italia, Sionista convinto, innamorato della Roma e del Maccabi. Blogger @HuffPostItalia», non quindi uno sprovveduto, con il quale oggi ho avuto un lungo scambio, dal quale a un certo punto è emerso dicendo:

 

pavoncello

 

Convinzione ribadita ancora e ancora anche a distanza di tempo e dimostrazioni:

 

pavoncello 3

Ora, a parte che la decisione all’ONU fu presa con un voto 138 a 9 (Canada, Repubblica Ceca, Israele, Isole Marshall, Micronesia , Nauru, Panama, Palau e stati Uniti), 41 astenuti, e che i paesi a maggioranza musulmana nel mondo sono appena 47 ,  è chiaro che il signor Pavoncello oltre a una matematica incerta esibisce un negazionismo preoccupante, visto che non si può certo sospettare che non sia al corrente del quadro giuridico nel quale è incastonato il conflitto israelo-palestinese e neppure può pensare che il fatto che Israele sia isolata all’ONU, tolga valore al riconoscimento della Palestina, quasi che fosse stato un dispetto motivato dall’odio per Israele e non il riconoscimento di una situazione radicata nel diritto internazionale da più di mezzo secolo. Un negazionismo doloso e per niente esclusivo, sono in parecchi infatti quelli impegnati a negare l’esistenza dello stato di Palestina con grande sprezzo della verità:

pontecorvo

Perché lo facciano è abbastanza evidente, trattandosi per lo più di maldestri e disonesti difensori delle ragioni d’Israele, ma l’impressione è che molti altri non sappiano che la Palestina oggi è uno stato o ci facciano poco caso, tanto che spesso anche quelli impegnati a «spiegare bene» le cose se ne dimenticano.

Eppure non è un dettaglio secondario, perché Israele non attacca solo Gaza, ma tutta la Palestina, e anche perché la rappresaglia di oggi era stata annunciata fin da aprile contro l’accordo con il quale Hamas e Fatah hanno formato un governo d’unità nazionale, impegnandosi ad andare a breve a elezioni. Israele, che già spinse e assistette Fatah al golpe dopo la vittoria di Hamas nelle prime elezioni libere di Palestina, oggi sta attaccando lo stato di Palestina, non solo Gaza e ancora meno solo Hamas, perché è nel suo interesse che il paese non si dia mai un governo presentabile, visto che la sola esistenza di Hamas sembra legittimare il governo israeliano a compiere periodiche stragi a Gaza e a peggiorare ogni giorno le condizioni nelle quali sono detenuti i palestinesi anche in West Bank, in aperto spregio delle leggi che regolano i doveri della potenza militare occupante.

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