Cittadino esemplare, 86 anni, schedato e indagato dal governo americano

Posted on 15 luglio 2014

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Quando James Prigoff si è reso conto che FBI e altre autorità indagavano sul suo conto non l’ha presa bene e ha fatto causa all’agenzia lamentando la lesione dei suoi diritti costituzionali, oltre all’evidente inefficacia di un programma di sorveglianza che spia e tormenta inutilmente i cittadini americani.

Questa è la dichiarazione, che Prigoff ha allegato alla denuncia che insieme all’ACLU ( American Civil Liberties Union, Unione Americana per le Libertà Civili) e ad altri cittadini  ha sottoscritto per contestare il senso e la legittimità del Suspicious Activity Reporting, un programma governativo che si è trasformato in un Grande Fratello apparentemente fuori controllo:

« Buon giorno, mi chiamo James Prigoff, ho 86 anni e sono un ex dirigente d’azienda in pensione, essendo stato presidente di una divisione della Levi Strauss e precedentemente senior vice president della Sarah Lee Corporation di Chicago. Sono anche un fotografo professionista, infatti ho fatto il fotografo per la maggior parte della mia vita. La mia specialità è la fotografia di murales e graffiti artistici e in genere di espressioni artistiche nei luoghi pubblici. Sono il co-autore di tre libri nei quali sono pubblicate le mie fotografie, uno dei quali, Spraycan Art, ha venduto più di 200.000 copie. Le mie fotografie sono apparse in altre innumerevoli altre pubblicazioni, esibite allo Smithsonian di Washington e in molte altre gallerie. Ho tenuto lezioni su fotografia e public art in musei, università e incontri in tutto il mondo.

Non ho mai avuto un’esperienza simile a quella che mi è capitata cercando di fotografare il «Rainbow Swash» vicino a Washington nel 2004, che ora spiegherò.

Il Rainbow Swash, un’opera iconica per la publica art, è nei pressi di Boston, dipinta sulla circonferenza di un serbatoio per il gas naturale liquefatto alto circa 140 metri nel 1971 e ridipinta nel 1992 in un sito vicino. Oggi è uno dei pezzi di public art coperti da copyright più grandi del mondo. L’autore dell’opera originale è Korita Kent.

Mi sono recato a Dorcester, in Massachussetts, per fotografarlo, ma prima che potessi scattare una sola fotgrafia sono stato affrontato da due guardie private che sono uscite dai cancelli e mi hanno detto che non potevo perché il serbatoio è proprietà privata. Ho fatto notare che io, essendo molto al di fuori della recinzione, non ero su una proprietà privata, ma hanno insistito perché me ne andassi. Se andate su Wikipedia ci sono ottimi primi piani a disposizione di tutti.

Qualche mese dopo, ho trovato un biglietto da visita dell’agente A. Ayaz della Joint Terrorism Task Force, infilato nella porta della mia casa di Sacramento, con la richiesta di chiamarlo. Uno dei miei vicini, una signora anziana, mi ha detto che due uomini ben vestiti erano stati da lei e le avevano chiesto di me, il suo vicino. Quando ho chiamato Ayaz, mi ha chiesto se ero stato a Boston di recente. In quel momento ho capito che le guardie del Rainbow Swash dovevano aver preso la targa della mia auto a noleggio e averla segnalata alle autorità. Non ho mai dato alle guardie informazioni su me stesso, quindi devo essere stato tracciato attraverso il paese attraverso i dati del noleggio.

Quindi considerate: un fotografo professionista che cerca di riprendere un conosciutissimo luogo di Boston oggi è considerato come coinvolto in attività sospette di terrorismo?

Ho vissuto all’epoca di McCarthy, così so che le false accusr, la sorveglianza e il mantenere la schedatura di persone innocenti può distruggere la loro carriera o la loro vita. Ho grossi timori che il programma SAR possa ricreare lo stesso clima di false accuse e paura oggi.

La fotografia è una parte importante della mia vita, vorrei continuare a fotografare la public art e gli spazi pubblici che ospitano murales e altri siti di valore architettonico, come ho fatto per 69 anni. Perché i miei interessi artistici mi hanno fatto finire in un archivio nazionale collegandomi potenzialmente con attività «terroristiche»? Non c’è ragione per questo. Questo programma dev’essere fermato.

Pubblicato in Giornalettismo

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