La Siria bombarda in Iraq, tutti contenti

Posted on 29 giugno 2014

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La reazione all’invasione degli estremisti islamici dalla Siria in Iraq procede senza contributi diretti americani. Arrivano gli iraniani, bombardano i siriani, il governo compra aerei da guerra da Russia e Bielorussia.

Il primo ministro irakeno al Maliki ha dichiarato alla BBC che sostiene l’intervento dell’aviazione siriana, intervenuta bombardando gli estremisti dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIS/ISIL) a cavallo del confine tra i due paesi e quindi anche in territorio iracheno. Hanno bombardato anche Raqqa, bastione siriano dell’ISIS, dove fonti locali segnalano diverse vittime anche tra i civili.

Nemmeno gli Stati Uniti hanno avuto niente da eccepire ai bombardamenti siriani, probabilmente il Dipartimento di Stato sta valutando come rispondere alle critiche da parte di Maliki, che con BBC si è lamentato della lentezza nella consegna dei promessi F-16 americani e in generale del loro mancato intervento: «Se intervenisse l’aviazione americana non ci sarebbe bisogno dei bombardamenti siriani». Maliki ha aggiunto di essere stato ingannato quando ha firmato i contratti per gli F-16 americani, mai consegnati. e che l’Iraq avrebbe fatto meglio a comprare da britannici, francesi o russi per assicurare la copertura aerea alle sue forze. Il premier ha poi annunciato di essere corso al riparo e di aver comprato dei Sukhoi di seconda mano da Russia e Bielorussia, che hanno il vantaggio di poter essere impiegati subito e che arriveranno in Iraq «entro due o tre giorni». Nei giorni scorsi Putin e Maliki si erano sentiti al telefono e il leader russo aveva promesso «sostegno incondizionato contro i terroristi.»

 Nel Sud del paese intanto prosegue la mobilitazione degli sciiti e l’arrivo in grande quantità di materiale militare dall’Iran, mentre a Nord si segnalano i tentativi dell’ISIS di forzare il cordone di sicurezza stabilito dai Peshmerga curdi, che impedisce loro di dilagare in Iraq, non potendo sfondare a Sud da dove probabilmente prima o poi giungerà la controffensiva governativa. I combattimenti interessano in particolare la pianura di Ninive, dove gli islamisti rischiano di penetrare la regione irachena dove i cristiani sono più numerosi, la stessa «contesa» storicamente tra i curdi e il governo centrale e ora occupata dalle forze curde dopo la fuga di quelle di Baghdad incalzate dall’avanzare dell’ISIS. Territorio nel quale da allora non si sono più viste le autorità irachene, mentre frequenti sono state le visite dei leader curdi. Oggi il presidente Barzani era in visita a Kirkuk, dove ha confortato la popolazione dicendosi pronto a prendere il fucile pure lui per difendere la città. Le forze curde sembrano comunque reggere l’urto e le perdite per gli islamisti nettamente superiori, almeno attingendo ai rapporti che giungono dalle due parti in causa.P.s. Gli aerei russi sono arrivati oggi a Baghdad, sulla capitale e su altre città, anche siriane, si sono visti sorvoli di droni, probabilmente americani

Pubblicato in Giornalettismo