Il mondo dopo Snowden

Posted on 10 giugno 2014

0



Il 9 giugno dell’anno scorso Edward Joseph Snowden si è rivelato al mondo, spiegando di essere la fonte del Datagate, lo scandalo dello spionaggio angloamericano esposto e denunciato da Glenn Greenwald e Laura Poitras pochi giorni prima. E che aveva ancora molto altro da rivelare.

«Ed» Snowden, nato nel 1983, era volato dalle Hawaii ad Hong Kong il 20 maggio e nei primi giorni di giugno aveva incontrato i due giornalisti. Snowden si è rilevato al mondo in un video girato da Poitras il 9, il 14 è stato incriminato negli Stati Uniti per violazione dell’Espionage Act e per il furto di proprietà governative. Il 22 giugno gli Stati Uniti gli hanno revocato il passaporto, non abbastanza in fretta da impedirgli di imbarcarsi su un volo per l’Avana con tappa a Mosca, dove rimarrà bloccato nella zona di transito dell’aeroporto internazionale della capitale russa. Snowden era una spia, specializzata nello spionaggio informatico e ultimamente impiegata da NSA attraverso un contractor, Una spia che dopo aver inutilmente provato a obiettare che alcuni tipi di sorveglianza gli sembravano poco legali, ha deciso di prendere l’iniziativa e di denunciare quelli che ha definito crimini e abusi ai danni degli americani.

Da lì al 1 agosto, data nella quale la Russia gli ha riconosciuto l’asilo temporaneo per il periodo di un anno, Snowden ha vissuto in un limbo, un periodo durante il quale ha indirizzato richieste d’asilo a 21 paesi senza successo, anche grazie alle pressioni americane. Solo quattro paesi: Ecuador, Nicaragua, Bolivia e Venezuela hanno risposto positivamente, ma la mancanza di voli diretti da Mosca per quei paesi ha reso impossibile e ben poco sicuro per lui lasciare la Russia. Quanto poco sicuro lo ha mostrato l’episodio che ha visto diversi paesi europei giungere fino al punto di costringere l’aereo del presidente boliviano Evo Morales ad atterrare a Vienna durante un ritorno in patria di Mosca e a subire una perquisizione irrituale quanto illegale. Una mossa che ha poi visto i paesi europei coinvolti nel chiudere il loro spazio aereo per costringerlo all’atterraggio, tra i quali anche il nostro, costretti a chiedere scusa dopo aver negato l’evidenza. Tutto merito dell’arrabbiatissima reazione dei paesi sudamericani, solidali con presidente boliviano per la clamorosa violazione dell’immunità diplomatica garantita a un capo di stato.

Da allora Snowden non si è mosso da Mosca, dov’è stato assistito da Sarah Harrison, inviata da Wikileaks a Hong Kong e da allora «distaccata» in Russia dall’organizzazione per seguirlo. Un’assistenza per la quale la donna rischia di essere inquisita in patria, ma che si è rivelata preziosissima. La concessione dell’asilo da parte di Putin è stata approvata a una precisa condizione, che Snowden smettesse di diffondere segreti americani fino a che si trova in Russia, condizione che l’americano sembra aver rispettato, visto che in Russia non si è portato dietro niente e, in tutta evidenza, aveva già affidato ad altri il compito.

Le rivelazioni di Snowden sono enormi e hanno scosso numerosi paesi negli ultimi dodici mesi, per capire quanto basta pensare allo scandalo che fece la scoperta dell’Echelon americano negli anni ’90, e le tensioni che produsse in Europa, e moltiplicare il tutto per diversi ordini di grandezza. E questa volta non solo in Europa, ma anche negli Stati Uniti. Fin dall’esposizione del sistema PRISM è infatti emerso il massiccio spionaggio degli americani da parte della NSA, che per gli Stati Uniti è il problema principale, poiché nessuna legge americana impedisce lo spionaggio degli stranieri. Il sistema messo in piedi dopo il 9/11 opera senza autorizzazione giudiziaria o con autorizzazioni concesse da corti segrete, con sentenze segrete, di fronte alle quali si presentano solo gli uomini delle agenzie a validare richieste per le intercettazioni. Spesso senza che i giudici, che comunque non ne hanno mai respinta una, possano conoscere nel dettaglio motivi e problemi di tali richieste, segreti pure quelli.

Tutto molto lontano da quanto previsto dalla costituzione e dalle leggi americane a protezione delle privacy e dei diritti individuali degli americani. Poi sono arrivate altre rivelazioni e si è scoperto che oltre ad imporre alle aziende che gestiscono le telecomunicazioni di consegnare i dati degli utenti in maniera decisamente irrituale, la NSA si era insinuata anche nei datacenter di Google e Yahoo a loro insaputa. Un’attività forse superflua, perché subito dopo si è scoperto che il britannico Government Communications Headquarters (GCHQ) registra i dati prelevandoli direttamente dai cavi che portano la rete attraverso i continenti. Il GCHQ opera in tandem con NSA e dietro seguono le agenzie di Canada, Nuova Zelanda e Australia, che insieme compongono «Five Eyes», l’alleanza per lo spionaggio tra i cinque paesi, tutti ugualmente poco rispettosi della privacy dei loro cittadini e tutti impegnati in questo genere d’attività contro le rispettive leggi e costituzioni.

GERMANY-US-RUSSIA-INTELLIGENCE-NSA-PARLIAMENT

Poi lo scandalo ha assunto un aspetto più internazionale con l’emersione dello spionaggio ai danni di decine di paesi e dei loro leader. La notizia ha destato grande scandalo in particolare in Brasile e Germania e ha spinto il presidente Obama a promettere una revisione delle procedure per le quali gli alleati non saranno più spiati. Curiosamente nel nostro paese, decisamente al centro dell’interesse americano, non ci sono state reazioni degne di nota, il governo ha detto che va tutto bene e che non risulta uno spionaggio americano ai danni dei cittadini italiani, nonostante il nostro sia tra i governi più spiati e controllati, non fosse che per l’importanza, anche strategica, dell’Italia. Un esito curioso, se si pensa al fragore delle polemiche sulle intercettazioni (legali) disposte dalla magistratura e se si pensa che quegli stessi politici che hanno fatto il diavolo a quattro, intercettati e no, sono stati spiati da NSA e probabilmente le loro comunicazioni, e quelle dei loro parenti e comunque associati, sono state registrate e sono ora conservate in qualche server negli Stati Uniti insieme ai dati delle transazioni bancari e molto altro ancora. Informazioni grazie alle quali gli Stati Uniti possono ricattare e influenzare chiunque, dai deputati, ai presidenti del Consiglio, fino agli imprenditori e ai cittadini comuni. Un’evidenza che non ha scosso molti giornalisti e commentatori impegnati a minimizzare, quando non a tacere, la portata delle clamorose rivelazioni.

Poi il quadro è peggiorato ulteriormente, con la rivelazione del programma XKeyscore, si è capito che i Five Eyes vedono tutto o quasi il traffico internet e quello telefonico, gli SMS e che hanno un gruppo che si occupa di «Tailored Access Operations» (TAO) che è in grado di spaire praticamente qualsiasi dispositivo elettronico quando tutto il resto non basta. E pi si è scoperto che NSA ha reso più insicura la rete imponendo alle aziende produttrici di hardware e software d’inserire delle backdoor nei propri prodotti. Buchi che ora, ma anche prima, sono a disposizione di chiunque per aver ragione di procedure di sicurezza e anche dei dati criptati. Infine, le ultime rivelazioni in ordine di tempo ci dicono che NSA raccoglie tutte le comunicazioni d’interi paesi con il programma MYSTIC, si sa per certo di Afghanistan e Bahamas, e che il GCHQ si serve della collaborazione delle telecom per attingere ai cavi intercontinentali, rivelazione che sembra aver spinto al coming out Vodafone e Deutsche Telekom, che hanno pubblicato e promesso di pubblicare informazioni relative alla sorveglianza finora riservate. A questo s’aggiunge che NSA e soci registrano e conservano i metadati delle comunicazioni internet e telefoniche, che il sistema FASCIA registra la geolocalizzazione di quasi tutti i dispositivi connessi in rete, che Squeaky Dolphin monitora e registra le attività dei social network e che Optic Nerve invece registra e conserva all’ingrosso le comunicazioni dei più popolari programmi di video-comunicazione.

Rivelazioni che hanno messo in grosso imbarazzo l’amministrazione americana, facendo addirittura esplodere in conflitto tra CIA e Senato americano, quando si è scoperto che l’agenzia stava spiando il procedere dell’inchiesta parlamentare sullo spionaggio domestico e che aveva addirittura sottratto dei documenti acuisti dagli inquirenti. La reazione del presidente Obama è stata decisamente imbarazzata e imbarazzante. Pur negando infatti che Snowden abbia rivelato reati commessi dalle agenzie governative, il presidente è stato costretto ad annunciare riforme e revisioni delle procedure, che per ora non ha visto nessuno, ma intanto l’ipocrisia che regge questa enorme opera di spionaggio è crollata e il re è rimasto nudo di fronte alle opinioni pubbliche.A prescindere dagli effetti che ha avuto e avrà negli Stati Uniti, l’iniziativa di Snowden ha messo in chiaro che il mondo delle telecomunicazioni moderne non offre alcun riparo e nessuna tutela dalle intrusioni illecite di governi e agenzie di spionaggio, siano esse pubbliche o private come il Tiger Team di Telecom Italia, una NSA in minore cresciuta all’insaputa di (quasi) tutti all’interno del maggiore operatore italiano delle telecomunicazioni.

Le rivelazioni di Snowden, oltre a illuminare quello che l’ex spia americana ha definito un tradimento delle leggi del suo paese e della fiducia dei suoi cittadini, hanno tutte le caratteristiche per diventare le fondamenta di una nuova consapevolezza dei limiti della sicurezza delle comunicazioni elettroniche. Una consapevolezza che, in mancanza di improbabili desistenze da parte dei governi spioni, potrebbe diventare il vero motore per una maggiore attenzione alla privacy e per lo sviluppo di sistemi di comunicazione più resistenti ai curiosi.

Pubblicato in Giornalettismo