Snowden ha parlato agli americani

Posted on 30 Maggio 2014

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In una lunga intervista Edward Snowden spiega che era proprio una spia, non solo un tecnico di un certo livello e che a spingerlo alla ribellione è stata la coscienza, che ora finalmente gli ha permesso di ritrovare il sonno.
La settimana scorsa Edward Snowden si è incontrato in un hotel di Mosca per quasi cinque ore con Brian Williams, che conduce NBC Nightly News. Ne è nata una lunga intervista, per la quale Snowden non ha ricevuto alcun compenso, né limiti alle domande. «Non siamo qui per giudicare se Edward Snowden merita l’ergastolo o la clemenza. Siamo qui per ascoltare per la prima volta perché ha fatto quel che ha fatto, quali timori aveva per la nostra società. Siamo qui per conoscere alcune cose che il nostro governo ha fatto in nostro nome. Alla fine, forse alcuni di noi cambieranno la loro opinione. Se no, almeno saremo stati informati.» Così Williams ha cominciato un’intervista che aggiunge novità anche a quanto conosciuto da chi è informato sul caso.

L’intervista ha affrontato diversi argomenti, ma più che altro ha scavato nelle motivazioni di Snowden, che sono apparse coerenti e convincenti, tanto che a ruota ha subito una serie di attacchi e d’accuse abbastanza violente, culminate con il Segretario di Stato John Kerry che gli ha dato del traditore e del codardo perché non torna a farsi tombare in una cella negli Stati Uniti come il povero Bradley Manning, da qualche settimana ufficialmente Chelsea Manning anche per le autorità statunitensi. Snowden, negli Stati Uniti, è stato incriminato per spionaggio. Kerry lo invita a tornare in patria: «Un patriota non fugge». Il patriota in questione ha spiegato che non intende trascorrere un lungo periodo in detenzione, anche perché servirebbe a intimidire chi decida di seguirne l’esempio, la strada che sta percorrendo proprio per chiedere la rimozione dell’Espionage Act e una legge che protegga davvero gli ufficiali che denunciano le agenzie che infrangono la legge. Secondo Snowden la legge deve distinguere tra chi ruba i segreti dello stato per farne commercio e chi li divulga per denunciare l’illegalità, come nel suo caso. Perché un punto che sembra sfuggire a molti è che Snowden ha denunciato un comportamento clamorosamente illegale della NSA nei confronti dei cittadini americani, prima ancora di mettere alla luce le sue incredibili capacità tecniche e l’inventario delle informazioni che risucchia e conserva nei suoi server.

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«Adesso almeno posso dormire la notte» ha detto Snowden raccontando la sua evoluzione da diciottenne scioccato dall’undici settembre e desideroso di combattere i nemici del suo paese, ad adulto scandalizzato per aver assistito a clamorosi abusi portati a termine sfruttando proprio il sentimento dei cittadini americani dopo gli attacchi del 2001. Per questo Snowden ha spiegato che non ha senso che si consegni a una giustizia americana che lo processerebbe in segreto, in un processo nel quale persino le prove a suo favore potrebbero essere segretate e nel corso del quale non avrebbe che ridottissime possibilità di difesa. Snowden si è anche raccontato per la prima volta come una vera e propria spia e come autore di un apprezzato programma poi adottato dall’agenzia, ha detto di essere stato mandato all’estero sotto falso nome sia da NSA che dalla CIA,  accennando anche al tipo di missioni alle quali ha partecipato e di non essere per niente un «analista di basso livello» come vorrebbe la descrizione del suo lavoro da parte delle fonti governative. Ha anche detto di aver sollevato in diverse occasioni più di un dubbio sulla legittimità di quanto fa l’agenzia e in effetti a ruota il governo americano ha mostrato una mail  nella quale Snowden eccepisce a proposito della gerarchia delle fonti di legge secondo NSA, un’interpretazione offerta ai suoi collaboratori nella quale gli ordini assumono straordinariamente un valore equivalente alle leggi. L’inutilità di diversi tentativi del genere lo ha convinto ad agire come poi ha fatto: «Credo che la cosa più importante sia di ricordare che ci sono momenti nella storia in cui quello che è giusto non coincide con quello che è legale. Certe volte per fare la cosa giusta devi infrangere la legge.» Snowden ha poi spiegato che non è tanto quanto siano «sporche» le azioni che ha avuto modo di testimoniare, essendo il suo un lavoro di spionaggio e in tempo di guerra non erano aliene alla sua attività e nemmeno lo impressionavano, quanto l’uso perverso di queste azioni. Ne è un esempio la mancanza di rispetto per i diritti dei cittadini e l’intrusività della sorveglianza globale, che secondo lui ormai ha svuotato di significato il Quarto Emendamento, quello che vieta ispezioni, sequestri e perquisizioni senza mandato. Snowden non è contrario a usare le capacità di spionaggio sviluppate da NSA, ma si è chiesto contro chi siano usate e nella risposta ha trovato di che scandalizzarsi.

In risposta alle accuse di aver messo in pericolo agenti e ufficiali americani, Snowden ha detto di aver voluto affidare le sue informazioni a testate capaci d’interagire con il governo,che hanno avuto la precisa indicazione di farlo e di rimuovere i contenuti che lo stesso governo avesse indicato come pericoloso per la sicurezza di agenti e ufficiali americani o alleati, in modo che potesse essere soddisfatto l’interesse pubblico alla rivelazione di quanto accade, minimizzando il rischio di compromettere la sicurezza di alcuno. Williams gli ha chiesto dei suoi rapporti con il governo russo e Snowden ha detto di non averne, di non aver ricevuto denaro dai russi e di non poter materialmente vendere segreti ai russi, perché in Russia non ha portato niente e non può nemmeno accedere a quanto sottratto alla NSA. Alla domanda di Williams: «Se adesso le dessi un laptop potrebbe eccedere a quei file?» Snowden ha risposto di no e di aver deciso così perché a entrare in Russia e mettersi alla mercé dei servizi russi possedendo qualcosa che desidererebbero tanto, si sarebbe sentito come Titti che vola in bocca a Silvestro.

E alla Russia Snowden non ha risparmiato critiche, ricordando la recente legge contro i blogger e la sua frustrazione nell’essere costretto a trovar rifugio in un paese che ha un rispetto tanto basso per i diritti umani, del quale peraltro non conosce neppure la lingua. Anche in Russia come in America Snowden dice di vedere «una costante erosione e abrasione dei diritti civili» e un aumento della sorveglianza, per questo auspica che la sua azione possa servire a invertire questa evoluzione negativa ovunque, non solo negli Stati Uniti.

P.s. NBC ha mandato in onda solo circa un quarto del girato, tra quanto manca c’è anche la parte nella quale Snowden critica l’approccio dell’Intelligence e ricorda che gli Stati Uniti avevano le informazioni per evitare il 9/1, ma non il metodo giusto per trarne le giuste conclusioni. Raccogliere tutte le comunicazioni del mondo non serve, se poi non sai come analizzarle e che fartene.:

You know, and this is a key question that the 9/11 Commission considered. And what they found, in the post-mortem, when they looked at all of the classified intelligence from all of the different intelligence agencies, they found that we had all of the information we needed as an intelligence community, as a classified sector, as the national defense of the United States to detect this plot. We actually had records of the phone calls from the United States and out. The CIA knew who these guys were. The problem was not that we weren’t collecting information, it wasn’t that we didn’t have enough dots, it wasn’t that we didn’t have a haystack, it was that we did not understand the haystack that we have.The problem with mass surveillance is that we’re piling more hay on a haystack we already don’t understand, and this is the haystack of the human lives of every American citizen in our country,” Snowden continued. “If these programs aren’t keeping us safe, and they’re making us miss connections — vital connections — on information we already have, if we’re taking resources away from traditional methods of investigation, from law enforcement operations that we know work, if we’re missing things like the Boston Marathon bombings where all of these mass surveillance systems, every domestic dragnet in the world didn’t reveal guys that the Russian intelligence service told us about by name, is that really the best way to protect our country? Or are we — are we trying to throw money at a magic solution that’s actually not just costing us our safety, but our rights and our way of life?

Pubblicato in Giornalettismo

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