Non c’è abbastanza spazio per tutti in Siria

Posted on 23 aprile 2014

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Il lungo scambio di opinioni tra il comandante di un gruppo «moderato» e uno dell’ISIL/ISIS,la formazione messa al bando dal resto della ribellione, rivela una frattura che si risolverà solo all’ultimo sangue.

Su una cosa cosa si trovano d’accordo il moderato Mohamed Zataar, comandante dei «Lupi della Valle» e Abu Ayman al-Iraqi, che comanda una provincia in nome dell’ISIL/ISIS, il famigerato Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, ora ostracizzato da tutti in Iraq come in Siria, ma ancora sulla breccia e deciso a vendere cara la pelle. Tra i due i rapporti sono abbastanza rilassati da permettere loro una lunga telefonata notturna dai toni civili, a mediare è probabilmente più il rispetto reciproco tra combattenti che altro, visto che entrambi sono convinti che la cosa finirà solo quando una delle loro due fazioni sarà stata spazzata via dal paese.

Impropriamente definiti come qaedisti, perché hanno modi simili ai talebani o ai masnadieri che avevano preso il controllo di parte del Mali, quelli dell’ISIL in realtà sono combattuti da un fronte che comprende anche qaedisti DOC come quelli del Fronte Jabat al Nusra e pur inseguendo confusi sogni di califfati non vanno molto d’accordo con quel che rimane della storica organizzazione che fu di Bin Laden. Secondo Zataar e altri, oggi il suo omologo appare al telefono meno sicuro di sé di un tempo, i suoi si sono dovuti ritirare dalla provincia che occupavano nel quadro di un consolidamento delle posizioni dell’ISIL, che ha ritirato i suoi uomini nelle zone che può difendere meglio, ora che in Siria tutti, dalle forze di Assad all’ultimo dei ribelli, gli sparano a vista.

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Il peccato commesso da quelli dell’ISIL è quello di essersi mostrati brutali e selvaggi e di aver imposto i loro costumi e le loro credenze a una popolazione poco adusa agli estremismi religiosi e per di più di aver usato identica brutalità per provare a imporre la propria egemonia sulle altre formazioni ribelli. In Siria buona parte dell’apporto militare alla guerra contro Assad viene dall’estero, anche in termini di armati, ma è chiaro che questo non basti come ragione per convincere i siriani, da mezzo secolo abituati ad una laicità che è caratteristica fondante della repubblica siriana, ad accettare i costumi imposti da questi.

Costumi che a ben vedere sono stati la causa dei ripetuti fallimenti della dottrina qaedista e in genere dell’estremismo islamico, perché l’unico modo per imporli è l’uso della brutalità e perché l’uso della brutalità e per imporre tali pretese aliena loro ben presto qualsiasi simpatia. Tra i talebani e Assad anche i siriani sceglierebbero in massa Assad. E questo Zataar lo ricorda volentieri al rivale: «Non avete avuto un solo successo nella vostra vita. In tutti i paesi dove avete provato a prendere il controllo avete fallito e la gente vi ha odiato»

Abu Ayman una spiegazione ce l’ha ed è quella comune a tutti i fanatici falliti in giro per il mondo «È colpa dei traditori e dei complotti», il complotto è sempre il modo migliore per deflettere le responsabilità di un fallimento o l’impossibilità di riempire razionalmente la voragine di un ragionamento fallace. Zataar ha l’indubbio vantaggio di trovarsi al momento della telefonata in Turchia, dove quelli come lui, che ricevono anche uno stipendio pagato da americani e turchi, possono ritirarsi a tirare il fiato, un privilegio che  l’avversario non si può permettere e che ovviamente lo porta a considerare l’altro come un traditore venduto agli americani o, come la mette con maggior rispetto: «Non sto dicendo che tu sia estraneo alla rivoluzione, ma sto dicendo che voi avete amici stranieri e che andate in Turchia e vi sedete e ascoltate cose che fanno arrabbiare Dio. Sedete con persone infedeli, e poi succedono strane cose». Come accade spesso c’è anche chi ha accusato l’ISIL di fornire il pretesto a un intervento turco accanendosi contro la tomba di Suleyman Shah, perchè questi hanno la fissazione di distruggere i monumenti e i mausolei ai santi e ai grandi rappresentanti degli Islam diversi dal loro, pratica che contribuisce a renderli ancora meno popolari.

È bene aver presente che per Abu Ayman anche il premier turco Erdogan, che ha portato al trionfo un partito islamico moderato, non è altro che un apostata senza Dio e che quindi la platea dei veri fedeli si restringe drasticamente fino a lasciar fuori tutti quelli che non condividono le idee di questa frangia minoritaria e persino di parte di quelli che le condividono. È di domenica scorsa la notizia che due kamikaze di al Nusra si sono schiantati contro un’abitazione uccidendo 16 degli uomini dell’ISIL al suo interno, tra i quali un rapper tedesco convertito alla jihad. Quasi paradossale considerando che all’ISIL si rimprovera anche l’uso e l’abuso di kamikaze, ma si sa che i conflitti intraconfessionali possono essere più sanguinosi di quelli interconfessionali.

La relativa amabilità con la quale i due si sono intrattenuti al telefono per un’ora e mezza non deve ingannare, perché dopo aver discusso di cavalli rubati, miliziani picchiati e copie del Corano «divergenti» che gli «stranieri» avrebbero offerto a membri del gruppo di Zataar, i due comandanti si sono ritrovati d’accordo su un punto: non c’è spazio per i loro due gruppi in Siria e la lotta potrà finire solo quando chi dice che l’Islam viene prima del popolo siriano avrà spazzato via chi sostiene il contrario o viceversa. Uno stato di fatto che non può che far piacere ad Assad e che ovviamente difficilmente vedrà una vittoria dei fanatici, che però sembrano intenzionati a vendere cara la pelle in Siria come in Iraq, per nulla disposti ad abdicare al loro fanatismo, che evidentemente ha ancora generosi sponsor da qualche parte in paesi non troppo lontani. Gli uomini dell’ISIL infatti sono tra le formazioni meglio armate schierate sul teatro siriano ed è da escludere che si siano portati le armi da casa, così com’è improbabile che si possano finanziare solo attraverso il saccheggio e i rapimenti a scopo d’estorsione.

 Pubblicato in Giornalettismo