L’Algeria ha votato, il regime ha vinto

Posted on 18 aprile 2014

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P.s. Bouteflika ha ottenuto l’81% dei voti, con il 51,7% degli aventi diritto che ha votato

L’Algeria ha votato e Abdelaziz Bouteflika ora attende solo di sapere di quanto ha vinto. Nessuno s’attende sorprese da un voto che buona parte dell’opposizione ha boicottato e che vede solo un suo ex ministro contrapposto all’anziano presidente in cerca del quarto mandato.

Il ministro dell’interno ha annunciato in serata, si votava di giovedì dalle 8 alle 19, che ha partecipato al voto poco più del 51% dei circa 23 milioni di algerini aventi diritto di voto, tra questi gli algerini hanno visto per la prima volta da mesi anche il settantasettenne presidente, che si è recato al seggio in sedia a rotelle. Era dall’8 marzo del 2012 che il presidente non appariva in pubblico e l’anno scorso lo ha passato per lo più in Francia a curarsi dalle conseguenze di un ictus, intervenuto su una situazione di salute già precaria che solleva più di un dubbio sulla sua capacità di onorare il ruolo, che ricopre senza interruzioni del 1999.

Durante la sua lunga assenza a dire il vero non è successo niente, ma forse agli algerini farebbe piacere sapere chi li ha governati davvero negli ultimi anni e chi lo farà negli anni a venire. Il suo principale avversario, Ali Benflis, e i suoi alleati hanno già gridato ai brogli e annunciato che non riconosceranno il risultato elettorale. Benflis, che ha servito sotto l’attuale presidente come ministro, già nel 2004 fu vittima di un’elezione che denunciò come truccata e che assegnò Bouteflika oltre il 70% dei consensi.

Le dichiarazioni pugnaci di Benflis lasciano però il tempo che trovano, sia perché non è improbabile che Bouteflika abbia comunque raccolto per davvero la maggioranza dei voti, sia perché tanto si sa già come va a finire, il regime non offre il destro a tentativi del genere e nel caso la tensione si alzi è pronto a reprimere con durezza qualsiasi manifestazione. Il voto è stato preparato come sempre con attenzione dal regime, che oltre a correre favorito dai media e dall’apparato statale ha pensato bene di limitare il numero dei curiosi lasciando fuori dal paese numerosi giornalisti stranieri, su tutti quelli di AFP. Non per niente il regime algerino si piazza molto bene nelle classifiche della repressione dei giornalisti.

Al boicottaggio delle elezioni avevano chiamato gli altri esponenti dell’opposizione, dal ticket «islamico» imperniato sui locali Fratelli Musulmani del MSP, che si è associato al laicissimo Rassemblement pour la Culture et la Démocratie (RCD) per denunciare con più forza la frode elettorale, fino al movimento Barakat (Ora Basta), movimento giovanile che sogna una primavera araba, ma che deve fare i conti con i servizi di sicurezza algerini che non gradiscono e reprimono duramente ai primi accenni di protesta.

algeria in numeri

Benflis e Bouteflika comunque si sono scambiati accuse veementi negli ultimi giorni di campagna elettorale, con l’uno che accusava l’altro di brogli e il presidente che accusava lo sfidante d’incitare alla violenza e alla sedizione, di voler riportare il paese agli anni bui nei quali gli islamisti vinsero le elezioni e al regime toccò fare un golpe e massacrarne a decine di migliaia. Una lettura che in effetti ha presa su un buon numero d’algerini, anche giovani, che sembrano preferire le certezze offerte dal regime all’incerto futuro prospettato dai suoi concorrenti, che peraltro oltre a mancare della statura politica per raccogliere la maggioranza dei consensi, finiscono per rappresentare solo una parte d’algerini, tanto che non riescono nemmeno a riunire l’opposizione attorno a una candidatura che abbia qualche possibilità teorica di vittoria.

S’attende ora il risultato elettorale ufficiale e la reazione di Beflits e dei suoi sostenitori, ma senza troppa suspance, il passaggio elettorale sembra più una formalità che una minaccia per un regime che nell’opinione di molti potrà essere sconfitto solo quando l’anagrafe reclamerà le vite dei burosauri del regime, da quella del presidente a quella del misteriosissimo capo dei servizi segreti Mohammed (Toufik) Mediene, anche lui in carica da tempo immemorabile e considerato colui che tutto vede e tutti reprime, mantenendo l’ordine nel paese così come all’interno del regime e del partito di governo.

 

Pubblicato in Giornalettismo