Il marchio di Kennedy anche sul golpe brasiliano

Posted on 10 aprile 2014

2



Nel novembre dello scorso anno le spoglie mortali di João Goulart hanno finalmente ricevuto gli onori che spettano a un ex presidente, mentre il parlamento brasiliano ha annullato la sessione del 2 aprile 1964 in cui venne avallato il colpo di Stato che lo aveva deposto pochi giorni prima, il 31 marzo. A mezzo secolo da quei fatti i documenti americani permettono di ricostruire come quel golpe sia stato voluto, preparato e portato a termine da Washington.

Il senatore Pedro Simon, promotore dell’iniziativa, ha dichiarato in aula che «È un momento storico questo Parlamento ha ristabilito la verità». Nei giorni precedenti la salma di Goulart era stata riesumata e ricevuta a Brasilia dal presidente Dilma Rousseff con gli onori militari. Il governo brasiliano ha anche disposto un’analisi dei suoi resti, Goulart sarebbe morto ufficialmente per un infarto durante il suo esilio uruguaiano, ma poi un ufficiale di quel paese  ha dichiarato che lui e Juscelino Kubitschek (che morirà in un incidente d’auto) furono assassinati nel quadro del Piano Condor, che riuniva le dittature sudamericane sostenute dagli Stati Uniti nella guerra ai «comunisti». Goulart fu l’ultimo presidente progressista del Brasile prima dell’elezione di Lula nel 2003, buona parte dell’intermezzo è stato riempito dall’avvicendarsi di dittature militari.

Goulart fù deposto nel quadro della «Operation Brother Sam», che come la deposizione del leader Sud-vietnamita Ngô Đình Diệm fu concepita e decisa dal gabinetto Kennedy e portata a termine, dopo il suo assassinio a Dallas, dal suo vicepresidente Lyndon Johnson. I nastri e i documenti dell’epoca, ora declassificati, restituiscono l’immagine di un JFK ossessionato dai comunisti, che invia anche il fratello Robert da Goulart per sondare la sua disponibilità ad emarginare i comunisti che lo sostenevano e ad aprire a una partecipazione al potere delle forze reazionarie vicine ai generali, a loro volta sostenuti agli americani.

L’operazione autorizzava l’esercito americano a fornire, di nascosto o alla luce del sole, armi, munizioni, carburante e se necessario anche truppe da combattimento qualora il golpe avesse incontrato una forte resistenza. Goulart doveva smettere di «giocare» con quelli che Kennedy definì «ultra-radical anti-Americans» associati al suo governo, l’alternativa era il golpe, ma Goulart non ci sentiva. João Goulart non era certo un comunista, pupillo di Getulio Vargas, uno che si era candidato per la prima volta alle presidenziali nel 1930 e che lo farà ministro del Lavoro, e che morirà suicida nel 1954 durante un golpe inteso a rovesciarlo. Vargas era un convinto nazionalista e nel 1953 creò la Petrobras, la compagnia petrolifera di bandiera, di Goulart fu costretto a fare a meno in fretta per le pressioni interne al suo stesso partito, non era aria per i diritti dei lavoratori.

Laburista, conosciuto come «Jango (soprannome preso da uno zio) » e fin troppo borghese per essere un comunista, Goulart diventa vicepresidente della Repubblica con Jânio Quadros nel 1961 in una specie di governo delle grandi intese tra la destra e la sinistra moderata. Diventerà presidente l’8 settembre del 1961 dopo che il suo collega nel ticket presidenziale si dimise poco dopo essere stato eletto e mentre Goulart era in visita all’estero in un tentativo di auto-golpe, che doveva servire a far fuori proprio Goulart nominando un presidente pro-tempore e indicendo nuove elezioni al suo posto in quanto lui assente dal paese la presidenza fu considerata «vacante». La mossa non riuscì del tutto e si arrivò a un compromesso per il quale Goulart diventava presidente, ma buona parte dei poteri del presidente erano trasferiti al primo ministro.

Una modifica costituzionale necessaria ad aggirare il veto al suo insediamento posto dai ministri militari (il generale Odílio Denis, l’ammiraglio Sílvio Heck e il brigadiere Grüm Moss), ma nel 1963 Goulart riuscirà a indire un referendum e a restaurare il presidenzialismo. Durerà poco nel 1964 il generale Humberto de Alencar Castelo Branco guiderà il golpe che lo depone, accusandolo di essere «al servizio del comunismo internazionale». La sua deposizione comportò la fine delle sue politiche, il Brasile perse la leadership del movimento per un Sudamerica denuclearizzato e vennero accantonate anche la sua riforma dell’istruzione, la riforma agraria, quella fiscale e anche l’estensione del voto agli analfabeti e militari della truppa, fino ad allora esclusi dal voto.

La sua deposizione fu preceduta da una campagna di calunnie organizzata dalla CIA e da USAID e quando il primo aprile Goulart si presenterà a Brasilia per riaffermarsi presidente trovò poco sostegno, il Congresso espresse anzi sostegno al golper, A Goluart non restò che prendere la giovanissima moglie (Che gli sopravvive ancora oggi) e i due figli a rifugiarsi un Uruguay, dove si sistemerà facendo l’allevatore una volta tramontata ogni speranza politica. Al golpe seguì una serie capi di stato di destra che nel loro alternarsi sospesero i diritti civili, abolirono i partiti politici e li rimpiazzarono con un partito unico, l’Aliança Renovadora Nacional (ARENA) permettendo infine solo l’esistenza del Movimento Democrático Brasileiro (MDB), un partito privo di consenso e di qualsiasi potere che farà da foglia di fico a una serie di dittature destinata a durare decenni.

Goulart metterà insieme fattorie in Paraguay, Uruguay Argentina e Brasile, mostrandosi tanto capace che nel 1973 Juan Domingo Perón lo avrebbe voluto incaricare della stesura di un piano per aumentare l’export di carne argentina verso l’Europa, idea che poi non andrà in porto per l’opposizione di alcuni ministri del suo governo. Goulart morirà poi nel 1976, proprio nella sua fattoria argentina, ai suoi funerali in Brasile assisteranno al suo funerale in 30.000, del quale nessun media brasiliano ha mai fatto la cronaca a causa della censura militare. 50 anni dopo il presidente Dilma Rousseff è venuta a sapere dai documenti di Snowden che il governo di Washington spia ancora ogni sospiro del governo brasiliano e in particolare dei politici progressisti. Ma Roussef sapeva da tempo che a Washington ci sono ancora molti con la fobia dei comunisti, alcuni di quelli che sostennero le giunte che insieme a migliaia di brasiliani torturarono anche la stessa Rousseff sono ancora influenti, molti di quelli che li hanno seguiti condividono le stesse paranoie e la stessa tendenza all’ingerenza, sapersi spiata non la deve aver sorpresa troppo.

Pubblicato in Giornalettismo

 

Messo il tag: ,