Il Twitter cubano gentilmente offerto dalla CIA

Posted on 4 aprile 2014

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Un’inchiesta di Associated Press rivela che USAID ha costruito e finanziato illegalmente un programma coperto che ha creato un social network dedicato ai giovani cubani, che doveva servire per diffondere nel paese la sovversione anticastrista e allo stesso tempo per monitorare gli utenti cubani.

L’operazione è cominciata nel 2009, partendo da un database con i numeri di telefono di mezzo milione di cubani, pure quello ottenuto con mezzi illeciti. Da lì l’agenzia che sosteneva ZunZuneo è partita per costruire prima uno strumento e poi una comunità che sperava nel tempo potesse divenire capace di scatenare proteste e manifestazioni a Cuba.

I soldi necessari al progetto, poco più di un milione e mezzo di dollari, furono registrati come contributo a un progetto in Pakistan che non ha mai visto la luce e poi girati attraverso conti correnti predisposti all’uopo alla molto anonima società che all’apparenza gestiva Zunzuneo. Ci hanno messo molta cura nell’apparenza, al punto che hanno inserito anche pubblicità falsa per rendere credibile tutta l’operazione e tutti i dettagli sono narrati nelle circa 1.000 pagine sulle quali hanno messo la mani quelli di AP.

Pagine che non lasciano dubbi e che parlano di un’operazione illegale, visto che è stata condotta con la frode evadendo i controlli del Congresso, ma soprattutto di un’operazione dichiarata di spionaggio e sovversione condotta da USAID, che da quando è stata condotta sotto l’ombrello del Dipartimento di Stato è diventata poco distinguibile dalla CIA, se non per l’abbigliamento dei suoi funzionari. Un bel problema, visto che USAID è anche la porta attraverso la quale passa gran parte dell’aiuto «umanitario »statunitense e che, dopo rivelazioni del genere, più di un paese avrà ottime ragioni da opporre al suo intervento.

Operazione comunque fallimentare, perché dopo aver raggiunto circa 40.000 utenti il network è sparito nel nulla dalla sera alla mattina nel 2012. Erano finiti i soldi e USAID non ce ne ha messi più, forse perché non c’era traccia di primavera cubana all’orizzonte, forse perché hanno preferito «investire» nella destabilizzazione di qualche altro governo sgradito come quello di Maduro in Venezuela, dove in effetti le proteste sono assistite da gruppi di «studenti» finanziati anche apertamente da Washington.

 

Pubblicato in Giornalettismo