Le disgrazie di Gulmara Karimova e il futuro dell’Uzbekistan

Posted on 25 febbraio 2014

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Islam Karimov è un dittatore di successo, ma ha una certa età e si dice anche qualche problema di salute e qualcosa comincia evidentemente a sfuggirgli. Il paese viene da un mese di mobilitazione delle forse di sicurezza ed è tranquillissimo se non fosse che in famiglia è guerra.

Ci sono due letture dell’improvviso accendersi della scena uzbeka, altrimenti noiosa nella misura in cui Karimov fa sparare sulla folla al primo accenno di manifestazione e ama bollire vivi gli oppositori (così vuole la vulgata). La prima propone un conflitto per la successione all’interno della famiglia, mentre la seconda vede nel motore dei recenti eventi i vertici degli onnipotenti servizi segreti (SNB), che starebbero facendo piazza pulita di eventuali successori di Karimov in vista delle elezioni del 2015, alle quali evidentemente ritengono che non si presenterà, convinzione condivisa anche da chi propende per la prima ipotesi.

L’impostazione del regime di Karimov è quella classica dello stato stalinista nella sua versione pi accentrata e paranoica, il modello al quale si sono affidati con successo tutti gli ex leader dei partiti comunisti locali che hanno preso il potere fin dallo scioglimento dell’URSS. e che ci sono ancora grazie alla pratica del terrore e alla messa in scena d’elezioni plebiscitarie che lasciano pochi dubbi su quanta democrazia vi circoli. Karimov peraltro viene descritto come progressivamente più isolato nella sua magione di campagna, si è liberato da qualche tempo del suo fidato capo del SNB Akhat Nasyrov, praticamente onnipotente e lo ha sostituito con Rustam Inoyatov, che le cronache e certe voci definiscono ambizioso e incline a presentarsi alle prossime elezioni. Sia come sia, i segni di una lotta per la successione in corso si sono manifestati all’interno della famiglia Karimov e hanno visto scontrarsi pubblicamente le due figlie del dittatore, Gulnara e Lola, con il risultato che la prima è rovinata nella polvere e ora sarebbe agli arresti domiciliari dopo che le forze di sicurezza hanno fatto irruzione dal tetto nel suo appartamento per arrestare alcuni sui soci, accusati di esportazione illecita di capitali e frode ai danni dello stato, ai quali il procuratore locale ha promesso punizioni esemplari.

Gulmara e Lola Karimova

Gulmara e Lola Karimova

Gulnara Karimova, 41 anni, qualche mese fa era una donna di successo, viveva per lo più in Occidente alternandosi tra la carriera di cantante (con il nome di Googosha), stilista e ambasciatrice del paese. Platealmente disinteressata alla situazione dei diritti umani nel paese, di recente Karimova ha ammesso a The Guardian che forse prima era distratta: «Non volevo entrare in conflitto e non vedevo molte delle cose che davano fastidio a molte persone, perché ero molto occupata a lavorare sui progetti della gente reale, borse e sostegno alle associazioni professionali. Alcuni lo denunciavano ad alta voce, ma ci è voluto tempo per capire la realtà nella quale vivevamo.» Alcuni gliene chiedevano conto anche sui social network, che usava con entusiasmo, ma lei faceva orecchie da mercante, adesso che le è stato negato l’accesso a internet c’è un account internet che chiede giustizia e attenzione alla sua triste sorte, la consapevolezza sembra essere arrivata troppo tardi, altrimenti sarebbe rimasta nella sua casa da 20 milioni di dollari a Ginevra. Ricchezza che non l’insospettiva minimamente, così come non ci trovava nulla di male ad approfittare di una situazione di estremo privilegio mentre papà in patria ogni anno chiudeva le scuole per mandare allievi e insegnanti a raccogliere il cotone, uno degli asset principali del paese prima che iniziasse la corsa che lo ha portato a diventare il terzo esportatore di gas naturale eurasiatico dopo la Russia e il Turkmenistan. Gulnara peraltro è anche titolare del non invidiabile titolo di «persona più odiata del paese» per il suo appariscente presenzialismo e per le spese immense che traspaiono dal suo stile di vita e quindi non è per niente irrealistico che la famiglia abbia voluto tarpare le ali, più che a una candidata alle presidenziali, alle attività della scheggia impazzita della famiglia, che ha attirato sui vertici del regime l’attenzione della giustizia di diversi paesi, non bastasse il triste record per assenza di democrazia e libertà di stampa e d’opinione con il quale il regie deve convivere a livello d’immagine all’estero. Ha senso offrirla come capro espiatorio e sottrarla comunque alla giustizia dei paesi europei che hanno aperto inchieste contro di lei e che le chiedono contro delle sue ricchezze, che a questo punto potrebbero essere sequestrate dalla giustizia uzbeka e tanti saluti all’ipotesi di sequestri milionari.

Ricchezza che gli uzbeki finora non hanno potuto apprezzare, ma della quale Gulnara disponeva in abbondanza, al punto che lei e la sorella fanno base a Ginevra circondate da una corte di servizio e si danno a spese tipiche degli sceicchi. Entrambe, come peraltro la madre Tatiana, sono nominalmente a capo di piccoli imperi economici, una ricchezza che ha attirato l’attenzione delle procure di Svezia, Svizzera e Francia, tre paesi indagano su Gulnara e uno su Lola perché sospettano importazioni illegali di capitali frutto di corruzione, ma ovviamente a fare sensazione è che su di lei e il suo entourage sia calata la mano pesante della giustizia uzbeka, che in teoria aveva elementi per insospettirsi gia da decenni e che se agisce ora è perché ha chiaramente ricevuto lo stimolo e l’autorizzazione a farlo da chi ha mandato a morte personalità più importanti di un giudice per molto meno.

A deporre per la versione dello scontro familiare ci sono le uscite pubbliche delle due sorelle. Gulnara ha denunciato un complotto ai suoi danni e anche un tentativo d’avvelenamento con il mercurio nel 2011, presentano un certificato che dimostrerebbe alte concentrazioni di metalli pesanti nel sangue suo e in quello della figlia. Tra i responsabili del complotto ha esplicitamente indicato il capo dei servizi Inoyatov, la sorella e la madre. Gulnara parte dall’ovvia considerazione che una campagna di delegittimazione ai suoi danni debba essere stata autorizzata ai massimi livelli, pensa che Inoyatov voglia correre alla presidenza, e che il padre sia stato ingannato in pratica dalle malelingue e convinto dalla lettura di un sito che la mette in cattiva luce, organizzato dagli stessi servizi. La stessa sorella Lola 35 anni, però non è al di sopra di ogni sospetto, di recente ha rotto il suo abituale silenzio per dire che non parla con la sorella da 12 anni (non è vero) e che, per ora, non pensa di candidarsi alla presidenza. L’idea è che in casa Karimov mamma Tatyana sostenga la candidatura di Lola, che ha sostituito proprio Gulnara nel ruolo d’ambasciatrice all’UNESCO, su quella delle vulcanica sorella, che per di più è un’infaticabile organizzatrice di eventi culturali che contaminano l’isolamento del paese. Secondo Gulnara questa sua attività sarebbe particolarmente invisa all’apparato e uno dei motivi della sua improvvisa caduta in disgrazia.

La mano di Lola o dei servizi uzbeki è chiaramente visibile dietro un blitz dell’opposizione in esilio nella casa ginevrina di Gulnara, dove gli attivisti del gruppo d’opposizione Uzdem Fund Suisse sono entrati con le chiavi e i codici degli allarmi e da dove, prima che arrivassero gli uomini di un’azienda di sorveglianza privata, hanno pubblicato sui social network le immagini del lusso dell’ambiente e la presenza di opere d’arte uzbeke che dovrebbero trovarsi invece nei musei nazionali.

Inutile chiedere alle autorità uzbeke notizie su quello che sta succedendo, risponde solo il silenzio, l’unica dichiarazione ufficiale proveniente dall’ufficio di presidenza dice che sono questioni di famiglia di Karimov e che l’ufficio commenta solo questioni inerenti la sua presidenza, aggiungendo peso all’ipotesi di un conflitto effettivamente dinastico. Se la spettacolare irruzione in casa di Gulnara del 17 febbraio fosse avvenuta senza il consenso di Karimov è chiaro che la situazione sarebbe molto più grave, ma anche se si tratta di una lotta intestina alla famiglia è pur sempre una frattura epocale per un regime come quello di Karimov. L’ipotesi che qualcuno interno al regime lo stia assediando facendo pressioni sulla famiglia non è da scartare, ma significherebbe che Karimov ha già perso il controllo dell’apparato e che questo sta agendo per isolare la famiglia e per venire a capo del problema posto dalla guardia presidenziale. Si tratta di un esercito nell’esercito, composto di fedelissimi mantenuti isolati dal resto del mondo e allevati nel culto del capo e paranoia. Giurano fedeltà al presidente e non possono comunicare con l’esterno, nemmeno andare online o seguire gli sviluppi politici, esistono solo per rispondere agli ordini di Karimov e anche in caso di ribellione dell’apparato a Karimov sarebbero un osso duro da affrontare, visto che non c’è da dubitare che il dittatore ordinerebbe di sparare su chiunque gli venisse in mente di considerare un nemico. Il regime per ora non pare comunque interessato dalla disgrazie di Gulnara e non sembra sentire il bisogno di risponderne al paese o di denunciare mosse ostili da parte di poteri oscuri, segno che probabilmente l’Uzbekistan è ancora decisamente il regno di Karimov e dei suoi fedeli servizi di sicurezza e che le disgrazie di Gulnara non giungono all’insaputa dell’anziano leader, circostanza esclusa anche dalla figlia, che lo dice invece male informato da chi la calunnia e quindi sostanzialmente d’accordo con la sua punizione. La Dinasty uzbeka promette scintille e qualunque sia il copione che si sta scrivendo avrà conseguenze sul futuro del paese e sull’assetto del potere, che nel medio periodo dovrebbe comunque continuare a essere riservato a un numero ristrettissimo di persone, già ai vertici delle gerarchie dell’attuale regime.

Pubblicato in Giornalettismo

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