La carica dei nani contro Clinton

Posted on 5 febbraio 2014

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La posse dei probabili candidati repubblicani è numerosa e pertanto debole, la prospettiva è quella di andare a frangersi contro una rocciosa Hillary Rodham Clinton o contro chi riuscirà a batterla a sorpresa nelle primarie democratiche com’è successo con Obama nel 2008.

A due anni dal primo caucus in Iowa i democratici sembrano marmorei e compatti a sostegno di Clinton, che secondo i sondaggi tra i probabili votanti democratici, raccoglie il 73% dei consensi, record nei 30 anni di storia dello stesso sondaggio. Da qui al 2016 la strada è lunga e tutto può succedere, ma per ora il panorama è simile a quello già visto, con un gruppo di nani che vanno all’assalto con poca speranza e in ordine sparso di un candidato avversario dalla statura nettamente superiore e ben visto anche da parte dell’elettorato repubblicano che non lo ammetterà mai.

Il pacchetto dei candidati repubblicani in pectore questa volta sembra meglio dal punto di vista qualitativo e se scenderanno in campo i pesi massimi annunciati il numero degli sfidanti alle primarie dovrebbe assottigliarsi drasticamente e non si dovrebbero vedere i dibattiti affollati che hanno caratterizzato le primarie del 2008, finendo per sprecare tempo dividendo i propri elettori invece che a galvanizzarli. Molto dipenderà anche da come andranno le elezioni di midterm, se i repubblicani dovessero conquistare anche il Senato la corsa si metterebbe decisamente meglio, sempre che l’eccitazione non li conduca all’autodistruzione, perché finora se c’è un tratto evidente nel Senato repubblicano è l’irresponsabilità. Se invece la Camera resterà democratica, i repubblicani correranno seriamente il rischio di giocarsi anche la maggioranza al Senato. I repubblicani hanno anche un problema con la demografia, ridisegnare i collegi presto non basterà più per arginare il calo del tradizionale elettorato anziano e bianco.

Il candidato più quotato è Jeb Bush, che sarebbe il terzo Bush a correre per la presidenza e che nella sua condizione di ex governatore non fallimentare della Florida può permettersi di tessere la sua tela sottotraccia e di scegliere il momento nel quale entrerà ufficialmente nella corsa. Per ora lui dice che ci penserà a fine anno e che sarà possibile solo se concluderà che lo può fare con gioia, perché c’è bisogno di candidati che sollevino il suo spirito.

Alle sua spalle, se non spalla a spalla, stava il governatore dello stato del New Jersey, Chris Christie, che però ora sta annaspando per via di un brutto scandalo, la sua amministrazione infatti avrebbe fatto soffrire gli abitanti di una cittadina e migliaia di pendolari chiudendo due strade per punire un sindaco democratico ostile alla sua rielezione, che pure aveva ottenuto in carrozza. L’idea di eleggere alla presidenza uno capace di tali meschinità e di provocare danni ai cittadini per ripicca verso un avversario è poco sopportabile anche dei repubblicani e bisogna vedere se la linea di difesa «a sua insaputa».

Dietro alla coppia più quotata si allineano diversi candidati relativamente giovani, tutte persone che hanno manifestato il loro interesse per le primarie. Il panorama è molto vario e comprende diversi partecipanti a quelle del 2008, a cominciare da Paul Ryan, che affianca nel ticket presidenziale Mitt Romney e che oggi è il favorito nei sondaggi tra repubblicani su Bush. Sondaggi che premiano anche Ted Cruz, senatore texano, Rand Paul figlio di Ron e Marco Rubio, un tempo in auge, ma tramontato negli ultimi due anni.

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Poi c’è lo stesso Romney che non esclude di ricandidarsi per la seconda volta dopo la sconfitta con Obama, c’è il miliardario nero Herman Cain, re della pizza, e dalle vette del censo promette d’affacciarsi anche Donald Trump, il re del riporto, che da tempo usa Twitter per veicolare pensieri presidenziali. Un candidato improbabile, ma già parecchio attivo nella raccolta fondi, è John Bolton, cavallo pazzo piazzato da Bush all’ONU, dove ha imperversato lasciando un pessimo ricordo. Dietro di loro le ombre di figure come quella del governatore del Texas Rick Perry, dell’ex governatore dell’Arkansas Mike Huckabee o dell’ex senatore Rick Santorum, che potrebbero spuntare alle spalle del gruppo e piazzare lo sprint. E c’è anche Newt Gingrich, ex speaker della camera che ha dichiarato che «probabilmente» si presenterà ai blocchi di partenza.

Una rosa di nomi che non esclude sorprese, così come ora non si può dare per certa neppure la vittoria di Hillary Clinton annunciata con tanto anticipo e che il partito repubblicano dovrà cercare di semplificare prima possibile per riuscire ad offrire il maggior sostegno possibile al candidato che emergerà come quello capace di elettrizzare e mobilitare l’elettorato repubblicano ed attirare gli incerti, vero ago della bilancia della competizione. Sempre che un tale candidato esista e sia in grado di sanare le numerose fratture che hanno reso il partito sempre meno monolitico fin dall’emergere del blocco del Tea Party, manifestazione plastica di un blocco estremista che pesa sia nelle dinamiche interne che sull’appetibilità della proposta repubblicana verso l’esterno.

Pubblicato in Giornalettismo

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