Il programma degli F-35 potrebbe anche abortire

Posted on 31 gennaio 2014

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In questi giorni fa rumore un rapporto del Pentagono che denuncia come il programma degli F-35 sia in clamoroso ritardo e gli aerei abbiano problemi strutturali, prestazionali e, se non bastasse, che l’avveniristico software è tanto avanti che non sanno ancora come fare a garantirne le prestazioni promesse. Difetti che se non risolti con successo potrebbero anche determinare la chiusura del programma.

Si parla di problemi con il software, di crepe, di vulnerabilità ai fulmini e sembra che sia una novità, ma ad esempio un anno fa un altro rapporto statunitense, non meno autorevole, aveva già individuato esattamente gli stessi problemi, però un anno fa nel nostro paese se ne parlò pochissimo. Se ne parla ora ed è sempre meglio di niente, ma intanto per un altro anno si è continuato a mettere da parte dei fondi e a perdere tempo invece di affrontare un problema che non è solo quello d’impegnare cifre da paura in macchine che non si sa ancora se, quando e come voleranno per certo.

Nessuno dei tre dati è noto e non è detto che il programma non finisca per essere cassato dallo stesso governo americano, che già vi ha riversato una cifra più che rispettabile e che non ha ancora visto all’opera questo campione della tecnica, che in tre versioni dovrebbe coprire la maggior parte delle esigenze dell’Air Force nel futuro. L’allargamento delle collaborazioni offerte alle aziende di partner alleati ha tessuto attorno al programma un efficace rete di pubbliche relazioni internazionali sponsorizzate con generosità ed è riuscita a tenere alta l’eccitazione per il nuovo giocattolo negli alti comandi militari alleati, che hanno tutti versato un tributo di ordini alla nuova impresa.

Secondo Lorraine Martin, a capo del programma per Lockheed Martin che ne la capofila, il 2013 è stato un anno nel quale si sono visti significativi progressi nella costruzione di partnership e nella maturazione dei molteplici gruppi tra i quali è diviso un progetto tanto complesso. Prima del rapporto sul fronte delle collaborazione sono uscite però due notizie poco simpatiche. Si è saputo che Honeywell è sotto inchiesta per aver incluso nelle sue forniture parti costruite in Cina, circostanza che l’azienda non nega, anche se nega che ponga problemi di trasferimenti illeciti di tecnologie. Poco dopo è giunta la notizia dell’arresto di un uomo che cercava di trasferire all’Iran informazioni riservate sui motori.

Un buon modo di cominciare l’anno, poi è arrivato il rapporto a ricordare i problemoni del programma, e qualcuno lo ha tralasciato, e anche le novità dell’attenzione dei media ai difetti dell’oggetto che ci siamo impegnati ad acquistare e sul quale lo stato maggiore della marina e quello dell’aeronautica italiana hanno impostato  l’assetto della nostra difesa nei decenni a venire. Per dare un’idea della dimensione del problema, se la versione a decollo corto e atterraggio verticale non dovesse mai entrare in servizio, è quella maggiormente piagata da problemi che da anni attendono una soluzione, ci ritroveremo con le nostre due piccole portaerei trasformate in portaelicotteri perché non ci sono altri aerei che ne possano decollare, a parte gli Harrier ormai vintage e fuori produzione. Il problema non ce lo abbiamo solo noi, per gli alleati con le portaerei lunghe c’è però un piano B, che ha pure il pregio di essere economico e per niente distante nelle capacità operative che è in grado di garantire.

Chi abbia seguito la genesi del programma e la sua evoluzione non può stupirsi, fin dagli inizi il programma ha sempre esibito tre caratteristiche molto evidenti: è sempre stato in ritardo di anni sulle previsioni, ha continuamente sforato il budget e con i costi è aumentata anche la complessità delle macchine, che si sono allontanate dalle prestazioni promesse, tanto i valori di pare di queste sono stati rivisti al ribasso rispetto al capitolato iniziale. Quello in base al quale americani e non hanno acquistato l’oggetto ancora da materializzare. Per il prossimo anno il Congresso ha approvato i fondi per la costruzione di appena 29 pezzi e solo da questo si capisce quanto possa essere lontano l’aereo dalla maturità, a questo ritmo la produzione dei circa 3.000 esemplari previsti prenderebbe un secolo. La risposta è sempre uguale: va tutto bene, abbiamo fiducie nel rispetto del prossimo termine, quando sarà finito sarà una meraviglia imbattibile. Ovviamente più ci si addentra nel tempo e più anche l’imbattibilità entra in discussione, ma non ci fa caso nessuno. Al contrario quanto dichiarato dal costruttore è stato ripetuto a memoria da politici e militari, negli Stati Uniti come nei paesi clienti e anche da noi è andata così, con i media al traino a minimizzare, sopire e vantare le fantastiche doti di un aereo che ancora oggi non c’è.

Una delle peculiarità del programma F-35 è che gli americani hanno scelto di procedere in maniera innovativa quanto avventurosa alla luce dei risultati. Le macchine che sono già state costruite e che saranno costruite nell’immediato futuro in qualche decina di pezzi sono infatti ancora prototipi mancanti di capacità fondamentali e recanti i difetti già notati, per risolvere i quali potrebbe essere necessario intervenire pesantemente sul progetto, sempre che esistano soluzioni che non portino ad un ulteriore degrado delle prestazioni aggiungendo peso. L’idea era quella di cominciare la produzione quanto prima e di affinare il progetto in corsa e invece la produzione è arrivata tardissimo e sono anni che si producono macchine che per ora sono servite solo ai test e che sono state dichiarate pericolose al punto da sospenderne i voli per precauzione o da imporre ai piloti di tenersi alla larga dalle formazioni temporalesche, perché un fulmine potrebbe abbattere l’aereo colpendo il serbatoi.

F-35-Lightning-II-Joint-Strike-Fighter 5

Una preoccupazione a parte, come detto, resta il software, l’aereo si guida grazie a un avveniristico elmetto multimediale ed è imbottito dell’elettronica più sofisticata che deve garantire affidabilità assoluta in ogni condizione, ma ancora i tecnici non sono riusciti a venire a capo della maniera di fornire capacità e prestazioni richieste. Fanno quindi sorridere le dichiarazioni del generale James Amos ai media, secondo il quale «potrebbe esserci un rischio di non completamento per la data prevista» riferendosi alla certificazione per il combattimento fissata ora al 2015, basta prestare orecchio ai rapporti per scoprire che si stima difficile che il software possa essere pronto tra il 2016 e il 2017 e per gli altri problemi emersi non si sono ancora trovate soluzioni, solo previsioni del tempo entro il quale si troveranno.

Niente di nuovo quindi, ma rispetto all’anno scorso l’opposizione agli F-35 ha guadagnato consenso e oggi pesa di più anche in parlamento, senza considerare l’esempio di numerosi paesi che già l’anno scorso hanno approfittato dell’impasse del programma per sganciarsene o per ridurre gli ordini estorti loro da Washington in tempi migliori. Il prezzo scandaloso di queste macchine, semplicemente il più alto di sempre per un aereo dsa guerra, è infatti particolarmente insopportabile in tempi di crisi, tanto più che si tratta di sofisticatissime macchine d’attacco che anche se promettessero quel che mantengono servirebbe sempre e solo a sganciare bombe, anche se l’onorevole Francesco Boccia ha provato a dire di no. Bombe che peraltro potremmo sganciare con la stessa efficacia e minor spesa senza pagar dazio a Washington, tanto più che non occorrono bombardieri da fantascienza per partecipare alle guerre «umanitarie» che ci hanno visto impegnati negli ultimi anni in giro per il mondo e che il principio della deterrenza nucleare impedisce di considerare l’utilità di mezzi del genere in un eventuale scontro con una potenza dotata di capacità superiori.

Pubblicato in Giornalettismo

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