Perché a Bologna non c’è un castello

Posted on 14 gennaio 2014

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La storia dei castelli di Bologna racconta dei rapporti tesi della città con papi e imperatori, e di una sfida con Roma che si è protratta per secoli.

Il primo castello bolognese stava all’incrocio con l’attuale via Porta di Castello, dove si può ancora vederne parte di un muro (oggi inglobato all’interno del Museo Medievale), Che è tutto quel che rimane del castello imperiale di Matilde di Canossa, Vicaria Imperiale-Vice Regina d’Italia, incoronata dall’imperatore Enrico V nel 1111. Nel 1115 alla morte della potentissima signora che regnava sui territori a Nord dello stato pontificio il castello fu distrutto. Quasi due secoli dopo sulle sue rovine il banchiere Alberto Conoscenti, costruì le proprie case a due passi da Piazza Maggiore, poi acquistate da Bertrando del Poggetto, legato generale della città tra 1327 e il 1334.

Lo zio materno di Bertrando; o meglio di Bertrand du Pouget, che era francese; fu vescovo d’Avignone e poi Papa con il nome di Giovanni XXII dal 1316 alla sua morte nel 1336. Papa avignonese anche per residenza, visto che la sede del papato era stata trasferita da Roma ad Avignone nel 1309 e vi sarebbe rimasta fino al 1377. Bertrando in qualità di legato papale voleva impadronirsi di Bologna per farne la capitale papale in Italia e il 3 febbraio 1327 ci riuscì. Una delle sua prime iniziative fu cominciare la costruzione di un sontuoso palazzo-castello, il castello di Porta Galliera, che doveva servire sia a rafforzare le difese felsinee, che a divenire la provvisoria sede pontificia in vista del definitivo rientro del Papa a Roma. Dice la storia che la costruzione del palazzo bolognese fornì l’occasione al cardinale di mostrare le sue qualità di mecenate, ma si è saputo anche che Bertrando fece il mecenate con i soldi dei cittadini. Che nel 1333, vessati dalle angherie della truppa pontificia e scontenti per le pesanti tasse imposte dal legato, si rivoltarono e lo assediarono nel castello di Porta Galliera. Solamente dopo un anno, grazie alla mediazione di Firenze, Bertrando potrà lasciare la città emiliana e rientrare ad Avignone. Il castello bolognese fu raso al suolo nel 1334 e il Papa decise di far costruire una residenza papale ad Avignone, in Italia non era ancora aria. Bologna all’epoca era la seconda città del regno papale per popolazione e importanza e durante l’esilio avignonese, al quale il papato fu costretto a causa delle guerre intestine alla nobiltà romana e delle numerose rivolte registrate all’interno dello Stato Pontificio, pareva la supplente naturale come sede del papato, tuttavia l’instabilità politica nella penisola e l’evidente riottosità bolognese resero la soluzione impraticabile.

1390 a Bologna è posta la prima pietra di un altro edificio simbolo dell’attrito con il papato, quella basilica di San Petronio che s’affaccia su Piazza Maggiore e che nelle intenzioni dei bolognesi doveva diventare più grande di San Pietro per dispetto e per ribadire l’autonomia da Roma, oltre alla scarsa considerazione per quella che è ancora la cattedrale cittadina, anche questa intitolata a San Pietro e consacrata fin dal 1184 a pochi passi dalla stessa piazza.
Passarono pochi anni e nel 1404 Baldassarre Cossa, già studente fuorisede napoletano di nobile lignaggio e con appoggi potentissimi, tornò a Bologna come legato pontificio e diede ordine di ricostruire il castello. Nel 1411 i bolognesi rasero al suolo anche quello, ma Cossa, che nel frattempo nel 1410 era diventato Papa Giovanni XXIII, ordinò di nuovo la sua ricostruzione. Terminato nel 1414 il castello, Cossa fu catturato dall’imperatore Sigismondo e deposto dal concilio di Costanza, dichiarato “Antipapa” e rimosso dall’elenco dei pontefici. Il suo nome sarà ripreso da Giovanni XXIII solo nel ventesimo secolo per ricordare che non fu un Papa abusivo, più semplicemente la sua politica non piacque all’impero e a molte signorie italiane e dovette essere rimosso per il bene della chiesa. E non piacquero nemmeno i suoi castelli ai bolognesi, che nel 1416 rasero al suolo anche il secondo edificio costruito da Cossa.

Papa Martino V, un Colonna, non infierì sul predecessore e nemmeno sui bolognesi, ma già il suo successore tornò alla carica. Papa Eugenio IV (Gabriele Condulmer, Papa dal 1431 al 1447) così ordinò a sua volta la costruzione di un nuovo castello che, narrano le cronache, fu abitato tra il 1436 e il 1443, anno nel quale venne raso al suolo anche quello. Ma non basta, perché divenuto Papa Giulio II della Rovere, nel 1507 cominciò la costruzione del quinto castello destinato a ospitare le insegne papali, che per precauzione si volle circondato da un’ampia cittadella militare. Non contento, Giulio II nel 1508 fece piazzare sulla facciata della costruenda basilica una grande statua in bronzo, che lo ritraeva, realizzata da Michelangelo (l’unica realizzata in bronzo assieme al perduto David De Rohan).


san_petronio_bologna 3Nel 1511 i bolognesi distrussero il castello, la cittadella fortificata e anche la statua, il metallo della quale fu venduto al duca di Ferrara, Alfonso d’Este, che lo fuse per farne una colubrina alla quale diede il nome di “Giulia”. Non è stata l’unica opera d’arte eccezionale a restare vittima delle rivolte felsinee, il primo castello di Bertrando ad esempio era famoso per l’opulenza e, si narra, per ospitare anche opere di Giotto tra le sue meraviglie. Da allora l’area sarà destinata a discarica, poi convertita nel giardino della Montagnola e decorata dal lato che volge verso la stazione dalla scalinata del Pincio, ai piedi della quale resta conservato un piccolo rudere dell’ultimo castello di Bologna. La sua curiosa storia e quella dei quattro che l’hanno preceduto e sono stati costruiti e demoliti in meno di due secoli, è stata raccolta e narrata in «Il Castello di Porta Galliera. Fonti sulla fortezza papale di Bologna (1330-1511)» di Giancarlo Benevolo

Non che gli attriti sulle questioni edilizie tra città e papato siano finite lì, nel 1514 fu presentato alla città il progetto per il completamento della basilica di San Petronio, che passava dalle dimensioni volute da Antonio di Vincenzo (183 metri di lunghezza e 137 metri di larghezza nel transetto) a circa 224 metri di lunghezza, con un braccio trasversale di 150. Probabilmente non un caso, visto che il progetto di ampliamento di quella che poi diventerà l’attuale San Pietro, approvato da Giulio II nel 1506, si fermava a 218 metri per 114. Per ostacolare il progetto Papa Pio IV decise allora di costruire tutto attorno alla Basilica, sponsorizzando in particolare l’edificio dell’Archiginnasio, destinato a sede della scuola universitaria. Finanziato interamente da risorse Pontificie e completato a tempo di record già nel 1562, l’Archiginnasio è stato edificato a soli 12 metri dalla basilica, parallelo alla navata principale, in modo da sovrapporsi interamente al luogo dove avrebbe dovuto essere edificato l’imponente transetto sinistro e rendendo pertanto impossibile la realizzazione del progetto. San Petronio alla fine sarà decisamente più piccola di quanto ipotizzato, lunga 132 metri e larga 60, finendo per essere poco più della metà di quella pensata in origine, ma ancora decisamente più grande e lunga della cattedrale cittadina che si ferma a una settantina di metri, tanto che nel 1530 sarà scelta in luogo della cattedrale come sede per la storica incoronazione di Carlo V a imperatore del Sacro romano impero, da parte di Clemente VII.

Pubblicato in Giornalettismo

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