Ristabilita la pace, alla francese, in Repubblica Centrafricana

Posted on 11 dicembre 2013

0



Il contingente francese, che in pochi giorni ha messo in sicurezza la capitale e la città di Bossangoa e che ieri ha accusato le prime due vittime, ha ricevuto la visita del presidente Hollande e della delegazione governativa volata in Sudafrica per i funerali di Nelson Mandela.

Il capo dello stato, la sua compagna Valérie Trierweiler, il ministro degli Esteri Laurent Fabius e la ministro della giustizia Christiane Taubira sono atterrati a Bangui sul far della sera di ieri e hanno reso omaggio all’impegno degli uomini del contingente francese e alle prime due vittime tra quanti sono stati schierati per l’operazione Sangaris. Due giovani (22 e 23 anni) paracadutisti della RPIMa, già impegnata qualche anno fa in Ciad per salvare il dittatore Deby ormai assediato nel palazzo presidenziale dalla ribellione, un corpo con una robusta esperienza dAfrica. I paracadutisti francesi hanno cominciato lunedì l’operazione di disarmo delle bande e milizie che proprio nei giorni immediatamente precedenti il via libera dell’ONU hanno lasciato sul terreno circa 400 morti, forse più di quanti se ne fossero visti nel complesso dalla deposizione di Bozizé ad allora. Da quello che si è capito si è trattato di un regolamento di conti evidentemente da sistemare prima dell’arrivo dei francesi, che in effetti ci hanno messo poco a far cessare la violenza con la sola presenza e a disarmare quelli che hanno incontrato, mentre gli arruolati nelle milizie Seleka sono stati confinati in due caserme.

I francesi sono così giunti dopo essere stati invocati dalla popolazione e il debole governo del presidente Djotodia non ha potuto che dare per l’ennesima volta il benvenuto al referente coloniale, da decenni sostegno e perno delle dittature che si sono succedute al governo del paese sin dall’indipendenza, compresa l’ultima appena rovesciata dall’alleanza composita di milizie provenienti dai confini (spesso anche oltre) di Ciad e Sudan, che da tempo controllavano buona parte del paese. Cacciato il contingente sudafricano, che il presidente Zuma aveva inviato come «soluzione africana ai problemi africani» e a sostenere Bozizé ormai abbandonato da Parigi come parte di un immobile contributo di una forza multinazionale africana. I sudafricani sono stati gli unici soldati stranieri attaccati durante il golpe e le 19 vittime hanno provocato scandalo in patria, costringendo Zuma al ritiro del contingente di peacekeeper e a lasciare campo libero a Parigi una volta che è stato chiaro che il paese era impegnato in un accordo con Bozizé che aveva anche portato e promesso vantaggi economici all’entourage presidenziale.

Hollande ha detto ai militari riuniti all’aeroporto che la missione è pericolosa, ma che è «necessaria per evitare che si produca una carneficina» e che la Francia è determinata a «ristabilire la pace». Non è mancata l’evocazione dell’incubo di un confronto settario, che a dire il vero nel paese non è mai stato sentito molto: «Gli scontri hanno avuto e hanno ancora una dimensione religiosa con il rischio di una guerra civile».

L’intervento è stato sostenuto anche dal primo ministro Jean-Marc Ayrault, che ha assicurato in parlamento che l’intervento sarà questione di «qualche mese» e che non c’è l’intenzione di lasciare a lungo i 1.600 uomini inviati nel paese, come non c’è la previsione di un ulteriore ampliamento del contingente, che potrà contare sul supporto di 3.000 uomini dell’Unione Africana per conservare la sicurezza nelle zone ripulite dai francesi. La qualità del contingente panafricano non è eccelsa, ma la missione anche per i peacekeeper si preannuncia fattibile senza grandi difficoltà, nel paese non esistono gruppi terroristi o confessionali organizzati militarmente o con agende politiche non negoziabili com’è stato nel caso del Mali, l’ultima delle ex colonie nella quale la Francia è stata costretta a intervenire dopo che dalla dissoluzione del governo avevano tratto vantaggio le milizie d’ispirazione qaedista calate dal Nordafrica. Per Ayrault non si tratta ovviamente d’agire da gendarme d’Africa e nemmeno di antichi riflessi coloniali, ma di rispondere all’appello dei suoi partner africani nell’urgenza assoluta di evitare una spirale di massacri, «il tempo della Françafrique è finito», ha ripetuto echeggiando la linea di Hollande, che comunque da quando è alla presidenza ha ricevuto fin troppi appelli dai partner africani.

Central African Republic Hollande

Ciliegina sulla torta, il primo ministro francese ha giustificato l’intervento citando Nelson Mandela e sostenendo che la Francia abbia agito «fedele al suo messaggio», acrobazie della politica e chiusura a sottolineare che la Francia non è sola e che si tratta di un intervento internazionale, anche se i soldati e le unità da combattimento ce li mette solo la Francia, che già ne aveva un buon terzo sul posto, più che sufficienti a proteggere gli interessi francesi e i cittadini europei dalle violenze che hanno colpito anche la capitale nei giorni del golpe.

In Francia l’intervento gode comunque di un ampio sostegno, anche da parte dell’opposizione dell’UMP, che anzi chiede chiarezza e decisione perché «l’inazione non è un’opzione» e si preoccupa piuttosto di chiedere la compatibilità economica degli impegni africani con il budget. I verdi hanno chiesto un voto in parlamento, Ayrault ha semplicemente riferito e c’è stato un dibattito senza voto, sottolineando che l’intervento dev’essere europeo e non solo francese. Il primo ministro ha fatto notare che i britannici ci mettono qualche aereo, i belgi manderanno qualcuno e che l’UE ci metterà dei soldi e tanto sembra essere bastato. La sinistra di Jean-Luc Mélenchon ha fatto appello a un’attenta vigilanza sulle condizioni dell’impegno delle forze francesi nel quadro dell’ONU, sostenendo che la Francia non ha la vocazione a diventare la polizia internazionale d’Africa.Decisa approvazione dal parte del Front National, Marine Le Pen ritiene l’intervento «necessario da un punto di vista umanitario e allo stesso tempo conforme agli interessi della Francia nella regione» che costituisce un «zona d’influenza indispensabile.»

Il tempo della Françafrique sarà anche finito, ma la nuova era non si distingue ancora bene dal passato ed è chiaro che la destra francese non è per niente d’accordo e che l’intervento alla fine gode del consenso compatto del parlamento, anche a sinistra. La destra da un lato gongola nel vedere Hollande fare esattamente quello che aveva detto che non intendeva fare e rimangiarsi certi romanticismi da campagna elettorale, ma che dall’altro rimpiange che due facili «occasioni» per acquisire prestigio siano capitate proprio a un presidente socialista, che pur mostrandosi riluttante e traboccante di buone intenzioni, alla fine come i suoi predecessori ha mandato i paracadutisti francesi a mettere ordine nel cortile di casa. Nel quale peraltro nessuna cancelleria ha pensato o suggerito neppure per un momento che potessero intervenire i militari di qualsiasi altro paese al mondo, tra i molti che possono schierare un contingente di forza analoga a quello mandato da Parigi a riprendere il controllo del paese. Per una singolare coincidenza era successo lo stesso anche nel caso dell’intervento in Mali.

Pubblicato in Giornalettismo