L’automobile ha perso la libertà

Posted on 20 novembre 2013

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L’apporto dell’elettronica ha già trasformato le auto e in un prossimo futuro esaurirà il suo impatto snaturando completamente un oggetto che ha segnato un’intera epoca umana.

Quando la rete era ancora giovinetta girava una storiella che cominciava così: «Se la General Motors fosse tecnologicamente così avanzata come l’industria del computer, oggi staremmo guidando macchine che costerebbero 25 dollari e che farebbero ben 50 Km con un litro di benzina!!». Seguiva una piccata risposta di General Motors che faceva notare la tendenza dei computer a tradire le aspettative degli utenti e a irritarli con blocchi improvvisi e altre manifestazioni incontrollabili e imprevedibili. Si tratta di un’antica spiritosaggine che rielaborava alcune considerazioni effettivamente espresse da Bill Gates nel 1997 riflettendo sulle peculiarità dell’industria informatica rispetto ad altre. Ma in qualche modo una spiritosaggine profetica scritta da chi aveva familiarità con un’industria dell’elettronica e dell’informatica che già prevalevano sulla regina incontrastata delle industrie dell’ultimo secolo, quella che aveva alimentato la motorizzazione di massa e una trasformazione della società e dell’ambiente senza precedenti nella storia umana.

Già alla fine degli anni ’90 era chiaro che l’auto non era più l’oggetto del desiderio di un tempo, nel nostro paese ad esempio ne abbiamo messe in strada anche troppe, arrivando a saturare una rete stradale pur capillare e a possedere più o meno un’auto a testa. L’auto resta sicuramente uno status symbol ambito o comunque un oggetto per il quale le persone e le famiglie sono disposte a far egregi sacrifici, visto che spesso non è possibile farne a meno, ma da allora ha visto precipitare sia il suo appeal che i prezzi. Una normale berlinetta per famiglia dotata di una discreta parata di optional costa oggi nominalmente meno di 20 anni fa, per una punto 5 porte equivalente a quelle che si vendono intorno oggi ai 10.000 euro ne servivano circa 13.000 dopo gli sconti.

All’epoca l’elettronica dell’auto non era ancora integrata, l’autoradio faceva l’autoradio, l’ABS regolava la frenata e i sensori dell’airbag facevano scoppiare l’airbag, i climatizzatori automatici erano rudimentali, ma già l’auto era stata aggredita dalla contaminazione con l’elettronica. Una trasformazione tecnica che ha accompagnato lo sfumare di una passione per l’auto e per i motori che aveva fortemente caratterizzato tutta la fase pionieristica della motorizzazione di massa dalle origini fino a poco oltre il tramonto dei carburatori.

Il mercato nei paesi sviluppati era diventato un mercato di sostituzione, le auto non erano più un oggetto esclusivo E avevano smesso di fare brum perchè il rombo non era più un valore aggiunto per chi si voleva far notare, ma una seccatura e una volgarità. Le auto avevano anche cominciato a ridurre le emissioni, l’inizio di quello che parve un comunque lunghissimo tramonto del motore a scoppio, una prospettiva che non è vicina neppure oggi che la minaccia del riscaldamento globale è tanto evidente e che è noto quanto inquinino le auto. Un motore tra i meno inquinanti produce un etto di CO2 al chilometro e la riduzione di queste emissioni sembra lo scopo unico e ultimo dell’evoluzione tecnica, che invece è più complessa e punta anche in altre direzioni. L’industria dell’auto continua a inondare di auto il mondo con la sua cronica sovraccapacità produttiva, c’erano ancora gli asaitici, gli africani e i sudamericani da mettere in macchina e la missione non è ancora compiuta nemmeno oggi, ma la contaminazione dell’auto con l’elettronica ha fatto grandi progressi arrivando a consegnarci come prossimo un futuro nel quale forse le auto saranno ancora spinte da un motore a scoppio, ma nel quale perderanno per sempre la caratteristica di essere oggetti nella piena disponibilità dei loro proprietari.

Molte delle auto già in vendita registrano un’enorme quantità di dati e l’elaborano in loco o la conservano o la trasmettono o fanno le tre cose. Dati che comprendono ogni parametro di funzionamento del veicolo, la sua posizione, le comunicazioni telefoniche, la navigazione su internet, fino alla possibilità di registrare voce o video dei passeggeri. Questo più o meno in ogni momento con la macchina accesa e anche con la macchina spenta. Il prossimo step sarà quello della guida sempre più automatizzata o comunque controllata dall’abbondante elettronica già a disposizione, gli eccessi di velocità, i sorpassi azzardati come i semafori rossi saranno evitati dagli automatismi di bordo o dagli stessi denunciati all’autorità, tutto tracciato, se non impedito a priori.

Addio all’auto come simbolo di libertà e indipendenza, diventerà sicuramente ancora più sicura, ma addio libertà, diventerà pericolosissimo usarle per commettere crimini, ma a seconda della volontà dei legislatori le auto potrebbero impedire ai proprietari di guidare da ubriachi, di recarsi in certe direzioni, di sanzionare gli occupanti che ci fumano dentro e persino quelli che ci fanno l’amore in un luogo pubblico, unico limite è la fantasia, gli strumenti per fare cose del genere ci sono già e sono montati di serie su un gran numero di vetture.

google car

Di recente ha fatto notizia il caso degli acquirenti della Renault Zoe, che hanno scoperto che la batteria che alimenta la loro vettura elettrica è disattivabile da lontano da Renault, nel caso il proprietario non ne paghi il noleggio o quando questo termini, la casa si riserva la possibilità d’inibire la possibilità di ricaricarla. Il caso, come quello emerso durante una lite tra un giornalista del New York Times e la Tesla, dimostra che i produttori di auto si prendono grandi libertà nel limitare il diritto di proprietà sugli oggetti che in teoria si vorrebbero vendute, limitandone le modalità d’impiego e di fatto praticando una lesione subdola del sacro diritto proprietario.

Lesione che ormai accompagna ormai abitualmente gli acquirenti di hardware e software, perché la considerazione base è che se c’è un meccanismo per controllare da remoto un dispositivo elettronico, prima o poi qualcuno lo userà e le auto, non solo quelle elettriche, ne son già letteralmente imbottite, al punto che in teoria un’auto potrebbe essere dirottata, sabotata o comunque usata all’insaputa del proprietario in diversi modi. Non stupirebbe che tra la miriade d’iniziative di NSA ci sia anche l’intrusione nei sistemi degli autoveicoli, di sicuro già accessibili alle autorit insieme a tutti i dati che raccolgono, almeno ex post, in fondo le auto sono dotate di numerosi computer, che come gli altri computer possono e sonon controllati anche da altri, se non solo da altri come nel caso di tanta elettronica che regola i dispositivi di bordo.

Un futuro ineluttabile, una volta che i sistemi di guida automatica diventeranno conduttori più affidabili degli umani, diventerà conseguente ridurre in prossimità dello zero l’immane strage che si consuma sulle strade e dire addio alla guida manuale non sarà più un’opzione per nessuno, l’auto-robot incombe e non c’è stato bisogno di attendere le auto elettriche per vedere normali berline parcheggiare o compiere altre manovre di propria iniziativa. L’auto che può fare la spia se superi i limiti di velocità o non fai la manutenzione prevista, può a breve diventare l’auto che si dirige al commissariato di polizia “chiamata” dalle autorità o compiere qualsiasi manovra una volta dirottata da chicchessia a distanza. E tutto questo sfoggio di sensori, automatismi e intelligenze artificiali interconnesse potrà essere sfruttato dalle assicurazioni come da altri capaci di monetizzare le nuove potenzialità, fino a che probabilmente perderà di senso l’acquisto e ci si servirà di auto a noleggio a richiesta e in tempo reale, tanto l’autista sarà sempre lo stesso, che l’auto sia pubblica o privata e in fondo sarebbe un sistema fenomenale per eliminare l’evidente diseconomia rappresentata da milioni di vetture che passano quasi tutta la loro esistenza parcheggiate a invecchiare, costando anche da ferme.

La guida automatica o comunque fortemente integrata con una pletora di sistemi di controllo pubblici e privati uccide l’idea stessa di libertà e se il proprietario consapevole dell’auto ha chiara questa novità, non potrà che constatare quanto limitata sia quella libertà che credeva di aver acquistato identica a quella conquistata dai suoi antenati, e che invece non esiste più ed è molto più compressa di quanto già non suggerisca il proliferare di sistemi elettronici di controllo delle infrazioni stradali. La profonda trasformazione dell’auto può raccontare molto delle società nelle quali si consuma, ma resta poco percepita e ancora passano sottotraccia tante delle questioni etiche e filosofiche che pone senza soste una società sempre più pervasa di dispositivi interconnessi, che per la loro stessa natura non si può dire con immediata sicurezza a chi appartengano, da chi siano veramente controllati, utilizzati e messi a reddito. Un’opacità che non gioca mai a favore dei legittimi proprietari di questi dispositivi e che anzi li espone potenzialmente ad abusi di ogni genere e a distopie ancora imprevedibili o largamente impreviste.

Pubblicato in Giornalettismo

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