Con Jovanka Broz se ne va la Jugoslavia

Posted on 30 ottobre 2013

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Vittima in vita di una terribile congiura del silenzio, Jovanka Budisavljević in Broz è morta la settimana scorsa sciogliendo così l’incantesimo che insisteva su una figura importante della storia della Jugoslavia.

Le hanno tributato funerali di stato, è stata sepolta tra l’affetto di nostalgici e no e tra la vergogna dei tanti politici che negli ultimi trent’anni l’hanno condannata a una specie di morte civile che sicuramente non meritava. «Oggi ci congediamo dall’ultima icona dell’ex Jugoslavia, oggi è tempo di riconoscere che abbiamo commesso un peccato nei confronti di Jovanka e nei confronti della nostra stessa storia. Dimenticandoci di Jovanka Broz ci siamo dimenticati di noi stessi», ha detto in un breve intervento il premier serbo Ivica Dacic, che ha ammesso gli errori e l’ingiustizia subita dalla vedova di Tito, un’epoca che si chiude con la morte della moglie del Maresciallo, che anche secondo Dacic era la fedele vestale delle sue memorie e dei suoi segreti.

Jovanka Budisavljević è nata nel 1924, 32 anni dopo Tito, e durante l’occupazione fascista della Jugoslavia si segnalò come una buona tiratrice e fiera combattente già all’età di 17 anni, dopo di che passò ai reparti che si occupavano del soccorso dei feriti terminando la guerra con i gradi di capitano dell’esercito titino. Jovanka aveva ottimi motivi, gli ustascia di Ante Pavelic bruciarono la povera casa della sua famiglia e la perseguitarono rincorrendo la pulizia etnica di una Croazia diventata satellite del nazismo, altrove lo stesso facevano gli italiani, che volevano “italianizzare” i territori occupati costringendo persone e paesi ad adottare nomi italiani e facendo fuori chi non era d’accordo.

Divenne moglie del già mitico maresciallo Tito nel 1952, dopo che il leader aveva inutilmente corteggiato una nota attrice per riempire il ruolo di first lady. Il maresciallo aveva già avuto una lunga serie di compagne più o meno ufficiali, e un numero rilevante di figli legittimi e illegittimi, circa 16, la propaganda ufficiale lo presenterà come il più grande amatore croato o giù di lì, si mormora anche di una relazione con Sofia Loren, come molte stelle dello spettacolo invitata sulla sua isola di Brijuni . La più nota delle sue donne era stata Davojanka Paunovic, detta “Zdenka”, a sua volta icona della lotta di liberazione che con lui aveva condiviso le battaglie della seconda guerra mondiale e una focosa passione nota a tutto il paese, ma era morta nel 1948 dopo aver trascurato di curarsi per seguire l’amato.

Jovanka-Broz 1

A proporla a Tito fu Ivan Krajaèiæ-Stevo, ma il maresciallo la giudicò troppo selvaggia e indicò invece Zinka Kunc, una nota cantante d’opera yugoslava. A quel punto Stevo contatta la donna, che però pone le sue condizioni, su tutte una specie di periodo di prova durante il quale vedere se la cosa avrebbe potuto funzionare.Vanno a vivere insieme, ma Kunc non sopporta le misure di sicurezza, il protocollo e le troppe persone al servizio del futuro marito, 21, di cui 16 addette allla cucina e ancora meno di essere costretta a comunicare con lui attraverso messaggi scritti. La relazione tramonta e nell’aprile 1955, dopo che i due si sono frequentati e provati a vicenda, Tito sposa Jovanka, finalmente convinto di avere più bisogno di una donna energica che lo aiuti che di una donna famosa da esibire. Jovanka frequentava il palazzo presidenziale dal 1945 ed era una donna molto attraente, ma era anche estremamente disciplinata, piena d’energia e il più giovane ufficiale donna dell’esercito. Avrà bisogno di tutte le sue energie per portare a termine i suoi compiti per la soddisfazione del maresciallo, assecondandolo nelle sue passioni e curando le sue 40 residenze sparse per il paese, del suo Treno Blu e dello yacht Galeb, oltre ad accompagnarlo in tutte le visite di stato e le occasioni ufficiali. Lo accompagnerà anche in tutto il mondo e sarà la prima a sapere dell’intuizione che porterà il marito a fondare il movimento dei paesi non alllineati, quelli che non stavano con L’URSS e nemmeno con gli USA.

La Yugoslavia restava però un regime socialista retto da un uomo forte allevato e mandato da Mosca. Josif Broz, ufficialmente di umilissime origini, usava sicuramente l’identità di un uomo morto durante la guerra, era stato il cofondatore del partito comunista yugoslavo ed era il fulcro di un culto della personalità di stampo tipicamente sovietico. Tito tirava di scherma, andava a cavallo e aveva gusti e abitudini che spinsero a sospettare che si trattasse del discendente di una famiglia nobile, Jovanka era probabilmente una delle ultime persone ancora in vita ad aver condiviso il segretomai rivelato delle sue origini.

Nel 1971 viene approvato l’emendamento costituzionale che nomina Tito presidente a vita, ma già allora il maresciallo ha devoluto il potere ad aiutanti ed ex compagni della lotta partigiana, che negli anni a venire lo isoleranno sempre di più fino a separarlo da Jovanka, accusata insieme ad altri di prepare un golpe, in realtà l’unica che poteva spingere il generale alla riscossa.

«Il Maresciallo ed io non ponemmo mai fine al nostro matrimonio ma io venni isolata, costretta a rimanere in una residenza sorvegliata, fecero di tutto per tenerci separati accusandomi di avere ordito un complotto contro di lui: cercavano di regolare i loro conti attraverso di me»

Viene messa agli arresti, mentre a Tito è proposta Gertruda Munitic, un’altra cantante d’opera. Il maresciallo se ne appassiona e cerca di tenere la cosa segreta, ma gli stessi si curano di dare pubblicità alla relazione fino a che non arriva sui rotocalchi e così anche alle orecchie di Jovanka. Tito morirà nel 1980, prima di morire dispone che a Jovanka siano riconosciuti tutti i diritti e i benefici che spettano alla moglie di un presidente. Ma alla sua morte non andrà così, Jovanka è messa ai domiciliari a Belgrado e tutti i suoi diritti sono revocati, tutte le sue proprietà sequestrate. Non le sarà riconosciuta la pensione di Tito, che ufficialmente non prendeva stipendio, ma nemmeno quella di capitano dell’esercito e nemmeno i diritti riconosciuti agli eroi e ai decorati della seconda guerra mondiale. Scrive nel 1985 all’Assemblea Federale Jugoslava:

“Hanno frugato tra le mie cose per 11 ore, tanto per cominciare. Ero sola quando arrivarono in quanto tutto il personale fu mandato via. Quando iniziarono a rompere la porta di casa chiamai mia sorella chiedendole di venire. Ero circondata da 10 uomini sconosciuti e ho avuto paura. Ho avuto paura per la mia vita. Mentre uscivamo, un uomo di nome Nikolić si avvicinò a me e minacciò mia sorella dicendole che sarebbe stata uccisa se avesse parlato di ciò che aveva visto”.

SERBIA-POLITICS-COMMUNISM-TITO-WIDOW

Non servirà. Non riceverà documenti d’identità e neppure una pensione fino al 2009, quando finalmente per decisione di Ivica Dacic, l’attuale premier che in quel momento era ministro degli Interni, ha ottenuto un documento d’identità ed anche una magra pensione. Vittima prima delle aspirazione di chi voleva prendere il posto di Tito e poi di quanti avevano ogni interesse a evitarne il ricordo, la donna ha vissuto quasi nel silenzio da allora, limitandosi nel tempo a descrivere la sua storia in un’intervista e in una lettera. Da qualche mese sopravviveva solo grazie ad un respiratore artificiale e la sua morte ha sicuramente toccato molti, anche la di fuori della Serbia. La seppelliranno nel mausoleo di Tito, che fa parte del complesso monumentale del Museo della storia jugoslava, creato nel 1996 e che è stato concepito appunto come memoriale e non come tomba di famiglia, troveranno una soluzione, in fondo rimane un ben magro risarcimento per una donna costretta a vivere nell’isolamento e nella miseria per oltre quarant’anni, molti dei quali avrebbe potuto risparmiarsi se solo avesse voluto dar fondo alle sue memorie.

Pubblicato in GiornalettismoGalleria

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