Come far soldi mettendo i minorenni in galera

Posted on 28 ottobre 2013

0



La privatizzazione delle carceri negli Stati Uniti non cessa di dare scandalo, la situazione delle prigioni per minori è pessima, ma un ferreo intreccio d’interessi impedisce di mettervi rimedio.
Le carceri minorili statunitensi offrono una panorama che varia da stato a stato come le leggi relative, ci sono quelli che obbligano i giovani a vestire le divise a strisce, considerate “degradanti” persino per gli adulti e ci sono alcune eccellenze, ma il panorama è dominato da pessime prigioni private, un business senza controlli e senza qualità, che un’inchiesta dell’Huffington Post ha cercato d’illuminare ripercorrendo le tracce del più grande tra i fornitori di servizi carcerari della Florida, che ha privatizzato tutte le sua prigioni per minori.

Non è la prima inchiesta del genere, esistono anche siti dedicati che si occupano di monitorare per quanto possibile quello che succede dietro i recinti oltre i quali sono rinchiusi, spesso con motivazioni risibili, una gran numero di minori per lo più figli delle minoranze etniche e dei quartieri più poveri. A peggiorare la situazione si sono aggiunti poi scandali che hanno visto giudici condannati per aver emesso severissime e numerosissimi sentenze abusive ai danni di minori in collusione con i contractor che gestiscono le prigioni.

Che le prigioni minorili in Florida non funzionino non è un’opinione, il tasso di recidiva degli ospiti è del 40% entro un anno dal rilascio, nello stato di New York che non ha prigioni private è del 25%, l’inchiesta spiega perchè non funzionano e perché continueranno a non funzionare.

Il principale fornitore di servizi carcerari della Florida è prima di tutto quello che spende di più in contributi alla politica, oltre 400.000 dollari in un anno, con i principali concorrenti che si fermano attorno ai 20.000. Un dato che dimostra una certa spregiudicatezza, che l’inchiesta dimostrerà essere il vero filo conduttore che ha guidato l’evoluzione di un fenomeno della privatizzazione.

Il protagonista di questa storia si chiama James F. Slattery, patron della Correctional Services Corp., che poi cambierà nome, e prima ancora di società che si occupavano di fornire alloggio ai disagiati per conto degli stati e in seguito di gestire prigioni per adulti, un business poi abbandonato del tutto per quelle dedicate ai minori. Slattery sbarca in Florida nel 1995, da allora non se ne andrà più, anche se una delle sue prime e principali avventure si rivela un disastro e se le sue referenze sono una scia di contratti finiti male. Gli basta chiudere la prigione finita sotto i riflettori, cambiare nome alla società e ripartire di slancio.

Le condizioni della prigione di Pahokee avevano provocato uno scandalo e attivato un’inchiesta già negli anni ’90, che si è estinta con la chiusura dell’istituto, una mossa che ha consentito alla società di aggiudicarsi subito di seguito un altro appalto. Le condizioni a Pahokee erano così drammatiche che il giudice Ron Alvarez da paragonarlo a un piccolo paese controllato da “qualche tipo di potere malvagio”. Il potere malvagio è il profitto, perché nelle prigioni di Slattery non ci sono programmi particolarmente afflittivi, secondini divenuti famosi per la loro brutalità, niente di eccezionale, se non una corsa al risparmio della quale hanno fatto le spese i detenuti come il personale addetto, che secondo l’inchiesta ha uno spettacolare turnover di oltre il 90%.

prigioni-per-minori-7

Chi lavora nelle prigioni di Slattery riceve addestramento solo sulla carta e molto di quello che dovrebbe essere registrato su carta in realtà accade solo sulle pagine dei registri. I dipendenti di Slattery sono pagati poco, sono spesso sotto organico e per di più si risparmia anche sul cibo, spesso scarso e di bassa qualità, così come gli operatori che dovrebbero assistere i giovani in percorsi educativi e riabilitativi. Un disastro, che però si perpetua grazie a un meccanismo blindato che tiene la compagnia al riparo dalle peggiori conseguenze. Non è che le magagne alla fine non siano rilevate, ma quando accade lo stato chiude tutte e due gli occhi e si tira avanti, anche se la compagnia in tutta evidenza non rispetta gli impegni contrattuali.

Se poi succede che qualche funzionario diventi fastidioso, succede come all’ultimo che nel 2004 ha stilato un pessimo rapporto per la Thompson, i contractor si sono lamentati che guastasse i buoni rapporti con l’amministrazione, il funzionario è stato spostato e dopo un mese è stato licenziato. Che dalla sua inchiesta emergesse che nessuno dello staff aveva ricevuto l’apposito training e che i ragazzi mangiavano poco, non importa a nessuno. Ora la compagnia di Slattery si chiama Youth Services International e ha ottenuto nuovi contratti come se nulla fosse mai successo e nonostante il turnover degli impiegati nella struttura segnasse un clamoroso 96%, segno evidente che qualcosa non andava. E secondo gli ex dipendenti sentiti da HP riferiscono anche di violenze, infestazioni di formiche e scarafaggi e persino vermi nel cibo. Furono ignorati.

Secondo Jerry Blanton, il controllore licenziato, era “un inferno fin dal primo giorno”, ma dal 2004 oltre a quello per Thopson la compagnia ha ha avuto altri 8 contratti per la detenzione di oltre 4.000 minori, i problemi registrati a Thompson si ritroveranno anche nelle atre strutture del gruppo. Il sistema dellecarceri minorili in Florida è il terzo del paese dopo quello di California e Texas, un affare da 183 milioni di dollari all’anno gestito in totale opacità. Slattery tace, la sua azienda non ha risposto a HP e nemmeno lo hanno fatto le autorità preposte, solo una dichiarazione nella quale lo stato ribadisce il suo impegno a che i giovani nel sistema siano sicuri e ricevano l’aiuto previsto e che il controllo dei contratti è la loro massima priorità. In realtà anche il sistema di presentazione e discussione dei reclami è minato alla base, in caso una parola contro l’altra il procedimento è classificato “inconclusive” e si estingue. La parola del detenuto contro quella dello staff, gli piace vincere facile. Nemmeno la chiusura tanto attesa di Thompson ha messo gli affari di Slattery, che a pochi chilometri di distanza ha aperto un’altra struttura grazie al contratto successivo, anche per Thompson la chiusura è bastata a mettere una pietra sopra a quasi un decennio d’abusi.

Quello che emerge dall’inchiesta di HP e dalle riflessioni degli esperti interpellati è che il sistema non è misurato sulle esigenze dei minori, ma su quelle di un sistema che vede i maggiori responsabili del controllo delle carceri minorili andare a lavorare per Slattery a fine carriera, ma anche su un sistema che ora non potrebbe più fare a meno dei servizi di Slattery e concorrenti, se non a prezzo di un pesante ripensamento delle politiche carcerarie, un riconoscimento degli errori e un dibattito che potrebbe anche portare a un ripensamento della scelta privatizzante. Un’eventualità che nessuno dei coinvolti ha interesse a sponsorizzare, semmai l’esatto contrario. Ecco allora che “prigionieri del profitto” diventa la definizione perfetta per i poveri giovani che finiscono in questi gironi infernali.

Pubblicato in Giornalettismo

Annunci
Messo il tag: