Spiati e contenti, l’Italia ignora il caso NSA

Posted on 22 ottobre 2013

1



Lo scoppio dello scandalo NSA ha scosso la relativa quiete delle grandi democrazie occidentali, dove i parlamenti si sono mobilitati sul tema e più di un governo è andato in pesante imbarazzo.

Quando dal giugno scorso Edward Snowden si è presentato al mondo da un albergo di Hong Kong, le sue rivelazioni hanno messo in imbarazzo molti governi, su tutti quello americano, che è stato chiamato a giustificare l’estesissima attività di spionaggio ai danni dei propri cittadini, ma anche a quelli di governi ostili come di quelli alleati. Sul versante interno il problema per l’amministazione Obama è stato quello di tenere la linea per la quale non si tratterebbe di uno spionaggio sistematico, ma di attività “legali” e condotte con le opportune cautele e grande misura per evitare d’infrangere la privacy dei cittani americani, protetta dalle leggi del paese che pongono limiti invalicabili persino all’applicazione del Patriot Act, che ha dato alle agenzie statunitensi grande libertà di manovra in nome della sicurezza nazionale.

espresso

Limiti che invece non esistono affatto per quel che riguarda lo spionaggio di stranieri o di paesi stranieri, che non inquieta minimamente il pubblico americano, che in quello non ci trova proprio niente di male. Non così comprensivi sono apparsi i governi spiati, a cominciare da quello di Hong Kong che si è ritrovato ospite di Snowden e che in cambio ha saputo che gli Stati Uniti intercettano tutte le comunicazioni dell’ex-colonia britannica ora divenuta città cinese a statuto speciale e anche i cinesi hanno protestato quando hanno conosciuto l’estensione delle attività americane nei loro confronti, non stupisce che le autorità della città come quelle di Pechino non abbiano risposto positivamente alla richiesta di Washington che chiedeva la consegna di Snowden e lo abbiano lasciato partire per Mosca.

E non stupisce che Putin abbia accolto Snowden prima con curiosità e poi con misurata gratitudine, sapere come e cosa spiano gli americani in Russia ha avuto una sua utilità e spinto il governo ad adottare nuove cautele e Putin per di più ha avuto l’occasione di sbeffeggiare la smania punitiva degli americani e di fare come i cinesi, che alle rivelazioni di Snowden hanno avuto gioco facile a deridere le accuse di controllo totalitario sulla loro rete nazionale e anche ormai frequenti denunce di “attacchi” cinesi alle infrastrutture informatiche statuintensi al fine di spiare i segreti degli americani. Chi ci ha fatto caso ha notato che hanno smesso subito, prima si andava a un ritmo di una “notizia” sullo spionaggio cinese alla settimana o poco più.

Molti più problemi hanno sollevato le rivelazioni sulla NSA in Gran Bretagna, perché è venuto fuori che i servizi britannici spiano anche per conto degli americani e raccolgono i dati direttamente dai cavi portanti la rete, con poco riguardo per la privacy dei cittadini britannici e nessuno per quelli di altri paesi. Che hanno cominciato ad arrabbiarsi mano a mano che le rivelazioni entravano nel dettaglio, in Germani ad esempio si sono arrabbiati moltissimo quando hanno saputo di essere i più spiati dopo i cinesi, che hanno una popolazione molto più numerosa e in teoria sarebbero fidati alleati e non la prima potenza concorrente e “comunista” attorno alla quale gli Stati Uniti ammassano da anni basi militari.

Al Bundestag sono volate parole grosse e anche Merkel ha detto che avrebbe chiesto spiegazioni. Una grossa questione è ancora quella di stabilire quali delle attività americane fossero a conoscenza o concordate con quelle federali, che come tutti i paesi alleati hanno accordi di collaborazione con le agenzie americane, teoricamente alla pari, ma comunque subalterna. Se anche è vero che “Abbiamo chiarito che gli Stati Uniti raccolgono dati dell’intelligence all’estero simili a tutti i Paesi”, come ha ricordato anche ieri Caitlin Hayden, portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale, precisando che “non commenteremo pubblicamente tutte le presunte attività dell’intelligence”, è altrettanto vero che l’idea che gli americani spiino sistematicamente i massimi (e non solo) politici e banchieri o capitani d’industria, fino ai comandi militari e raccolgano all’ingrosso quasi tutte le comunicazioni elettroniche dei tedeschi non è accettabile. E non è che “gli Stati Uniti raccolgono dati dell’intelligence all’estero simili a tutti i Paesi”, perché i tedeschi non fanno nulla di simile alla dotazione di NSA e perché per farlo servirebbe un’infrastruttura simile a quella americana, i costi della quale non sono sopportabili o occultabili da altri paesi.

Le spiegazioni americane non sono piaciute nemmeno al parlamento europeo, dove è stato rimesso in discussione l’accordo sui dati del consorzio interbancario Swift, che prima gli americani incameravano al completo e che poi dopo che è stato firmatoun accordo per mettere fine allo scandalo e limitare l’accesso ai casi strettamente necessari, hanno continuato a incamerarli al completo. In più ci mettono anche le comunicazioni di banchieri e funzionari, a centinaia. Nemmeno in Brasile l’hanno presa bene quando si è saputo che ovviamente Petrobras era spiatissima e con essa la presidenza brasiliana e molti altri politici., Come Merkel anche Dilme Roussef ha fatto qualche dispetto diplomatico a Washington per segnalare la sa irritazione ed è partito il dibattito sul come fare per evitare questa invadenza, che nei paesi più accorti è quello che sottotraccia è la prima manifestazione evidente dell’effetto-Snowden, peraltro molto più esteso. Anche in Russia e in Cina i governi si sono subito attivati per porre rimedio ed è abbastanza evidente che in questa guerra a perderci sarà a rete, che rischia di ritrovarsi frammentata da confini e ostacoli dei quali non si sente il bisogno.

Nei giorni scorsi la “rivelazione” che anche i francesi sono spiati massicciamente e subito Hollande si è inalberato e detto offeso, l’ambasciatore americano è stato convocato per un rito già visto, i francesi chiedono spiegazioni e gli americani daranno sempre la stessa, la tattica è non discuterne affatto e aspettare che si posi la polvere, tanto nessuno degli alleati si ribellerà o dichiarerà guerra agli Stati Uniti, che oltre al loro tradizionale peso possono contare sul fatto che chissà quanti politici e personaggi ricattabili ora sanno che c’è una buonissima probabilità che le prove delle loro colpe siano custodite in qualche database americano. Le informazioni raccolte dalla NSA e dalle altre agenzie in effetti mettono nelle mani di Washington un elevato potenziale di ricatto a livello personale, quantomai utile a una superpotenza che si pregia d’ingerire negli affari di un numero tanto alto di paesi.

Nel nostro paese le “rivelazioni” personalizzate sono arrivate in quel di agosto via L’Espresso, anche se era chiaro fin da subito l’estensione del problema, tanto che già all’inizio di luglio Enrico Letta aveva dichiarato: «Ho fiducia che tutti i chiarimenti saranno dati. Non ho dubbi che questo avverrà e noi chiederemo che questo avvenga». A questa dichiarazione si erano unite quelle di Napolitano, «aspetto risposte soddisfacenti dagli Stati Uniti», del ministro della Difesa Mauro, se fosse confermata «i rapporti tra Italia e Usa sarebbero compromessi» e da quello degli Esteri Bonino, che ha definito la vicenda «molto spinosa», evocando «immediata verifica con le controparti Usa». C’è stata un po’ di attività dell’apposita commissione palramentare, qualche dichiarazione di deputati sparsi, nessuna presa di posizione a livello di partito in difesa della sovranità nazionale e tanti saluti, la questione è passata in secondo piano, ma anche più in giù nella gerarchia delle notizie.

Anche il putiferio scoppiato in Francia ha meritato poche righe, eppure questo è il paese che poco tempo fa impegnò mesi e mesi a discutere sull’uso eccessivo delle intercettazioni legali disposte dalla magistratura, ma ora l’idea che gli statunitensi spiino molto infinitamente di più la nostra classe dirigente a tappeto non sembra inquietare nessuno, anche il Garante della Privacy ha lanciato due parole di circostanza nel vuoto e poi è tornato alle sue faccende. Certo, il nostro paese non è nelle condizioni di alzare la cresta con Washington, ed è chiaro a tutti che ora l’ultima cosa che interessa a Letta sia mettersi in urto con Obama. Più o meno lo stesso interesse che hanno anche gli altri partiti, vecchi e nuovi, ma fa davvero impressione che non si trovino nemmeno patrioti in difesa della sovranità ferita o difensori dei diritti violati dagli spioni, a volte capita che escano a frotte, in questo caso sono rimasti rintanati e resistono a qualsiasi provocazione, non parlano nemmeno sotto tortura. Il nostro forse è l’unico paese nel quale il tentativo di capire come stanno le cose veramente è già morto, nel quale non c’è nessun dibattito pubblico su possibili reazioni di sistema per rimediare al problema e nel quale gli organi d’informazione hanno dato alla notizia meno visibilità che a un vaffanculo di Maradona. Tra l’altro è facile immaginare che molti degli spiati italiani non abbiano nemmeno avuto notizia della novità o non ne abbiano afferrato bene le conseguenze, se c’è un paese che si è dimostrato immune all’effetto-Snowden questo è sicuramente il nostro, anche per questo è facile prevedere che le risposte a livello aziendale, personale o delle singole istituzioni saranno molto al di sotto del minimo sindacale e che NSA non dovrà fare niente di diverso da quello che faceva prima per spiare gli italiani.

Pubblicato in Giornalettismo