Quanto è cambiata la Siria in meno di un mese

Posted on 26 settembre 2013

7



In poco meno di un mese la percezione del conflitto siriano in Occidente è completamente cambiata, nel nostro paese anche di più. Un cambiamento che ha avuto anche pesanti riflessi sul campo.

Nemmeno un mese fa Assad era il diavolo e l’Occidente virtuoso si accingeva a bombardarlo perché aveva usato i gas e stava per succedere il finimondo, ma poi di fronte alla crescente resistenza delle opinione pubbliche e di un partner storico come la Gran Bretagna, Obama ha ripiegato sulla soluzione che ha accontentato tutti: mettere le armi chimiche siriane sotto controllo di terzi. In questo caso dei russi che sembrano gli unici disposti a rischiare uomini e a mandarli in tempo utile perché la soluzione abbia un senso. Insieme ai russi sarebbe opportuno che andassero anche altri, ma per ora la questione resta aperta. Anche se le operazioni saranno supervisionate dal personale ONU, è abbastanza intuibile che i russi possano divenire bersagli in quanto associati ad Assad, ma le alternative latitano.

Nel frattempo i combattimenti hanno ripreso a infuriare, non si erano mai arrestati nemmeno durante il picco della crisi dei gas, ma secondo gli osservatori negli ultimi giorni si sono vistosamente intensificati. In Italia la prospettiva dalla quale s’osserva la guerra è quelle dei siriani che stanno con Assad, le immagini arrivano dalle aree controllate dal regime e raccontano di attacchi a monasteri e autobombe, non certo delle brutalità del regime. la guerra ci è raccontata da telecamere embedded con l’esercito siriano e dall’altra parte ci arriva poco, ci è arrivata per esempio la storia di Domenico Quirico, che dopo la dura prigionia è tornato dipingendo l’opposizione ad Assad come il demonio, letteralmente, e negando persino la possibile esistenza di un Islam moderato.

C’è da capirlo, ma l’esistenza dei qaedisti che l’hanno rapito non era un mistero neppure prima e nemmeno è un mistero chi e cosa siano i qaedisti, quelli che Quirico ha incontrato in Siria li abbiamo armati noi o qualcuno per noi, che insieme a un altro centinaio di paesi abbiamo riconosciuto l’opposizione siriana e che insieme ad altri avremmo anche la pretesa di dire la nostra su come dovrebbe andare a finire. Il calo di simpatia per l’opposizione siriana nell’opinione pubblica occidentale ha seguito di conseguenza, la guerra la vediamo così e nessuno trova da ridire per la consegna delle nostre televisioni al punto di vista del regime, per i giornalisti è troppo pericoloso entrare in contatto con i suoi nemici.

Il calo d’interesse è stato sentito anche in Siria e l’opposizione ci è rimasta malissimo, i bombardamenti americani piacevano a tutti e così quando sono spariti dall’orizzonte l’opposizione siriana si è sentita tradita e non lo ha mandato a dire. La cosa però ha provocato anche conseguenze reali sul campo, con una serie di scontri tra le componenti d’ispirazione talebana e quelle più laiche, dai curdi in giù, e infine proprio ieri all’annuncio della costituzione di una specie di piattaforma della Sharia e del rifiuto di farsi rappresentare dall’attuale consiglio degli oppositori e rispondere agli ordini dei comandi dell’Esercito della Siria Libera (FSA) e del Consiglio Militare Supremo, che comunque non è mai riuscito a diventare lo stato maggiore della resistenza ad Assad. A comunicare la sua costituzione e nuova piattaforma è una nuova formazione che raggruppa dagli 11 ai 13 gruppi d’ispirazione variamente islamica, su tutti Jabhat al-Nusra, quello più decisamente qaedista, Insieme fanno la maggior parte della capacità militare che s’oppone ad Assad sul campo e infatti hanno deciso di denunciare la Syrian National Coalition (SNC), riconosciuta da più di cento paesi, come non più rappresentativa della resistenza siriana al regime.

Dicono che quelli del SNC sono corrotti e distanti dalla guerra e che la rappresentanza deve andare a chi combatte sul campo, il che è rivendicazione comprensibile, ma dicono anche che l’opposizione si deve riorganizzare in «un quadro islamico basato sulla sharia». Tra gli associati ci sono i maggiori gruppi islamici moderati Liwa al-Tawhid, Liwa al-Islam e Suqur al-Sham, già rappresentavano il nocciolo duro delle forze disponibili agli ordini del Consiglio Militare Supremo. Sembra scontato che gli oppositori all’estero non la prenderanno bene e non si sottometteranno, ma a quel punto si aprirà la questione grossa della destinazione degli aiuti, perché l’idea di formare e armare un esercito ribelle “laico” è fantascienza e perché è chiaro che la piattaforma basata sulla sharia sia inaccettabile sia per le forze che si riconoscono nel regime che per quasi tutte le sue componenti etnico-religiose. Forze che non potranno che sparire o scegliere di giocare di sponda con Assad, magari puntando a una soluzione simile a quella vista in Yemen e altrove, con il potere che passa dal dittatore agli esponenti del regime ancora egemoni e salvatori della patria dalla minaccia talebana.

Una sciagura per la Turchia, che ospita quella parvenza di governo in esilio e ha puntato forte sulla cacciata di Assad, ma forse una delle vie d’uscita meno sanguinose da una guerra che il regime fatica a vincere, ma che non sembra possa perdere. Dovesse riconquistare il consenso di necessità da parte degli oppositori spaventati dai talebani, Assad potrebbe pensare di riconquistare il controllo del territorio, anche se prima di vedere il paese completamente pacificato probabilmente ci vorranno diversi anni. Per i civili siriani nessuna di queste è una buona notizia, la situazione così com’è intrappola migliaia di civili in mezzo alla battaglia per giorni, alle normali difficoltà di approvvigionamento in guerra s’aggiungono così situazioni di vero e proprio assedio, interi quartieri o cittadine ostaggio dei combattimenti, nel caso di Damasco e dintorni si pensa che circa due milioni di persone siano tagliate fuori dall’accesso al cibo e alle cure. Il Programma Alimentare Mondiale assiste 3 milioni di persone nel paese e presto passerà a 4, ancora troppo pochi per coprire il bisogno dei quasi 6 milioni di siriani ai quali bisogna fare arrivare cibo, più i profughi oltre confine.

siria-guerra-civile-2013-09-25_001-770x309

Mezzo milione sono in Turchia, ma a sentire il presidente Abdullah Gül all’ONU non è quello il problema, ha detto che l’arresto all’ONU di ogni iniziativa contro Assad per la Turchia è stato semplicemente “una disgrazia” e che la crisi non è cominciata con le armi chimiche e non finirà con la chiusura del dossier relativo. Anche Obama ha affermato nella stessa sede che la permanenza di Assad al potere è “una fantasia”, ma ora l’Occidente deve scegliere tra sharia e regime e tutto potrebbe succedere. La guerra e la questione dei profughi hanno un impatto pesante su tutti paesi vicini, il re giordano Abdullah ha detto che il suo popolo non si puà più permettere di mantenere più di mezzo milione di rifugiati siriani, che anche se alloggiati spartanamente equivalgono al 10% della popolazione giordana e con la progressione attuale presto potrebbero essere il 20%. Un disastro per le finanze giordane e per il paese che è quarto al mondo per scarsità di risorse idriche, nel quale il re usa da anni le maniere forti per contenere le proteste e le rivendicazioni sociali. Il libanese Michel Suleiman invece ha detto che il Libano è già oltre ogni limite di assorbimento, un quarto degli abitanti del Libano ora sono siriani, a testimonianza di come il conflitto abbia la capacità di destabilizzare l’intera regione, anche nei paesi dove la guerra non arriva. In Iraq invece la guerra è arrivata e al dilagare di attentati e attacchi nelle zone sunnite e anche nel Nord del paese, ha risposto un’inedita alleanza tra il governo di al Maliki e quello autonomo del Kurdistan per reprimere il fenomeno.
Il problema di quelli della piattaforma della sharia è quindi che per ora pare simpatica e sostenuta solo dai sauditi, che hanno rilevato l’iniziativa del Qatar e che in effetti sembrano essere riusciti a materializzare un’alleanza tra il grosso delle resistenza militare ad Assad, che però non è per niente appetibile agli occhi occidentali, siano quelli delle opinioni pubbliche o delle cancellerie, che di recente si sono mostrate refrattarie persino all’islamismo moderato dell’egiziano Morsi. E ancora meno è appetibile agli occhi dei paesi vicini, tra i quali quelli che possono avere più comprensione per una piattaforma basata sulla sharia sono gli iraniani, che però agli jihadisti sunniti e ai loro sponsor sauditi non sono certo disposti a concedere respiro, figurarsi sostegno e per di più stanno con Assad. In un prossimo futuro gli jihadisti potrebbero persino avere difficoltà a vedersi recapitati gli aiuti dei sauditi e gli stessi sauditi potrebbero essere sconsigliati dal continuare nell’impresa da Washington, che ritirerebbero così il mandato di tutor dell’opposizione siriana concesso a Bandar. In quel caso la piattaforma della sharia avrà grosse difficoltà nel resistere alla pressione dell’esercito siriano e nel mantenere il controllo dei territori finora occupati o liberati a seconda dei punti di vista.

Il futuro della Siria non sarà deciso a Ginevra o all’ONU, ma sul campo. E ora che la leadership della resistenza ad Assad è chiaramente nelle mani delle forze d’ispirazione islamica non si potrà pensare di portare a Ginevra una controparte che voglia trattare con il regime e anche se volesse sarebbe un soggetto che nemmeno l’Occidente e i paesi vicini vogliono veder trattare con Assad e ancor meno vogliono vedere al suo posto. Difficilmente accadrà, lo jihadismo e i sogni del califfato non appartengono alla storia siriana e la piattaforma fondata sulla sharia non sembra per niente gradita alla maggioranza dei siriani, sembra davvero improbabile che possa attecchire anche se dovesse resistere a lungo sul piano militare e nell’occupazione di vaste aree di territorio siriano.

Il dilemma che si pone alle cancellerie occidentali oggi è quindi estramente sgradevole ed è lo stesso che si pone ai siriani, in mancanza di un’alternativa credibile per ora la scelta di campo è limitata tra il trionfo della piattaforma della sharia e quello del regime di Assad, le azioni del quale al momento sembrano in grande rimonta. La guerra civile siriana non è finita, ma è sicuramente arrivata a un a svolta significativa, un punto dal quale probabilmente dipartire ed evolvere in maniera molto diversa da quanto visto finora.

Pubblicato in Giornalettismo
Messo il tag: , ,