Tav in Val di Susa, Parigi conferma il rinvio al 2030, il senatore Esposito delira

Posted on 26 agosto 2013

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Il povero senatore del PD Stefano Esposito, un pasdaran del progetto per la linea ferroviaria TAV/TAC che dovrebbe passare per la Val di Susa, ha accolto oggi la notizia di un decreto francese con gioia ed è corso a cantare vittoria sul suo blog. Il decreto appare coerente con il rapporto Mobilité 21, che a giugno ha rimandato il finanziamento e la definizione dell’opera per parte francese oltre il 2030, ma Esposito lo ha tradotto a modo suo, scrivendo: “Secondo la propaganda dei No Tav e dei ‘tecnici’ vicini al Movimento, al di là delle Alpi sarebbe in corso un ripensamento sull’opera tanto da ipotizzare un rinvio dei lavori al 2030“. Secondo Esposito quindi “La Francia, invece, ha confermato di voler procedere e ha adottato strumenti normativi rapidi ed efficaci.”

espositoPeccato per Esposito che la lettura completa della notizia confermi invece quanto stabilito in precedenza e che il decreto appaia, al più, un osso lanciato dal governo francese ai politici transalpini, i sostenitori a oltranza del progetto che come Esposito nelle settimane scorse erano caduti nello sconforto e non ci stanno a passare per sconfitti. Il provvedimento consente loro di terminare i rispettivi mandati continuando a dire che l’opera si farà, e in politica tanto basta.

Entrando nel dettaglio si scopre infatti che il decreto è relativo agli esprori necessari per l’accesso al cantiere del futuro tunnel, dichiarati di “utilità pubblica e urgente“, ma che il tempo entro il quale dovranno essere portati a termine ha ben poco d’urgente: 15 anni. Un dettaglio, questo dei 15 anni, che ovviamente Esposito ha omesso di citare nel suo blog, dove non si può commentare perché al nostro piace cantarsela e suonarsela da solo, o al più in compagnia dei giornalisti amici che lo assecondano.

Sommati i 15 anni al 2013 ormai in scadenza, si arriva quasi all’inizio del 2029 ed è chiaro quindi che il governo francese non senta il bisogno di iniziare prima l’opera, visto che senza gli espropri per accedere al cantiere, questo non può verosimilmente neppure essere allestito. Quindi, dato che secondo il governo francese c’è tempo fino al 2029 per realizzare gli esprori per gli accessi al cantiere, si tratta di  un’autorevole conferma del fatto che prima di quella data non c’è alcuna intenzione, meno che mai l’urgenza, di cominciare l’opera.

Esposito, che si è già coperto di ridicolo con comportamenti da estremista e che d’abitudine usa i social network per insultare i Notav, evidentemente non ci vuole stare, ma la matematica non è un’opinione ed è evidente che se Parigi volesse cominciare l’opera prima del 2030, non avrebbe dato tempo fino al 2029 per procedere agli espropri propedeutici alla realizzazione del cantiere.

esposito 2

Aggiornamento: Non bastasse Esposito, interviene su Twitter Michele Ferraudo, che si definisce “Positivista, razionalista, universalista, materialista, ambientalista e progressista favorevole alla libertà di ricerca, agli OGM e all’energia nucleare. avigliana.pdpiemonte.com che dice che non ho capito e che:

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Chiunque può confrontare i testi in lingua originale (quinze = 15 anche nel decreto francese all’art. 2) o anche la stessa intervista de La Repubblica a Esposito, nella quale si parla di 15 anni. Per il fine lavori infine, le fonti (AP ripresa da tutti) usano il verbo “devrait”, che traduce dovrebbe, ma come è emerso e come è confermato dal citato rapporto governativo Mobilité 21, non ci sono stanziamenti relativi all’opera da parte francese fino al 2030.

Aggiornamento: Dopo essere stato accusato di malafede manifesta, Esposito ha inserito il “dettaglio” dei 15 anni sul blog, resta da capire come si concilino i 15 anni con il “senza indugio” nella sua testa. Da notare come il post ora citi un altro pasdaran dell’opera, che afferma motu proprio che il termine dei 15 anni “è solo un termine burocratico, pare destinato a rimanere sulla carta“. Perché lo dice lui mentre s’arrampica sugli specchi. Corrige: mea culpa, Esposito non ha corretto il suo post, ma ha pubblicato di seguito un articolo di Erica Di Blasi, di Repubblica, altra penna impegnata a diffondere acriticaticamente ed esclusivamente la versione “Si-tav” della vicenda e latrice di una singolarissima concezione del giornalismo.

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virano

Aggiornamento: a distanza di settimane anche Il Sole24 Ore e Lavoce.info hanno condiviso le mie conclusioni, non esattamente fogli sovversivi o sospettabili di antitavismo preconcetto. «Tradotto in parole semplici: la linea Av Torino-Lione per adesso non si fa, se ne riparla dopo il 2030-2040.»

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