Israele prende in giro tutti

Posted on 24 agosto 2013

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L’evidente intenzione di boicottare ancora una volta i colloqui con i rappresentanti della Palestina, è stata accolta con irritazione e durezza persino da John Kerry.

SPERANZE AL MINIMO – Secondo Ron Pundak, negoziatore norvegese che ha seguito la genesi degli accordi di Oslo le possibilità che i colloqui tra Israele e Palestina conducano a progressi è meno che piccola. Un’impressione condivisa quasi universalmente, ancora di più dopo che Israele ha deciso di salutare i negoziati preliminari che iniziano oggi con un secco uno-due di annunci relativi alla costruzione di oltre 2.000 nuovi alloggi nelle colonie illegali. Per avere un’idea della reale dimensione dello schiaffo a Washington e alla controparte palestinese basti pensare che nel 2012 Israele ha autorizzato la costruzione di oltre 11.000 abitazioni e che questo numero ha quasi eguagliato i permessi distribuiti nei 10 anni precedenti. Costruzioni alle quali però vanno aggiunte le colonie e gli “avamposti” spuntati come fungi e senza autorizzazione, che hanno portato la presenza della popolazione ebraica nei territori occupati illegalmente ben oltre il mezzo milione di abitanti.

ISRAELE E L’ESPANSIONISMO COLONIALE – Un’accelerazione che ha determinato la compressione dei palestinesi in spazi sempre più stretti da quando, dopo il sabotaggio degli accordi di Oslo rivendicato con orgoglio e pubblicamente da Netanyahu e dopo il 9/11 a tel Aviv si sono susseguiti governi sempre più estremisti e sempre più condizionati dagli ultras religiosi e dai nazionalisti. È stato da allora che nei discorsi dei politici israeliani è riemersa la definizione di Giudea e Samaria ad indicare la West Bank e a sottolineare la pretesa israeliana su quei territori, fondata unicamente sull’antica storia bibilica.

TUTTE LE COLONIE SONO ILLEGALI – Su quei territori però per il diritto internazionale Israele, potenza occupante secondo la definizione corrente, non avrebbe potuto costruire nulla e men che meno allontanarne la popolazione palestinese, ora costretta a vivere in un arcipelago di bantustan recintati e circondati dai coloni israeliani, in genere ortodossi tendenti al fanatico e nazionalisti e sorvegliati dall’esercito d’occupazione israeliano. Per questo non esiste un solo paese al mondo che riconosca la legittimità delle colonie israeliane, posizione ribadita ancora ieri dal Segretario di Stato americano John Kerry, non certo sospettabile di antisemitismo, visto che il suo primo consigliere legale è il fratello Cameron, convertito all’ebraismo nel 1983. Kerry è stato chiarissimo: “Lasciatemi fare chiarezza. La posizione degli Stati Uniti rispetto a tutte le colonie è che sono illegittime.” Kerry ha anche detto di non credere che l’annuncio delle nuove costruzioni allontanerà i palestinesi dal tavolo del negoziato e di essere convinto che Abu Mazen sia interessato alla pace. Lo stesso non ha potuto dire di Netanyahu, con il quale ha invece avuto un colloquio telefonico nel quale ha espresso il suo fastidio per la mossa e ribadito l’invito a un comportamento leale e costruttivo.

LA DESTRA RELIGIOSA ED ESTREMISTA – L’illegalità indiscutibile delle colonie non ha impedito ad Israele di costruirne a un ritmo sempre più veloce nell’ultimo decennio, al chiaro scopo di mettere il mondo di fronte al fatto compiuto e da rendere impossibile l’evacuazione delle centinaia di migliaia di coloni insediati nell’ultimo decennio nei Territori Occupati Una politica perseguita approfittando soprattutto dell’atmosfera creata dalla War on Terror e dalla sostanziale complicità dell’amministrazione Bush, che si fondava sia sulla fondamentale ostilità ai musulmani della destra statunitense, che sulla particolare visione degli evangelici a stelle e strisce, che attendono che sulla zona piombi una catastrofica distruzione alla quale, secondo le profezie, dovrebbe seguire il secondo avvento del Cristo. Non esattamente un pensiero da amici, i più indefessi alleati fanno il tifo perché Israele sprofondi in una carneficina.

L’ARROGANZA – Di delirio in delirio, il tacito via libera dei neoconservatori è stato colto al balzo da governi che negli anni sono scivolati sempre più a destra, dipendenti per la formazione delle maggioranze dai partiti estremisti e da quelli dei fondamentalisti religiosi. Una deriva evidente, che ha portato ad esempio un personaggio come Lieberman ad assumere la carica di ministro degli esteri, paradossale investitura per un uomo che la diplomazia non sa davvero cosa sia e che ha tenuto a mostrare la mondo, ma soprattutto ai sui elettori, di essere il portatore di una politica del “me ne frego” rispetto a qualsiasi considerazione che non plaudisse all’estremismo e alla pulizia etnica dei territori destinati alle colonie.

SOLO COLLOQUI PROPEDEUTICI – Da queste premesse parte l’incontro odierno, che vedrà da una parte il ministro della giustizia Tzipi Livni e l’inviato speciale di Netanyahu e dall’altra il capo-negoziatore Erekat e il rappresentante di Fatah Mohammed Shtayyeh. Assistiti da  Martin Indyk, inviato speciale dell’ONU per i negoziati israelo-palestinesi e dal suo vice, Frank Lowenstein, le parti dovranno stabilire le linee guida e i tempi dei futuri negoziati, che nascono decisamente sotto cattivi auspici.

IN ISRAELE POMPANO LA PROPAGANDA – Ulteriore segnale di chiusura estremista giunge dalla nomina di Daniel Seaman a capo della sezione per la propaganda interattiva israeliana, che sarà integrata nel sistema della diplomazia nazionale e che dovrà coordinare gli sforzi diplomatici dell’ufficio del Primo Ministro attraverso Internet e i social network e che ha già annunciato il lancio e la costituzione di “unità coperte” in sette università israeliane. In pratica gli studenti israeliani sarebbero pagati per presidiare la rete e praticare una “diplomazia pubblica online”, che altro non è che la declinazione della nota hasbara, la nota e violenta propaganda israeliana online.

IL RAZZISTA A CAPO DELLE DIPLOMAZIA ONLINE – Seaman è noto proprio per i suoi messaggi razzisti e violenti, che ama affidare a Facebook, l’ultima ondata di sdegno l’ha suscitata appena pochi giorni fa dicendosi disgustato dai pacifisti giapponesi impegnati a ricordare la distruzione atomica di Hiroshima e Nagasaki, secondo lui giusta conseguenza dell’aggressione giapponese ai paesi vicini, messaggio poi rimosso in silenzio come altri platealmente razzisti e ugualmente deliranti vergati in passato contro i musulmani, i leader palestinesi e persino contro paesi alleati d’Israele, colpevoli di non abbracciare con entusiasmo il suo stesso estremismo.

IL RISCHIO DELL’ISOLAMENTO È REALE – L’ultimo decennio non è passato invano e l’escalation estremista israeliana ha prodotto solo il riconoscimento dello stato di Palestina entro i confini del 1967 e un isolamento sempre più pesante d’Israele, i cui ufficiali hanno difficoltà a viaggiare in diversi paesi democratici per timore di arresti e imputazioni e che, come si è visto in più di un’occasione, possono contare in sede internazionale solo sul sostegno degli Stati Uniti e di qualche micro-stato alle loro dipendenze. Un pericolo sottolineato anche da Kerry, perché al di là della propaganda israeliana il paese deve tutto al sostegno di Europa e Stati Uniti e solo gli estremisti più ottusi possono pensare che il paese possa prosperare grazie ai buoni rapporti con qualche regime asiatico, come spesso si sente affermare da quanti sono convinti della spendibilità commerciale delle produzioni e delle innovazioni israeliane.

ISRAELE, LE FANTA-ALTERNATIVE – Regimi che comunque fino a ieri si sono sempre espressi compatti contro le pretese israeliane e che non potranno mai e poi mai fornire a Tel Aviv il sostegno in copertura politica, miliardi e forniture militari concesso dai tradizionali alleati fin dalla fondazione d’Israele. Alleati che mai come ora sono apparsi stanchi delle prese in giro e dell’arroganza del governo Netanyahu, ch forse farebbe bene a pensare all’esempio del Sudafrica dell’apartheid, al quale non ha portato per niente bene contare solo sul sostegno sottotraccia di alcuni paesi minori, tra i quali proprio Israele, che per uno dei paradossi della storia per anni ha visto affiancare il popolo vittima di un olocausto razzista a un governo che del razzismo faceva la sua ragion d’essere.

Pubblicato in Giornalettismo

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