Bouteflika non ce la fa, l’Algeria sta sospesa

Posted on 21 luglio 2013

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Il regime algerino mostra il presidente con il contagocce, ma ormai è chiaro che non sia più in grado di ricoprire la sua funzione e forse neppure di reggere fino alle prossime elezioni, nel febbraio del 2014.
L’INVALIDO – Abdelaziz Bouteflika è  sparito dalla vista degli algerini tre mesi fa, che ha trascorso in Francia prima al Val-de-Grace e poi agli Invalides, l’ospedale militare nel centro della capitale parigina, curato al meglio e rimesso in piedi, o quasi, dopo aver accusato un ictus, che secondo le indiscrezioni più accreditate lo ha lasciato comunque inabile a una funzione tanto delicata quale quella di garante degli equilibri che controlla con mano di ferro il paese fin da quanto negli anni ’90 gli islamisti vinsero le elezioni, ma persero la vita nella guerra civile che seguì spietata perché i militari ebbero il pieno consenso dei laici e anche dei più importanti referenti internazionali, che gli islamisti algerini al governo non ce li volevano. Il golpe e la repressione che ne seguì per gli islamisti significò lo sterminio e lunghi anni di persecuzioni, oggi quel che ne rimane è diviso e profondamente diverso, tanto che solo ora che Bouteflika accusa segni di cedimento e che è ormai chiaro che non correrà per il quarto mandato mandato, hanno trovato lo stimolo per fare di necessità virtù e di coalizzarsi. Precondizione ineludibile in un quadro politico frammentato come quello algerino, dove al monolitismo del regime s’oppone una macedonia di partiti che finora ha consentito a Bouteflika e all’élite che rappresenta di trionfare anche nelle elezioni “democratiche” e ritagliarsi il ruolo di candidato in eterno, salvo appunto impedimenti di forza maggiore come la malattia che l’ha colpito. Un segno della debolezza del presidente sono i titoli un tempo impensabili come quello di El Watan, che si chiede se potrà esercitare le sue funzioni, e se riuscirà ad arrivare ad aprile.

LA FIGURINA – Tornato in patria il presidente è stato mostrato in immagini, niente voce, anche se si dice che conferisca con ministri e generali, non è nemmeno chiaro se sia in grado di parlare o come, addirittura c’è chi si chiede se il Consiglio Costituzionale non dovrebbe accertare le sue condizioni e, nel caso, nominare un reggente ad interim fino alle prossime elezioni. Ipotesi che per ora sembra sgradita al Fronte di Liberazione Nazionale, il suo partito, che negli ultimi tre mesi ha tirato avanti vestendolo di tutto punto e fotografandolo una volta al mese, ma che ora che è rientrato in patria non potrà tirarla in lungo fino ad aprile senza cadere nel ridicolo. Ma non è facile sostituire un leader che è rimasto al potere per 15 anni e delfini in vista non ce ne sono.

L’EREDE – Per questo c’è da considerare che i due partiti di maggioranza in questo momento saranno anche impegnati nella scelta del candidato alternativo e che fino a che il processo non avrà un esito condiviso, è chiaro che da quelle parti nessuno abbia interesse a gestire la questione in maniera diversa. Per converso è altrettanto vero che più tempo passa e meno ne rimane per la campagna elettorale e che andare troppo avanti cavalcando Boutlefika potrebbe rivelarsi dannosissimo, anche se il potere non dovrebbe avere difficoltà a ricorrere ai brogli, deve comunque identificare un leader credibile e presentabile che garantisca gli stessi equilibri incarnati negli ultimi due decenni dal presidente ora malato.

algeria

GLI ISLAMISTI –  Nelle stesse ore è quindi arrivato l’annuncio dell’accordo sulla presentazione di un candidato premier di sintesi per l’Alleanza per l’Algeria Verde, che riunisce il Movimento per la Società e la Pace, il Movimento per il Rinascimento Islamico e il Movimento per la Riforma Nazionale. Candidato che dovrebbe essere concordato anche con i rappresentanti dei partiti liberali, diversamente la seconda opzione invece sarebbe quella di presentare un candidato ciascuno o al limite di boicottare le elezioni, perché a quel punto addio speranze.

TUTTI INSIEME O NIENTE – E a quel punto anche addio all’ipotesi di avere elezioni minimamente competitive, quali che sia il candidato del partito di maggioranza, pur composta da due partiti molto vicini e dalla reciproca fedeltà fuori discussione. La frammentazione politica algerina è tale che né i partiti d’ispirazione islamica, né quelli più o meno liberali o progressisti sono in grado di canalizzare in maniera utile la diffusissima ostilità delle masse giovanili alle politiche governative, che si possono sintetizzare nella rapina sistematica delle enormi risorse del paese da parte di un’oligarchia ristretta che governa a braccetto con i militari, con ovvi effetti depressivi sull’economia del paese e sulla disponibilità di lavoro o di servizi.

L’ALTERNATIVA IMPRATICABILE – Che è la vera disgrazia del paese, ma che senza sviluppi per ora imprevedibili e la fortunata pesca di un candidato vincente da parte delle opposizioni, e forse anche in questo caso, non è certo un sistema destinato ad andare in briciole all’istante, ha dimostrato tutta la sua forza “gestendo” duramente sia la locale primavera araba che crisi quali la fine di Gheddafi o la guerra in Mali, tutti casi nei quali l’Algeria è sembrata agire in piena autonomia dai più qualificati desideri stranieri e con estrema decisione, come quando è stato il momento d’attaccare e distruggere gli islamisti che si erano illusi di prendere gli impianti di Is Amenas . Lo “stato profondo” algerino è molto coeso e in perfetta simbiosi con un esercito decisamente sovradimensionato e abituato a essere arbitro silente della politica algerina, non sembra comunque un boccone alla portata di una coalizione arcobaleno che, se mai dovesse andare al governo, consumerebbe sicuramente buona parte del suo tempo nel mediare tra le infinite anime che la sostengono.

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