Snowden vince, Obama perde, Wikileaks e Cina ridono

Posted on 24 giugno 2013

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Edward Snowden ha lasciato Hong Kong e con l’assistenza di Wikileaks vola verso l’asilo in Ecuador, umiliando ancora una volta gli Stati Uniti.

La misura dell’umiliazione subita dagli Stati Uniti è tutta nel comunicato con il quale il governo di Hong Kong ha dato al mondo la notizia che l’uomo forse più ricercato dall’amministrazione americana se n’era andato dall’ex-colonia britannica, nonostante la richiesta d’estradizione già presentata dagli americani.

Dato che i documenti forniti del governo degli Stati Uniti non integravano i requisiti previsti dalla legge di Hong Kong, il Governo di HKSAR (Hong Kong Special Autonomous Region n.d.r.) ha richiesto al Governo degli Stati Uniti di fornire ulteriori informazioni, in modo che il Dipartimento della Giustizia potesse considerare se la richiesta del Governo degli Stati Uniti integrasse i relativi requisiti legali. Dal momento che il Governo di HKSAR non ha ancora informazioni sufficienti per procedere con l’esame della richiesta di mandato d’arresto cautelare, non ci sono basi legali per impedire a Mr Snowden di lasciare Hong Kong.

Il comunicato stampa si chiude con un’ulteriore schiaffo a Washington, peraltro legittimo e atteso:

Nel frattempo il Governo di HKSAR ha scritto formalmente al Governo degli Stati Uniti chiedendo chiarimenti sulle notizie a proposito dell’intrusione nei sistemi infromatici di Hong Kong da parte delle agenzie americane. Il Governo di HKSAR continuerà a seguire la vicenda in modo da proteggere i diritti legali dei cittadini di Hong Kong.

La partenza di Snowden conferma che la Cina non aveva alcun interesse a tenersi l’americano e anche che questi non aveva intenzione di “passare a Pechino” mascherando con le pretese etiche un affare di natura diversa. La soddisfazione di Pechino per il felice esito della vicenda, dal suo punto di vista, è stata evidente anche un editoriale del Global Post, che non ha mancato d’augurare buone cose a Snowden.

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Il suo decollo da Hong Kong, se da questo punto di vista è stato un sollievo, ha comunque lasciato l’amaro in bocca a Washington, che sicuramente non aveva coltivato eccessive illusioni sull’arresto e l’estradizione di Snowden, ma ha dato la stura ai numerosi commentatori che, in mancanza di meglio, avevano cercato di far passare in tutti i modi l’idea che Snowden fosse in realtà uno pronto a far la spia per i “comunisti”, invece del patriota che denuncia i crimini patria come appare e come dev’essere considerato fino a prova contraria. Commentatori che hanno sparato le ultime cartucce mentre Snowden era in volo per Mosca, ipotizzando asilo all’ombra di Putin o di Castro o persino che la tappa a Mosca servisse a consegnare informazioni ai russi, come se ci fosse bisogno di portarle a mano. Nel delirio c’è stato anche spazio per il deputato Peter King, che ha chiesto l’arresto del giornalista Glenn Greenwald, che ha pubblicato le rivelazioni di Snowden, perché questo avrebbe minacciato di rivelare i nomi degli agenti della CIA. Ma Greenwald non ha mai fatto parola di nulla del genere. Delirio durato almeno fino a quando non è stata ufficializzato che era l’Ecuador il paese pronto ad accoglierlo.

La postilla cinese invece richiama all’attenzione dei media che questo caso, per i paesi diversi dalla Gran Bretagna che condivide il banco degli imputati, a Hong Kong importa perché è emerso che gli Stati Uniti violano abusivamente e sistematicamente i sistemi informatici di altri paesi e i diritti dei loro cittadini, senza differenze tra paesi europei ed asiatici, tanto che la Germania è risultata spiata come la Cina, e non certo per arginare la penetrazione delle spie del defunto Patto di Varsavia. Prima di partire alla volta della Russia, Snowden ha comunque ringraziato rivelando al mondo che gli Stati Uniti spiano anche i cellulari dei cinesi, e pensare che si lamentavano dello spionaggio informatico cinese.

Al momento sembra quindi che l’ipotesi di catturare Snowden stia sfumando definitivamente, almeno percorrendo i sentieri della legalità, perché una volta ottenuto l’asilo dall’Ecuador, agli Stati Uniti non resteranno espedienti legali e nemmeno la speranza di un ripensamento o di un cambiamento politico nel paese sudamericano, l’asilo è irrevocabile. La caccia a Snowden incidentalmente ha un’altra conseguenza, perché se Snowden è un criminale pericoloso e un traditore degli Stati Uniti, la sua fuga e la facilità con la quale ha trafugato dati di vitale importanza per la sicurezza nazionale, per non dire quanti e quali dati poteva potenzialmente sottrarre, dimostrano che l’asserzione dell’amministrazione americana secondo la quale le comunicazioni degli americani sono al sicuro e gestite con la massima attenzione è platealmente falsa.

Falsa perché di fatto è affidata a migliaia di contractor come Snowden, che come si è visto possono essere vulnerabili a sussulti etici, ma com’è facile immaginare saranno anche e più vulnerabili agli stimoli economici, tanto più se come pare di quei dati possono disporre senza che se n’accorga nessuno. Non sembra al momento che l’amministrazione debba rispondere di questa vulnerabilità di fronte all’opinione pubblica domestica, ma per le enormi agenzie che si occupano della raccolta e analisi di questi dati la questione dovrebbe risultare molto rilevante, non solo per la figura barbina rimediata da NSA.

Snowden non era diretto verso un paese in qualche modo accostabile al comunismo, ma verso l’Ecuador, lo stesso paese che ha concesso asilo a Julian Assange e che lo ospita nella sua ambasciata londinese esattamente da un anno. A spianare la strada verso l’Ecuador è stata proprio Wikileaks, che ha inoltrato e perorato la sua causa a Quito e che ha inviato Sara Harrison, membro della squadra di tutela legale di Wikileaks diretta dal giudice spagnolo Baltasar Garzon, ad accompagnarlo di persona nel suo viaggio verso un rifugio sicuro. Assange e Wikileaks così celebrano un anno assediato nell’ambasciata aggiungendo il loro personale schiaffo agli altri incassati dall’amministrazione Obama in queste ore. La presenza all’aeroporto di Mosca dei diplomatici di Quito, ambasciatore in testa, è stata confermata e il suo ministro degli esteri ha confermato la presentazione della richiesta d’asilo. Un comunicato di Wikileaks spiega che Snowden è diretto verso l’Ecuador per la questione dell’asilo e sarà accompagnato dai suoi rappresentanti e da diplomatici fino a destinazione.

La sosta a Mosca, dove in teoria poteva rischiare di essere fermato dalle autorità russe, si è peraltro risolta in un ottimo moltiplicatore dell’attenzione dei media, che fin dall’annuncio del suo decollo da Hong Kong si sono lanciati in una diretta sul caso durata ore, che ha avuto enorme risonanza nazionale e internazionale mentre l’amministrazione Obama taceva, lasciando il campo a ogni genere di speculazione, ma soprattutto a un silenzio che ha avuto il sapore della frustrazione e dell’impotenza.

Pubblicato in Giornalettismo