Obama è nei guai per lo scandalo NSA

Posted on 17 giugno 2013

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A dispetto di chi prova a minimizzare, o forse a conferma di un interesse robusto nel farlo, lo scandalo NSA si sta rivelando una gravissima crisi per Obama.

IL QUADRO D’INSIEME – Dimenticate i dettagli, non importa quali accordi abbia il governo statunitense con Google o altri big dell’IT per leggere la posta di mezzo mondo, non importa che il vostro melafonino possa diventare il canale attraverso il quale NSA vive accanto a voi come la più premurosa delle badanti registrando la vostra vita e custodendola in un server della CIA. Dimenticate anche le mille sigle degli assurdi atti legislative, delle agenzie e dei sistemi di raccolta delle informazione più disparati che sono stati nominati nei giorni scorsi. La questione si riassume semplicemente nel fatto che gli Stati Uniti si sono attrezzati per spiare qualsiasi traffico elettronico sul pianeta e lo fanno, non è una semplificazione approssimativa, ma quello che si ricava dagli sviluppi del caso Snowden e da quello che già era conoscenza storica o verificata dell’esistente

SPIANO CHI? – Un altro dettaglio che è emerso è che agli statunitens ad esempio interessa pochissimo spiare estesamente il Kazakistan, ma che dedicano ad esempio alla Germania la stessa attenzione che dedicano alla Cina e che, tra i soggetti più interessanti per la National Security Agency ci sono anche i paesi europei e gli stessi americani. Molti americani, tantissimi americani, troppi americani e, va da sé, troppi stranieri perché il mostro che emerge dalla catena di rivelazioni e ammissioni successive alla defezione di Edward Snowden, possa essere giustificato con il pretesto della lotta al terrorismo.

ALLEATI OFFESI – Lo spionaggio degli alleati è decisamente inaccettabile per loro e la loro stessa dignità, oltre ad essere evidentemente usato a vantaggio, anche commerciale, degli Stati Uniti e a mettere la sicurezza di quegli stessi paesi e dei loro leader politici nelle mani degli americani. Ancora più inquietudine la proveranno i membri del G8 che sbarcando in Irlanda potranno leggere sul The Guardian fresco di stampa come in occasione del G20 del 2009 i gentili ospiti britannici assistiti da NSA e sorelle hanno spiato a tappeto le comunicazioni di tutte le delegazioni, organizzando in pratica un’enorme trappola elettronica per impadronirsi di password e dati dei presenti, trasformando persino gli internet point della zona in vere e proprie succursali della centrale di spionaggio.

UNO SPETTACOLO SGRADEVOLE PER L’UE – Che gli americani spiino gli altri paesi è scontato e non si scandalizza nessuno, ma lo spionaggio resta una cosa che non si fa e che quando ti colgono nel farlo è grande imbarazzo, figurarsi se capita con i governi dei paesi che gli Stati Uniti blandiscono come portatori degli “interessi comuni” della comunità transatlantica che, da quello che si capisce, a Washington continuano a interpretare in senso stretto come l’alleanza tra Gran Bretagna e Stati Uniti, con la prima a fare da prima rappresentante degli interessi americani all’interno dell’Unione Europea. Nemmeno questa è una grande novità, ma di fronte all’emergere in pubblico di questo quadro d’amore fraterno più di un politico europeo si è inquietato e Angela Merkel è attesa a fare l’offesa, ha già annunciato che chiederà spiegazioni personalmente a Obama. Anche perché è evidente che in una situazione del genere i cittadini europei finiscano per non avere gli stessi diritti (relativi) degli americani, ma anche che la legislazione europea in materia di privacy si risolva in una farsa priva di senso, visto che la UE non è in grado di garantire ai propri cittadini, aziende e istituzioni questo diritto fondamentale.

I RISCHI PER OBAMA – Poi c’è la questione interna, che per Obama è ancora più preoccupante, perché i cittadini americani non sono minimamente interessati allo spionaggio dei paesi stranieri, che sembra perfettamente legittimo anche se l’amministrazione che lo promuove non fa che dirsi aggredita dagli hacker nemici, ma quando s’arriva allo spionaggio dei cittadini americani le cose cambiano drasticamente, anche perché entrano in ballo le leggi statunitensi.

VA TUTTO BENE, FIDATEVI – L’idea di Obama e degli ufficiali della sua amministrazione è che sia tutto legale e che lo spionaggio degli americani sia gestito comunque sotto la sorveglianza delle autorità giudiziaria e con la piena supervisione dei tre poteri, l’esecutivo, il legislativo e il giudiziario. Il problema è che per come si è sviluppata la già enorme struttura dedita allo spionaggio, nell’accondiscendenza di poteri che hanno voltato la testa dopo il 9/11 lasciando mano libera all’apparato, ai cittadini americani non rimane molto dei loro diritti fondamentali.

OBAMAGATE? – Se poi si parte dalla considerazione che Nixon ha dovuto dimettersi perché ai suoi tempi l’Agenzia intercettava qualche conversazione, è abbastanza chiaro che Obama che ha continuato ad autorizzare le numerose agenzie addette allo spionaggio  a procedere a tappeto anche sul versante interno, in nome della lotta al terrorismo, of course. Nella generale disattenzione a questo genere di questione, risolta da oltre un decennio con un incredibile unanimismo al Congresso, che ha passato qualsiasi provvedimento dell’amministrazione in cavalleria, dal Patriot Act in poi. Se l’amministrazione ha usato l’ufficio tasse per colpire associazioni vicine ai repubblicani, a sua insaputa, è difficile credere che non usi i poteri di NSA contro i concorrenti o contro il dissenso, com’è emerso nel caso dello spionaggio sistematico della associazioni di ogni genere in patria e all’estero, da Occupy Wall Street a Greenpeace. Ma i congressisti non hanno fatto una piega.

SCARSO INTERESSE? – Disattenzione che continua a tutt’oggi, solo 47 senatori su cento hanno presenziato alla relazione urgente e segreta di giovedì scorso, gli altri forse erano più interessati al weekend lungo in programma. A rispondere alle domande dei senatori presenti su quanto emerso negli ultimi giorni c’erano  James Clapper,il direttore della National Intelligence, Keith Alexander, capo della National Security Agency (NSA) e altri ufficiali di primissimo livello, tutti sotto vincolo di giuramento.

LA “RIVELAZIONE” – Un’ottima occasione mancata da molti, ma tra quelli che c’erano Jerrold Nadler, un democratico di New York, ha raccontato che gli è stato detto che il contenuto delle conversazioni telefoniche può essere ascoltato semplicemente basandosi su un’analisi che lo giudichi opportuno. Un criterio che s’estende per analogia a mail e dati scambiati per via elettronica. E qualche migliaio di persone migliaio di persone è autorizzato a farlo e che quindi non c’è proprio nessuno dei filtri che prima Bush e poi Obama hanno raccontato esserci, così come non ci sono i controlli relativi su chi ha accesso a quei file, come i casi Manning e Snowden dimostrano.

TROPPI SEGRETI – C’è quindi un doppio problema del tutto interno agli Stati Uniti, rappresentato dall’assoluta mancanza di supervisione dello spionaggio sugli americani e allo stesso tempo la clamorosa vulnerabilità del sistema supersegreto fatto di disposizioni segrete, agenzie segrete e persino corti segrete che emettono sentenze segrete. Così può accadere che un giudice di queste corti definisca incostituzionale il sistema e non succeda niente, perché la sentenza è segreta. Il comma 22 è roba da dilettanti, non per niente l’amministrazione investe pesantemente in avvocati, che usa persino per filtrare le responsabilità dei bombardamenti con i droni, vantando la presenza di team d’avvocati coinvolti nella valutazione della liceità dei bersagli.

POCA SICUREZZA – Ma può accadere anche che come Manning e Snowden hanno prelevato e diffuso di tutto, altri meno idealisti e più pragmatici di loro possano monetizzare prelevando e diffondendo di tutto, visto che poi a differenza dei casi nei quali le informazioni finiscono su giornali di tutti il mondo di questi probabili traffici non si viene a sapere nulla. Basta solo pensare che gli stessi dati sono condivisi con decine di contractor e “aziende” esterne, per capire che la vulnerabilità non viene solo dagli hacker cinesi.

LA COSTITUZIONE – Il problema principale per Obama resta comunque lo spionaggio delle agenzie ai danni degli americani, perché lo stesso presidente potrebbe finire oggetto di un’inchiesta istituzionale e rischiare grosso, una minaccia che i repubblicani non sembrano disposti a cavalcare per ora, anche perché quello stesso programma è stato fortemente voluto e finanziato anche dall’elite repubblicana.

SPIANO TUTTO – Cosa raccolgono le agenzie americane lo ha spiegato  Ira “Gus” Hunt, chief technology officer della CIA, alla conferenza Structure Data organizzata da GigaOM, vale la pena riproporlo a beneficio di quanti minimizzano e paragonano il fatto che gli Stati Uniti intercettino e conservino quasi tutte le comunicazioni rilevanti e no nei paesi sviluppati, al commercio dei dati che ciascuno di noi affida a servizi come Facebook o Google: “Siamo molto vicini alla capacità di computare tutta l’informazione umana generata”. Dati che neppure le persone sanno di produrre: “Voi siete già una piattaforma ambulante di sensori”,  i cellulari, gli smartphone e i tablet sono dotati di microfoni, telecamere, accelerometri, sensori luminosi e altro ancora. “Sapete del del fatto che qualcuno può sapere dove siete in ogni momento perché portate con voi un dispositivo mobile, anche se il dispositivo è spento. Lo sapete, spero. Bene, dovreste.” Raccogliere tutto e tenerlo per sempre, almeno per quanto possibile, questo è l’obiettivo poiché:

“Il valore di ogni informazione è riconoscibile solo quando è possibile collegarla con qualcosa che arriverà in un momento futuro. Dato che non si possono connettere i punti che non ancora non si hanno, questo ci spinge fondamentalmente a raccogliere tutto e a tenerlo per sempre”.

DEMOCRAZIA IN PERICOLO – Raccogliere tutto e tenerlo per sempre offre sicuramente notevoli vantaggi sui paesi concorrenti, attingere direttamente ai nodi e ai server americani dai quali passa tutto il traffico mondiale e incamerare tutto in mostruosi datacenter, come quello in costruzione nello Utah. Questo fanno e vogliono fare gli Stati Uniti, in nome di un’astratta sicurezza e dell’ancora più incredibile lotta al terrorismo, nessuno al mondo può più credere che il mostro affidato alla NSA e alle altre agenzie serva solo a combattere il terrorismo o i governi dei paesi cattivi. L’imperatore è nudo è ha la faccia di Obama, non c’è nemmeno l’alibi dei neocon fanatici nascosti alle spalle di Bush, c’è solo l’evidente deriva antidemocratica e autoreferenziale del potere americano e la presenza ingombrante di un apparato di spionaggio degno di un paese totalitario.

Pubblicato in Giornalettismo